Aaah, come gioca il Cagliari!

Appunti sul Rinascimento Sardo, con un pizzico di “Pendolino” alla Maurizio Mosca


Negli anni non sono bastati i gol di Lulù Oliveira, né il talento di Gianfranco Zola, né la classe melanconica di Enzo Francescoli. Hanno fallito anche i più recenti Suazo, Conti, Barella. Neppure un Massimiliano Allegri successivamente insignito della Panchina D’Oro riuscì nell’impresa che sta portando avanti, con estremo raziocinio, il tecnico trentino Rolando Maran al suo secondo anno sulla panchina del Cagliari.

Beninteso, siamo solo alla dodicesima giornata e tutti sappiamo che bastano ancora due-tre risultati negativi per ripiombare nel baratro della bassa classifica, ma la realtà di oggi ci dice che il Cagliari è la quarta forza del campionato, a pari punti con la Lazio, a -8 dalla capolista Juventus. Difficile che finisca con lo scudetto sul petto come nella stagione 1969-70, ma è sicuramente il momento più roseo del Cagliari da quei tempi in cui Rombo di Tuono Riva spaccava in due porte e classifiche marcatori, e dall’anno della semifinale di Coppa Uefa (’93-’94).

Elogio della normalità

E pensare che il Cagliari aveva iniziato la stagione con due sconfitte, peraltro entrambe tra le mura amiche:  la prima contro il neopromosso Brescia dell’ex patron Cellino; la seconda contro la ben più attrezzata Inter di Antonio Conte. Tutto sommato, però, anche in quelle due sconfitte si sono cominciate a intuire le potenzialità di questo Cagliari. Chiuso il mercato e schierati gli ultimi acquisti, le vittorie hanno cominciato ad arrivare. La prima con il Parma, la più complicata con il Napoli, la più “meritata” contro l’Atalanta e la più eclatante contro la Fiorentina. Sono quattro vittorie diverse, arrivate in modi differenti e in momenti dissimili. Il comune denominatore, però, rimane la “semplicità” delle soluzioni.

I moduli proposti da Maran vedono sempre la presenza di quattro difensori e tre centrocampisti, così disposti: un vertice basso, solitamente il numero 17 Oliva oppure Cigarini (#8), e gli altri due nella collocazione di mezzala destra e sinistra. Il modulo, all’inizio, prevedeva un giocatore posto come vertice alto del rombo in modo da giocare tra le linee (Castro, #29) e a supporto delle due punte. La variazione operata da Maran, nella seconda parte di questo inizio di stagione, è stata di lasciare un solo terminale offensivo (Simeone, #99) posizionando alle sue spalle Joao Pedro (#10) e Nainggolan (#4) nel ruolo di trequartisti. Il modulo da 4-3-1-2 è diventato un 4-3-2-1 ma, di fatto, il calcio proposto da Maran non è poi così cambiato.

Se la squadra avversaria lo permette, i terzini schierati si alzano in coppia: si veda la mappa della partita contro la Fiorentina, in cui Pellegrini (#33) e Cacciatore (#12) hanno delle posizioni medie sulla linea di Cigarini (#8), diventando di fatto quasi dei centrocampisti aggiunti. In questo caso, i due centrali difensivi giocano sempre in linea molto bassi. In alternativa, come nella partita contro il Napoli, il terzino con più libertà di movimento diventa il centrocampista aggiunto: in questo caso Cacciatore (#12) alza la sua posizione media fino a fare coppia con Oliva (#17). Così facendo, Cacciatore può andare in marcatura preventiva sull’avversario e, con l’anticipo, permettere alla squadra una ripartenza (fig.1). In secondo luogo aiuta la squadra nella fase del dispiegamento offensivo. Andando a coprire la zona della mezzala a destra, Nandez (#18), quest’ultimo può essere libero di inserirsi centralmente per andare a concludere a rete, oppure sfruttare le sue doti di esterno, di corsa nello spazio e/o ricerca del cross dal fondo (fig.2).

 Figura 1

 Figura 2

Il modulo, a seconda delle situazioni, può diventare un 4-2-3-1 oppure un 4-3-3 in fase offensiva e un 4-4-1-1 in fase difensiva. Ciò che non muta di partita in partita sono due principi strategici: a) l’inserimento di molti uomini in area durante le azioni offensive; b) un movimento corale degli uomini quando è l’avversario a comandare il gioco. La strategia dei sardi è di difendere bassi e compatti, per poi cercare le ripartenze in campo aperto.

Fase difensiva con modulo 4-4-1-1: recuperata palla, la squadra si distende nello spazio libero alle spalle degli avversari.

Azione del gol contro il Napoli: recupero palla e contrattacco in velocità.
Portatore di palla più altri 4 uomini (una sorta di 2-3-1) con Castro – il #29 – terminale offensivo pronto al gol

  5 uomini nella zona offensiva del campo (portatore di palla + 4 in area)

Pellegrini al cross e 3 uomini in area più un quarto uomo (centrocampista) a supporto della manovra offensiva

Con questo tipo di fluidità offensiva e difensiva, anche senza numeri altisonanti, il Cagliari ad oggi ha trovato il sistema per giocare un calcio semplice ed efficace, battendo squadre più attrezzate e blasonate e facendo pure divertire i suoi tifosi, come dimostrano le vittorie contro Napoli e Fiorentina. Ma quali sono questi numeri, e perché sono così sorprendentemente “normali”? Cerchiamo di scoprirlo.

I numeri

Ad oggi, il Cagliari ha statistiche che non rispecchiano la sua posizione di classifica, anzi: apparentemente la squadra di Maran sembra aver raccolto molto di più di quanto ha seminato. Nonostante i sardi non siano una squadra senza talento (sopratutto dalla metà campo in su, se pensiamo ai vari Nainggolan, Castro, Joao Pedro, Rog), hanno deciso di non fare del palleggio la propria arma: il Cagliari è quintultimo per possesso palla in Serie A (43,7%). Solo Parma, Brescia, Sampdoria e Lecce hanno numeri più bassi.

Nel caso del Cagliari, in effetti, molti dei valori che solitamente prendiamo in esame sono più bassi rispetto a molte altre squadre: ad esempio il Cagliari è quartultimo nella classifica dei tiri (solo 10 su 90’), nei passaggi effettuati (320 su 90’, pensare che il Napoli – prima della classe – ne compie 495) nell’indice di PPDA (12,50, il Bologna, in pole, ha un indice di 7,32). Eppure le 7 vittorie, i 3 pareggi, le sole 2 sconfitte e un’imbattibilità che dura da 10 turni consecutivi sembrano contraddire la medietà statistica dei sardi. Come si possono spiegare dei risultati così sopra la media a fronte di numeri così “normali”?

Abbiamo deciso di prendere in esame alcune voci solitamente poco considerate ma che possono fare al caso nostro per spiegare, almeno in parte, questo grande momento del Cagliari.

 

La prima ci racconta quanto sono bravi i sardi a giocare in contropiede. Dal grafico risulta che tre sole squadre su venti hanno un numero medio di contropiede effettuati superiore a 4 per partita. Il Cagliari è terzo in questa speciale classifica, dietro solo a Fiorentina e Lazio.

Abbiamo visto come la squadra di Maran abbia una disposizione degli uomini in campo che le permette di essere molto bilanciata, per sfruttare le ripartenze veloci come arma offensiva. In tutte le partite in cui il Cagliari non ha vinto, il numero di contropiede a partita è stato inferiore o uguale a 4, mentre in caso di vittoria è stato superiore a 4 (unica eccezione la gara con il Parma):

  • Cagliari – Brescia (sconfitta)  —>  2 contropiede
  • Cagliari – Inter (sconfitta)      —>  2 contropiede
  • Cagliari – Hellas (pareggio)    —>  4 contropiede
  • Roma – Cagliari (pareggio)     —>  0 contropiede
  • Torino – Cagliari (pareggio)   —>  0 contropiede

Ovviamente non è tutto merito della predisposizione ad incassare per favorire la ripartenza, ma è un sicuramente un dato significativo, perché è uno dei pochi numeri in cui il Cagliari eccelle rispetto alle avversarie.

Nell’ultima sfida contro la Fiorentina, che è la prima squadra per distacco nella classifica dei Contropiede, con quasi 5 tentativi a partita, i sardi sono riusciti a colpire ben due volte (su cinque reti totali) in contropiede. Allo stesso tempo, sono riusciti a ridurre drasticamente i contropiede concessi all’avversario: i viola, a fronte di una media di 4.6 contropiede a partita, nel match col Cagliari sono riusciti a ricorrere a questa soluzione solamente due volte nell’arco dei novanta minuti, e in nessuna delle due occasioni hanno effettuato una conclusione verso la porta.

Nel primo contropiede che ha portato al gol, la ripartenza è stata affidata allo spunto di Rog, dopo che la difesa (Klavan, in particolare) ha recuperato il pallone chiudendosi stretta su due linee 

  Il secondo gol su contropiede: una palla rubata da Nainggolan porta a un ghiotto 3vs3  

Il secondo dato che reputiamo interessante sono i palloni intercettati in media nei 90 minuti in correlazione con il possesso palla (%).

All’interno della zona “Europa” solo la Lazio ha numeri simili (anzi, un po’ migliori) a quelli del Cagliari in queste due voci. Molte squadre che hanno numeri vicini a quelli del Cagliari (possesso palla sotto il 45% ed intercetti sopra i 40 a partita) sono nella seconda metà della classifica, ad eccezione del Parma.

Ad aiutare il Cagliari è probabilmente un più alto livello tecnico e atletico dei singoli giocatori rispetto alle altre squadre con gli stessi valori statistici. I vari Rog, Nainggolan, Nandez, ma pure Simeone e Joao Pedro, sono calciatori che uniscono (in proporzioni differenti) doti di “quantità” atletica e di “qualità” tecnica che permettono al Cagliari di essere efficace nel difendersi e nell’attaccare, senza dover tenere il possesso del pallone per lunghi tratti. Fino a questo momento, il Cagliari (e le sue statistiche) ha dimostrato di fare meno fatica di altre squadre a recuperare la palla: questo succede perché i suoi giocatori sono tendenzialmente meglio posizionati in campo e più bravi a lavorare d’anticipo, sulle letture e le linee di passaggio avversarie.

Ma il Cagliari e la Lazio sono la stessa squadra?

Volendo alzare l’asticella delle speculazioni, potremmo anche ricondurre questa capacità al livello di “esperienza” della rosa. Il Cagliari ha un’età media sopra i 28 anni, così come Lazio e Parma:  in un campionato che non impone un ritmo forsennato, una squadra come il Cagliari riesce a trarre il massimo dalle capacità di lettura del gioco e dalle scelte dei suoi giocatori più esperti. 

Ecco altri grafici per valutare l’efficenza difensiva delle squadre di serie A:

Ancora una volta Lazio e Cagliari vanno a braccetto per numero di gol subiti e duelli difensivi. Per quanto riguarda le palle recuperate la Lazio ne ha 8 in più, ma i tiri ed i gol subiti sono simili. L’altra squadra abbastanza vicina per numeri è nuovamente il Parma. Un’altra costante di queste due squadre è la presenza di un’ossatura (soprattuto difensiva) fatta di giocatori d’esperienza che possono, all’occorrenza, essere rimpiazzati da giovani talentuosi – nel caso del Cagliari ad esempio Cigarini che si alterna con Oliva –  e qualche giocatore giovane in ruoli peculiari: pensiamo a Luca Pellegrini per quanto riguarda il terzino sinistro, oppure alla mezzala uruguagia Nandez, alla sua prima stagione in Italia. La stessa cosa accade nella Lazio: ai vari Immobile, Acerbi, Luis Alberto si affiancano giovani talentuosi come Correa, Lazzari, Luiz Felipe.

Ma, si potrebbe obiettare, il Cagliari non ha sulla carta la stessa rosa della Lazio. L’affermazione può essere in linea di massima veritiera, ma non si può negare che pure il Cagliari dispone di un talento diffuso migliore di quello che potrebbe sembrare a prima vista; inoltre possiamo azzardarci a sostenere che nella rosa della squadra sarda ci sono parecchi giocatori motivati a prendersi qualche rivincita, come vedremo più avanti.

Gli ultimi grafici che prendiamo in esame riguarda i tiri tentati dalle squadre di serie A, e ci rivelano una statistica a suo modo sorprendente.

Se fino ad ora abbiamo usato soprattutto il condizionale, qui non possiamo esimerci dal dire con (quasi) assoluta certezza che in questo momento la bravura del Cagliari sta nell’essere estremamente cinico sotto porta. Ad oggi non c’è una squadra in Serie A con gli stessi numeri del Cagliari, sopratutto per quanto riguarda l’attacco. Il Cagliari arriva alla conclusione in media 10,1 volte a partita e di queste conclusioni il 33,8% è dentro lo specchio della porta. Quindi i tiri all’interno dello specchio sono in media 3,41 a partita. Ad oggi, i gol nei 90 minuti del Cagliari sono 1,92. Ciò significa che il Cagliari segna quasi due gol a partita tirando in porta poco più di tre volte nell’arco dei 90’.

A questo possiamo aggiungere che il numero non è particolarmente inficiato dai rigori (i sardi ne hanno avuto a favore solo uno) mentre la Lazio, oltre ad avere una efficienza notevolmente più alta circa la percentuale di tiri indirizzati verso lo specchio della porta (prima ed unica con più del 42% in questa graduatoria), ha una mole di tiri più elevata ma anche sette rigori a favore.

Dunque, si parlava di rivincite

Alzi la mano chi non è rimasto neanche un po’ colpito dalla campagna acquisti estiva dei sardi. A fronte della cessione eccellente di Barella, alla corte di Maran sono giunti fior fior di giocatori, tanto validi quanto desiderosi di dimostrare di esserlo. Tralasciando per un momento il figliol prodigo Radja Nainggolan, il numero di giocatori che questo Cagliari sta “riabilitando” è molto alto, e ci risulta difficile pensare che si tratti solo di una coincidenza fortunata. Simeone, Rog e Olsen sono quelli che più stanno beneficiando del “sistema-Cagliari”. Tutti e tre vengono da stagioni non del tutto brillanti (Simeone) quando non addirittura negative (Olsen), o in cui hanno avuto poco spazio (Rog). Altri come Pellegrini, Nandez ed Oliva si stanno imponendo con la loro gioventù (sono al primo o al secondo anno in Serie A) e poi ci sono i numeri di Joao Pedro, che sembra tornato quello di un tempo.

Statistiche alla mano, Nainggolan sta ripetendo in maniera pressoché identica i numeri che aveva all’Inter, che sono migliori di quelli della sua ultima stagione a Roma (la peggiore per quanto riguarda il ciclo nella capitale). Non è quindi del tutto corretto definire quella di Nainggolan una vera e propria rinascita, quantomeno non se confrontata allo scorso anno, sicuramente non sulla base dei numeri. Nainggolan è un centrocampista che possiede una propria dimensione, ingombrante ma funzionale a tutte le squadre in cui ha militato.

Di seguito le ultime tre stagioni del centrocampista belga:

Come possiamo vedere Nainggolan non ha compiuto grandissimi balzi in avanti per quanto riguarda le singole voci. In percentuale, però, l’influenza che riveste nella compagine sarda è sicuramente più alta rispetto alla stagione interista e all’ultima capitolina. D’altronde, possiamo dire che in un certo senso Nainggolan è tornato a casa, dove una città intera lo aspettava e dove la squadra ha accettato di buon grado di affidargli il ruolo di leader tecnico e carismatico. Se Nainggolan non ha cambiato modo di giocare, forse è “solo” cambiata la percezione di Nainggolan intorno a lui.

Olsen, Rog e Simeone, invece, hanno giovato davvero di questo cambio di casacca. Il portiere scandinavo, passato da titolare a riserva nella Roma dello scorso anno, subiva 1.46 gol di media nei 90’. Ora viaggia con 0,93 gol a parità di tiri in porta subiti (poco meno di 5 nei 90’). Nelle 11 presenze a Cagliari sono già 3 i match in cui la porta non è stata violata. Nelle 27 presenze dello scorso anno erano state solo 4 le volte in cui non aveva subito gol.

Per il croato Rog, invece, probabilmente si tratta di un discorso di continuità. In questo primo scorcio di campionato ha già messo a referto 833 minuti giocati. Negli scorsi tre campionati a Napoli ha giocato solo 1139’ (e durante il prestito al Siviglia non è andata meglio: 384’). Probabilmente è ancora troppo presto per valutare il giocatore per quanto riguarda le prestazioni, ma crediamo che lo spostamento a sinistra – e la posizione meno offensiva che ricopre (vedi heat-map seguente) avvenuto nel corso di questa stagione lo abbia favorito nelle due fasi di gioco. Paradossalmente, pur ricoprendo una posizione meno offensiva, compie meno duelli difensivi (da 13 della scorsa stagione a 10 in questa) e si trova più libero di sviluppare gioco palla al piede (poco meno di 2 allunghi a partita rispetto allo 0.70 dello scorso anno). L’abbassamento del numero di possessi potrebbe avergli dato una mano per quanto riguarda la percentuale di riuscita delle sue giocate. Meno spesa, più resa.

Il coinvolgimento nella fase di possesso palla è a nostro avviso uno dei fattori che ha portato il “Cholito” a segnare 4 gol nelle prime 11 uscite stagionali (lo scorso anno i gol erano stati solo sei in totale). Simeone è passato da una goal ratio di 0,21 a una di 0,39 (media su 90’), mentre la assist ratio da è aumentata da 0,1 a 0,2 di media a partita. Sono numeri molto simili alla stagione genoana in cui il figlio d’arte si era fatto conoscere in Italia, ma che a Cagliari ha inserito una diversa modalità di gioco. Simeone si sta dimostrando molto più partecipe alla manovra: nelle scorse stagioni la sua Usage è stata di poco inferiore alle 49 azioni in 90’, mentre a Cagliari sta partecipando a più di 61 azioni in 90’.

Menzione d’onore a Joao Pedro: un attaccante così atipico ma così funzionale in questo primo terzo di stagione a Cagliari, che sarebbe scorretto non citare qualche suo numero. La scorsa stagione, probabilmente, aveva iniziato a gettare le basi per questo suo solidissimo presente. Non è più coinvolto nelle azioni come in passato (partito da 60 azioni su 90’ di Usage, ora viaggia a poco più di 51), fino a questo momento ha mostrato di prediligere la fase realizzativa. E i numeri gli stanno dando ragione. Il brasiliano gira a 0,46 gol ogni 90’, con una efficacia spaventosa: 1,47 tiri ogni 90’, di cui il 42,1% in porta. In pratica, quasi un tiro su due è indirizzato tra i pali. Se quelli sopra sono i numeri che manterrà fino alla fine della stagione, Maran avrà di che esserne soddisfatto.

Cercare l’estate tutto l’anno

In definitiva il Cagliari è oggi in questa posizione di classifica perché sa senza dubbio fare di necessità virtù e, a monte, svolge un lavoro peculiare rispetto alle caratteristiche dei propri calciatori. Forti di un contesto che li valorizza prima di tutto sotto l’aspetto emotivo, molti calciatori arrivati quest’estate hanno trovato stimoli ulteriori per dimostrare il loro valore, e questo non può che andare a vantaggio dei rossoblù. A ciò si aggiunge una rosa che ha già registrato molti degli automatismi del proprio tecnico, dopo un anno e mezzo di lavoro assieme.

Attualmente la squadra di Maran sta sfruttando un momento di eccezionale efficienza dei propri attaccanti e rimane difficilmente perforabile nella fase difensiva. Probabilmente i numeri si normalizzeranno con il prosieguo del campionato, ma intanto alla Sardegna Arena continua a splendere il sole di un’estate che i tifosi vorrebbero potesse non finire mai.

[I dati e le statistiche riportati nell’articolo sono tratti dal sito Wyscout.com]

E allora Icardi?!

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