Amrabat: chi era costui?

Dall’Olanda con furore


L’abbiamo visto in (quasi) ogni partita del sorprendente Hellas Verona di questo inizio stagione, impegnato a rincorrere senza soluzione di continuità i vari Cristiano Ronaldo, Brozovic, Insigne. Dodici partite sono state sufficienti per farlo diventare elemento imprescindibile della rosa di Juric. E’ un aereo? E’ un uccello? E’ un treno? Molto di più: è Amrabat! 

Sofyan Amrabat nasce a Huizen, Paesi Bassi, nel 1996 da genitori marocchini. E’ fratello d’arte: il maggiore Nordin è attualmente in forze all’Al-Nasr dopo aver peregrinato tra Spagna, Inghilterra e Olanda. Calcisticamente si forma nelle giovanili dell’Utrecht. Disputa due stagioni in prima squadra e poi viene ceduto al Feyenoord. L’avventura nella squadra di Rotterdam, però, dura una sola stagione (2017/18). Durante la sessione estiva della stagione 2018/19, dopo aver disputato il mondiale russo con la nazionale del Marocco, Amrabat viene ceduto in Belgio al Club Brugge. Qui rimane un anno per poi accasarsi – in prestito con diritto di riscatto – a Verona nell’estate 2019. Nel club scaligero ha giocato in tutti 12 i match fino ad oggi disputatisi, partendo titolare 11 volte. Ha una media di 85 minuti a partita, ciò significa che Juric ha puntato molto su di lui fino a questo momento (e la cosa non ci stupisce, dati i principi di gioco che l’allenatore croato applica per le sue squadre. Interno di centrocampo, fino ad ora ha giocato in coppia con Miguel Veloso oppure Pessina. Dei tre, è sensibilmente quello con più minutaggio.

La caratteristica più interessante di un giocatore come Amrabat – un giovane proveniente da campionati reputati inferiori e senza spiccate qualità offensive – è il modo con cui arriva a fare registrare i propri numeri. Oltre ad avere statistiche mediamente più alte rispetto ai propri compagni sia in fase di interdizione che di impostazione, ciò che stupisce è l’efficienza delle stesse.

Ad esempio, dei 37,76 passaggi di media che Amrabat compie a partita, l’87,5% sono positivi, ossia vanno a buon fine raggiungendo un compagno di squadra. Per la stessa statistica, Veloso registra l’83% di passaggi positivi, mentre Pessina solo il 79,6% (quasi il dieci per cento in meno). Ogni statistica riportata, a livello di efficienza, pende dalla parte di Amrabat.

Per fare un paragone con un altro centrocampista ben più sulla cresta (eheheh) dell’onda, Radja Nainngolan, è un giocatore che sta girando con gli stessi numeri. Il confronto tra i due può essere interessante perché entrambi giocano in squadre che stanno disputando un campionato al di sopra delle aspettative, ed hanno numeri simili per quanto riguarda possesso palla, passaggi effettuati, tiri effettuati/subiti, duelli.

Anche se Amrabat ha giocato oltre 300’ in più rispetto a Nainggolan, i due sembrano equivalersi negli aspetti di impostazione, mentre il belga stacca il marocchino per quanto riguarda la fase realizzativa (2,55 tiri a partita contro 0,75, due gol a zero) anche perché il Cagliari – come abbiamo visto (link) – segna molto di più rispetto al Verona. D’altro canto, Amrabat gioca in una zona di campo più arretrata (come si può osservare dalle due heatmap) e dalla sua ha numeri migliori in tutte le voci difensive (duelli e palle recuperate in primis).

Posto l’ottimo impatto in campionato, la sensazione è che Amrabat sarebbe in grado di giocare stabilmente e con successo anche in una squadra meno attendista e difensivista rispetto al pur efficacissimo Verona di Juric. Questo lo possiamo osservare anche dalle sue prestazioni passate.

Belgio ed Olanda

Nell’anno al Club Brugge in Belgio, Amrabat non ha avuto un ruolo da titolare – o quantomeno non ha avuto il minutaggio che sta avendo a Verona – e si è trovato a giocare in una squadra più propositiva, con un possesso palla maggiore (media del 56% per il Brugge, media del 45% per l’Hellas), ed una mole di passaggi maggiore (458 contro 358). In un contesto del genere, il nazionale marocchino ha fatto registrare numeri diversi rispetto a quelli prodotti in Italia. Lo stesso vale per quanto riguarda la stagione al Feyenoord (2017/18) con numeri di squadra (possesso palla, azioni, passaggi, tiri) ancora più alti. Volendo andare ancora più a ritroso, nell’ultimo anno ad Utrecht (2016/17) è stato titolare inamovibile (minutaggio simile a quello veronese fino a questo momento), in una squadra poco più propositiva dell’Hellas.

Le differenze si intuiscono già dalle heatmap:

Nelle tre stagioni in Olanda, il suo gioco si è sviluppato maggiormente nella metà campo offensiva (sopratutto in una squadra propositiva come il Feyenoord), mentre in Belgio si è trovato a giocare in un contesto più prudente, arretrando il proprio raggio d’azione.

I numeri e le heatmap ci dimostrano come questo centrocampista sappia giocare sia da regista (Club Brugge) che da mezzala offensiva (Utrecht e Feyenoord), oppure da interno in un centrocampo a 2 (Verona). Versatilità, capacità di corsa e di interdizione sono sicuramente tre delle più spiccate doti del giovane olandese con passaporto marocchino. L’unica vera pecca, ad oggi, rimane la fase più strettamente offensiva del calciatore. I numeri di tiri tentati e gol segnati rimangono molto bassi. 

In conclusione, non possiamo (ancora) chiedere a Sofyan Amrabat di diventare efficace anche in fase realizzativa come un Frank Lampard qualsiasi, ma possiamo continuare a seguire con interesse questo giovane potenziale tuttocampista, che tanto sta facendo bene in questi primi mesi in Italia.

Hasta la vista, Sofyan!

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