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Azzurro, il centravanti è troppo azzurro

Determinati confermare il vecchio adagio secondo cui in Italia ci sono 56 milioni di commissari tecnici, anche qui a Falso Nove sentiamo l’esigenza di cominciare a pensare ai ventitré valorosi che si giocheranno il primo, improbabile Europeo di calcio itinerante della storia. Mentre per quanto riguarda i ruoli di portiere, difensore e centrocampista i giochi sembrano per la maggior parte fatti, molta più incertezza si palesa riguardo alla scelta dei sei (se saranno sei) attaccanti che Roberto Mancini inserirà nella truppa a giugno. Abbiamo dunque deciso di stilare il nostro peculiare Power Ranking per verificare attraverso i numeri chi risulterebbe più adatto alla convocazione.

Il criterio di classifica e selezione è il seguente: analizzeremo la stagione in corso – quindi chi sono i calciatori più efficaci al momento secondo le statistiche – e gli eventuali rispettivi numeri fatti registrare nell’ultimo anno in nazionale.

I primi della classe

#1 Immobile

Neppure a dirlo, l’attaccante titolare della Lazio e degli azzurri, di cui qualcosa abbiamo già raccontato in relazione ad Icardi, si trova in prima posizione in classifica marcatori della Serie A con 17 gol ed è, ad oggi, il più prolifico anche considerando le cinque principali leghe europee.

Considerando questa prima parte di campionato e le qualificazioni in maglia azzurra appena concluse, se c’è un giocatore su cui fare affidamento per buttarla dentro, pare essere proprio lui.

I numeri parlano abbastanza chiaro. L’attaccante laziale converte nello specchio della porta il 50% dei 4,03 tiri (media a partita) che tenta, segnando più di un gol a partita (1,26). In questo momento della stagione praticamente una palla ogni due che Ciro indirizza all’interno dello specchio finisce alle spalle del portiere. Iniziasse l’Europeo domani, saremmo molto felici. Con una “Usage” di 58,41 (ogni 90’) il centravanti titolare della nostra nazionale, ad oggi, serve 0,31 assist a partita (tra Serie A e qualificazioni europee) e riesce a servire 27,25 passaggi a partita (il 77,1% dei quali riusciti). La maturazione pare completa per il classe ’90, che sarà chiamato a rivestire i panni del terminale offensivo titolare nella nazionale di Mancini. Insomma, se non ora quando?

#2 Belotti

Il capitano del Torino, ad oggi, è la seconda scelta assoluta per quanto riguarda le prime punte. Ha numeri decisamente inferiori rispetto ad Immobile, ma rimane il giocatore che meglio può sostituire l’attaccante partenopeo.

I numeri del Gallo, a confronto di quelli di Ciro, sembrano poca cosa, ma Belotti ha dimostrato di essere un attaccante completo ed interessante sotto molti aspetti. L’attaccante torinese converte nello specchio della porta quasi il 60% dei tiri che tenta (56,8% per l’esattezza). In proporzione, da un punto di vista realizzativo Belotti gira con gli stessi numeri di Immobile. La “Usage” è di 54,24 (ogni 90’) e gli assist serviti sono 0,12 a partita (tra Serie A e qualificazioni europee) a fronte di 16,05 passaggi a partita (il 76% dei quali, riusciti). Anche in questo caso differiscono solo i numeri ma le proporzioni restano simili. Insomma, se c’è un vice-Immobile, questo sarà quasi inevitabilmente Belotti.

Gli altri

Per dirla con Vincent Cassel, fino a qui, tutto bene. Il gioco si fa però più complicato per quanto riguarda la scelta degli altri interpreti da affiancare ai due attaccanti centrali. Nonostante Mancini abbia dichiarato (e pure dimostrato) più volte di avere le idee piuttosto chiare, è indubbio che nei ruoli di esterni d’attacco i calciatori fin qui impiegati suscitano qualche dubbio in più. Vuoi per un rendimento altalenante, vuoi per le nebulose prospettive di impiego nelle rispettive squadre da qui a fine stagione. 

#3 Insigne

In una nazionale che “punta al bel giuoco”, dovrebbe essere fuor di dubbio la convocazione del capitano del Napoli, che in termini di tecnica e creatività non si discute. Anche se il suo rendimento in stagione non è stato fino a questo momento dei migliori (sopratutto in Serie A, dove sta soffrendo le difficoltà tecniche e ambientali del Napoli), Lorenzo da Frattamaggiore sarà tra i 23 convocati.

Cosa produce in campo Insigne, oltre ad una gol ratio di 0,31 a fronte di 3,29 tiri nei 90’ (con il 39,5% dei quali convertiti in porta) e una assist ratio di 0,15? Entra spesso nel vivo dell’azione (72,92 di “usage” e le conclude positivamente nel 63,7% dei casi). Sopratutto i 43,12 passaggi che compie vanno a buon fine l’84,4% delle volte. Completa il suo modo di stare in campo grazie ai 14,32 duelli (composti anche da poco più di 4 dribbling).

#4 Chiesa

Il giovane talento scuola Fiorentina ormai si è imposto tra i titolari di questa nazionale nel corso delle qualificazioni. Calciomercato, bizze e capricci permettendo, Chiesa sarà l’esterno di quantità che serve al tecnico di Jesi. Il suo plusvalore è dato dalla capacità di giocare in entrambe le fasce e fare il “lavoro sporco” di cui necessita un 4-3-3 sempre molto propositivo (nel gioco e negli interpreti).

Se confrontiamo i valori di “Usage”, Passaggi e Duelli offensivi di Chiesa e Insigne, riscontriamo differenze abbastanza rilevanti ma che in un certo senso li rendono complementari. Insigne risulta coinvolto in più azioni (Usage di 72, 92 contro il 64,45 di Chiesa), come dimostra anche il dato sui passaggi effettuati (43, 12 vs 25, 49), mentre Chiesa ingaggia quasi il doppio dei duelli individuali. Questo fa sì che i due possano offrire differenti soluzioni offensive: Insigne più votato al palleggio e alla costruzione tramite il possesso, Chiesa deputato a creare superiorità numerica e pressione per riconquistare il pallone.

In questo senso chiudiamo con un piccolo focus sui numeri difensivi dei due perché, a dispetto di quanto si potrebbe supporre, ad oggi non sono poi così diversi (ricordiamo che questi numeri si basano sulla stagione 2019/2020 e prendono in considerazione solo le partite di Serie A e le qualificazioni all’Europeo 2020). Chiesa, col suo gioco iper-cinetico, ingaggia più duelli anche in fase difensiva, ma allo stesso tempo è meno abile di Insigne nelle letture e negli intercetti: il risultato è che le palle recuperare risultano praticamente le stesse. Insomma, anche in fase di copertura, i due sembrano sapersi completare a vicenda.

… e poi?

Ci sono altri due posti e molti concorrenti. Ora proviamo a metterli in classifica, dai più probabili ai più suggestivi.

#5 Bernardeschi

Lo juventino sta avendo un momento di difficoltà nel club – perlomeno in termini di numeri – ma continua a collezionare ottime prestazioni quando veste la maglia azzurra. Se la trasformazione che sta compiendo a Torino – e che possiamo osservare nelle heatmap – lo porterà a giocare in una zona di campo intermedia (quasi da mezzala) in maniera continuativa, difficilmente Mancini se ne priverà.

Crediamo che la capacità di essere impiegato in più ruoli possa essere un vantaggio per Bernardeschi e, anche se le prestazioni dovessero mantenersi le stesse di questa prima parte di stagione, lo juventino dovrebbe partire in pole-position, sopratutto per i numeri che è riuscito a collezionare con la maglia azzurra. Anche se i minuti giocati nella Juventus (705’) sono molti di più rispetto a quelli in nazionale (314’), i numeri offensivi di Bernardeschi sono molto differenti – e migliori – per quanto riguarda le partite disputate con la maglia azzurra.

Sopratutto per quanto riguarda i tiri, la conversione in porta degli stessi mostra una notevole discrepanza: 21,7% nella Juve, 52,9% nell’Italia. Questo dato si conferma anche per quanto riguarda i gol che derivano dai tiri tentati: 2 in 5 gare (di cui una giocata solo per 22’) con gli azzurri, 0 in 12 presenze con i bianconeri. Se tiri, dribbling e gol in nazionale sono nettamente superiori rispetto alla Juventus, una cosa ancor più interessante la possiamo osservare nel prossimo grafico.

A fronte di una “Usage” pressoché uguale nell’Italia e nella Juventus, il numero di passaggi è sensibilmente maggiore in maglia azzurra. Aggiungiamo, a questo, anche il numero di dribbling compiuti (quasi il doppio in nazionale) osservato nel primo grafico e non resta che domandarci: che tipo di azioni compie nella Juventus?

Dal grafico qui sopra si evince che il Bernardeschi della Juventus è chiamato molto più frequentemente a svolgere mansioni di tipo difensivo, come si può intuire anche dalla sua heat-map nella squadra di club. La cosa più interessante è l’efficienza alta che fa segnare nella Juventus nei duelli difensivi (vinti nel 56,6% dei casi), mentre i numeri “azzurri” sono molto meno efficaci (35,7% per i duelli vinti) oltre ad essere minori nel numero. Se giocasse nella posizione media che ricopre nella Juventus, Bernardeschi ricoprirebbe il ruolo che in questo momento è appannaggio soprattutto di Barella.

Gli altri contender

Chi sarà l’ultimo (o gli ultimi due?) a essere selezionato? Abbiamo deciso di ragionare intorno ai quattro nomi più “papabili” in base all’impiego avuto durante le qualificazioni europee. I valori in questi grafici prendono in considerazione, come per gli altri già analizzati, le presenze nel campionato nazionale (non necessariamente la Serie A) e nelle qualificazioni europee disputate nella stagione 2019/2020. Per motivi di collocazione geografica abbiamo deciso di dividerli in due coppie, da una parte gli “stranieri” (quelli che giocano al di fuori dei confini nazionali) e dall’altra quelli che militano in Serie A.

#6 Gli “italiani”, Berardi e Orsolini

Come possiamo notare dalle due heatmap, la più grande differenza tra i due riguarda la posizione: mentre Berardi gravita di più in prossimità dell’area di rigore, Orsolini calca zone di campo più esterne. Questa sottile differenza si nota in parte anche nei numeri offensivi dei due:

Se i tiri totali sono in numero simile, la percentuale nello specchio della porta pende molto dalla parte di Berardi (il 25% contro il 43,9%); stesso discorso per la Goal Ratio. Orsolini dal canto suo fa della bravura nell’uno contro uno e nel servire i compagni le sue doti principali. Il numero dei dribbling è maggiore per quanto riguarda l’esterno del Bologna, anche se Berardi ha pure in questo caso percentuali di efficienza più alte (59,3% contro 49,5%). L’Assist Ratio a favore di Orsolini è collegata alla heatmap vista in precedenza. É un calciatore che ama andare sul fondo e attaccare il diretto avversario per poi provare il cross – tant’è che prova più di 4 cross ogni 90’ il 34,5% dei quali a bersaglio – mentre l’unico assist di Berardi è arrivato da una sponda, come il più classico dei centravanti.

A nostro avviso, quindi, la differenza tra i due sta proprio nell’occupazione territoriale, e ciò ha una diretta conseguenza nel numero di gol e/o di assist che uno o l’altro potranno servire in una competizione. Quindi? Se a Mancini dovesse servire una punta per far rifiatare Belotti e/o Immobile (o se volesse attaccare una squadra con l’attaccante che rientra sul piede forte dalla zona destra del campo – e non dalla zona sinistra come entrambi i sopracitati) allora Berardi sarebbe l’uomo giusto. Se invece Chiesa e Bernardeschi dovessero avere bisogno di un sostituto per combattere la fatica, allora crediamo che Orsolini possa essere la scelta adeguata.

Per concludere, la predisposizione difensiva dei due non è un punto a loro sfavore se paragonata agli altri contendenti.

#7 Gli “stranieri”, Grifo e El Shaarawy

Si tratta di due giocatori che hanno avuto una carriera molto differente, e che si sono ritrovati nel giro della nazionale un po’ a sorpresa (almeno guardando i numeri dell’ultima stagione). Sono poche le gare giocate da titolari, per entrambi, ed hanno nei rispettivi campionati pochi minuti giocati rispetto a tutti gli altri nazionali (432’ Grifo, 564’ il Faraone).

Con l’ausilio delle heatmap, però, capiamo che entrambi potrebbero diventare un buon sostituto sull’ala sinistra. Se ci pensiamo, tolto Chiesa che gioca indifferentemente a destra e a sinistra, Insigne è l’unico esterno – tra quelli osservati fino ad ora – abituato a giocare a sinistra.

Osservando i numeri, la sostanziale differenza tra i due (e in questo c’è un punto di contatto con la coppia Berardi-Orsolini) sta nella facilità con cui uno (l’esterno italo-egiziano) sia in grado di trovare la rete, mentre l’altro (il “tedesco”) non segni praticamente mai. El Sharaawy ha numeri più alti per quanto riguarda la fase offensiva.

La differenza più grande sta nella Goal Ratio. Il motivo è presto detto: nonostante il numero di tiri pressoché uguale, ciò che cambia è la percentuale di conversione in porta (37,5% per El Sharaawy, 16,7% per Grifo). Anche le percentuali di riuscita dei dribbling sono a favore dell’esterno che milita in Cina (57,5% contro i 48,1%). I cross, invece, sono appannaggio di Grifo (3,13 contro 2,07). Se da un punto di vista meramente offensivo il dubbio (forse) non si pone è giusto chiedersi come lavorano i due se prendiamo in esame i numeri difensivi.

Questi numeri, messi in relazione con quelli offensivi, nel complesso non sono incoraggianti. Sembra che entrambi non abbiano qualità difensive spiccate (se si osservano i numeri) ed i numeri offensivi sono in linea con quelli degli altri convocati (El Shaarawy) o addirittura sotto media (per quanto riguarda Grifo).

Allora, non ci resta che concludere questo capitolo ipotizzando che tra i due sceglieremmo Stephan. Forse perché se ci trovassimo di fronte un avversario ostico ed un punteggio da sbloccare nell’ultima mezz’ora il Faraone potrebbe essere quel giocatore in grado di produrre “la giocata giusta”. Forse, con quasi tutti i posti già assegnati, quello che serve davvero non è un diligente soldatino (che poi di soldatino ce n’è solo uno), quanto piuttosto un giocatore più in grado di sparigliare le carte.

Non succede, ma se succede…

E’ il momento delle fantaconvocazioni. Poiché al cuore non si comanda, non riusciamo a limitarci ai soli numeri e abbiamo deciso di lasciarci indurre in tentazione da ipotetici e fantasiosi scenari. 

Quindi, cosa succederebbe se…

  • Quagliarella, dopo la doppietta di lunedì contro il Cagliari, iniziasse a segnare con la regolarità che lo ha contraddistinto negli ultimi due campionati?
  • Balotelli riuscisse a diventare un solido terminale offensivo e, sopratutto, se Adani avesse ragione?
  • Lasagna nell’Udinese iniziasse a trovare continuità “sotto porta” più di Okaka e Nestorovski?
  • Il Sassuolo riuscisse a fornire alla nazionale la coppia di bomber italiani più bella degli ultimi dieci anni aggiungendo al già citato Berardi, anche la vena realizzativa di Ciccio Caputo?

Insomma, la lista degli outsider è lunga. E’ chiaro che siamo nel campo delle ipotesi più stralunate, ma poiché a noi piace sognare (e poiché il dibattito su Balotelli ce lo trascineremo volenti o nolenti fino all’estate), perché non domandarsi chi di queste quattro potenziali sorprese potrebbe fare al caso della nazionale? 

Prima nota di colore. Tre dei quattro citati hanno già lavorato con il CT Mancini: Lasagna e Quagliarella in nazionale, Balotelli all’Inter e successivamente al Manchester City. Insomma non si tratta di giocatori su cui il Mancio è impreparato; anzi, il grado di conoscenza, sopratutto nei confronti di Super Mario, è importante.

La nostra idea è quella di dare una chance ad ognuno di loro – perché sarebbero storie bellissime: ve lo immaginate un tridente Lasagna/Balotelli/Caputo? — e farci un’idea della loro stagione fino a qui, ovviamente attraverso i numeri.

Guardando queste heatmap, la cosa che più risulta interessante è la zona di campo (prevalentemente trequarti sinistra) Ion cui si muovono tre delle quattro punte (Balotelli, Quagliarella, Caputo). Lasagna, invece, ha un movimento più omogeneo rispetto alle zone offensive del campo (ed una più alta concentrazione nell’area di rigore). Quindi i tre sopracitati potrebbero essere tutti ottimi rimpiazzi per Immobile e/o Belotti, per quanto riguarda le posizioni in cui vengono impiegati. Ma quanti minuti hanno disputato tra Serie A e qualificazioni europee?

Per cause di forza maggiore (i quattro turni di squalifica che pendevano sulla sua testa), SuperMario non ha potuto partecipare ai primi incontri della Serie A 2019/2020. Per il resto, le altre tre punte hanno minutaggi simili. Quagliarella, titolare inamovibile della sua Sampdoria, è quello che ha più minuti in assoluto. Lasagna, nonostante la fascia di capitano, è quello che in questo momento più sta risentendo della poca produttività. Produttività offensiva, che possiamo osservare nel prossimo grafico.

I numeri di Caputo, in questo momento, sono davvero sorprendenti. Sono molto in linea con quelli di Belotti, anzi perfino migliori seppur di poco. Oltre al numero di tiri piuttosto elevato di Mario – che sappiamo avere nella propria faretra questo tipo di freccia – tutto gli altri numeri di tutti gli altri attaccanti, ad oggi, non sono degni di nota. Per quanto riguarda l’efficienza, l’attaccante del Sassuolo in questo momento si colloca ad un livello d’élite: viaggia con il 37,5% dei tiri totali convertiti nello specchio; facendo un rapido calcolo, possiamo dedurre che su 0,87 tiri a partita che finiscono nello specchio, più della metà (0,68) sono gol. Praticamente, se un tiro di Caputo centra la porta, due volte su tre è gol.

A questo punto la curiosità ci spinge a capire quale sia la “Usage” e quanti passaggi compiono questi quattro.

I dati più interessanti li fa registrare, di nuovo, Ciccio Caputo. A parità di “Usage” è coinvolto molto di più nella manovra della propria squadra, e molto più degli altri presi in considerazione: basti vedere il numero di passaggi sia ricevuti che effettuati.

Il gioco di Caputo, oltretutto, è chiamato a rapportarsi con la di un altra punta di pari livello come Berardi, e ugualmente centrale in quanto catalizzatore di gioco, mentre gli altri attaccanti presi in esame sono più “soli” là davanti. Sia Quagliarella, sia Balotelli, sia Lasagna (forse in misura un po’ minore per quest’ultimo) hanno grandi responsabilità di finalizzazione nelle rispettive squadre, oltre che un peso specifico in termini di carisma e di equilibrio (Quagliarella e Lasagna sono i capitani di Samp e Udinese, mentre al Brescia Balotelli, beh… è Balotelli!). Caputo invece divide onori e oneri con il suo compagno di reparto. Questo potrebbe significare che la compresenza con un’altra prima punta in campo non sarebbe un limite per Caputo, quanto probabilmente uno aiuto.

Insomma, oggi come oggi abbiamo molti dubbi per pochi posti. Tra qualche mese sapremo chi sarà chiamato ad attaccare il campionato europeo 2020 (ahah, “attaccare”, l’avete capita?), ma se volessimo sbilanciarci e scegliere noi al posto del CT, i numeri ci direbbero che ad essere sicuri del posto sarebbero i soliti: Immobile, Belotti, Chiesa, Insigne e Bernardeschi (quest’ultimo nel ruolo di “jolly” centrocampo/attacco). Quanto agli outsider, abbiamo pochi dubbi: abbandoneremmo la fredda statistica per dare ragione alla nostra anima romantica, e punteremmo tutte le nostre fiches sulla coppia formata da Ciccio Caputo e Mimmo Berardi. 

Dopotutto l’ha detto anche Mancini, metti mai che spunti un nuovo Totò Schillaci…

[I dati e le statistiche riportati nell’articolo sono tratti dal sito Wyscout.com]

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