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E allora Icardi?!

L’avevamo lasciato negli scorsi mesi solitario, incompreso, un separato in casa. Il nuovo corso della dirigenza, assecondato dalla base, lo stava progressivamente isolando, e gli stava rendendo impossibile rimanere quel leader che in pochi anni aveva scalato gerarchie e gradimenti.  Ha quindi deciso di farsi da parte, di ricominciare lontano da quella che per anni è stata la sua casa. Presi armi, bagagli e i pochi seguaci rimasti, ha lanciato il suo nuovo progetto, alternativo ma non in diretta opposizione, e piano piano ne sta ricavando i frutti. 

Matteo Renzi, pardon, Mauro Icardi è sempre stato una figura polarizzante nel discorso calcistico nostrano, Vuoi per il burrascoso passato extra-campo con ex-amici e colleghi, vuoi per il suo entourage ingombrante.

La cessione estiva di Icardi al Paris Saint Germain ha posto fine a una lunghissima querelle – ma forse il termine hispanohablante “telenovela” sarebbe più indicato –  iniziata già nel corso del campionato precedente, che in più di un’occasione ha travalicato il discorso sportivo per planare su lidi per così dire più nazional-popolari.

A noialtri di Falso Nove, discutere in questa sede delle vicende extra-campo di Maurito (e di Wanda, Beppe, Luciano e via discorrendo) risulta fondamentalmente inutile e pretestuoso. Anche perché tanto (troppo?) si è già detto e scritto, e avremmo poco o nulla di interessante da aggiungere a riguardo. Quello che vogliamo fare qui è andare a studiare un po’ di numeri della stagione in corso e di quelle precedenti del bomber di Rosario, per cercare di capire se e quanto Icardi abbia fatto bene (o male) all’Inter e quanto ne stia facendo al PSG. 

Icardi vs Icardi

I detrattori di Mauro Icardi ne hanno sempre parlato come di un giocatore poco incline a “giocare per la squadra” e partecipare alla manovra, troppo concentrato com’è nella ricerca della gratificazione personale in termini di gol. Proviamo allora a partire da questa osservazione per capire se Icardi, invece, non fa di necessità virtù e in un certo senso se la sua vera forza non sia quella di imporre il proprio peso tramite la sua ”assenza” dalla manovra di gioco e nell’aiuto alla squadra. Per farlo, prendiamo in considerazioni due statistiche: la “Goal Ratio” e la “Usage”.

La “Goal Ratio” è facile: indica di fatto il numero di reti segnate in media ogni 90’. Il termine “Usage” viene qui utilizzato mutuandolo in maniera impropria dal mondo delle statistiche Nba (non ce ne vogliano i numerosi analisti Nba all’ascolto). Per praticità, definiamo “Usage” il numero di azioni di un calciatore, ossia tutte le volte in cui un calciatore si è trovato coinvolto – come portatore di palla, come difendente oppure come attaccante – in un’azione di gioco.

Ora, per dirla con un titolo da clickbait, il dato più eclatante nella carriera di Icardi è il numero di reti segnate in rapporto al numero di azioni a cui partecipa: all’aumentare del numero di azioni cui Icardi partecipa, diminuisce il numero di gol che Icardi segna. 

Questi due numeri molto crudi possono condurci ad una prima – estemporanea – conclusione: Icardi è un attaccante di livello superiore perché riesce ad essere molto incisivo senza diventare un “peso” per la squadra. Stando a queste cifre, si può infatti dedurre che la peculiarità di questo attaccante è il suo “non bisogno” di avere necessariamente il pallone: a Icardi basta toccare il pallone solo le volte in cui è chiamato a buttarlo in porta. 

Di conseguenza, la scelta di mercato del PSG sembra essere stata vincente, perché la scommessa di affiancargli uno o più accentratori di gioco (pensiamo a Mbappè e/o Neymar), abituati a toccare molto e spesso il pallone, si sta rivelando uno dei modi più interessanti per fare rendere il centravanti al massimo delle sue potenzialità. I primi numeri di quest’anno sorridono all’attacco dei parigini e ad Icardi stesso. Ad oggi, a parità di “Usage” rispetto agli anni in nerazzurro, la “Goal ratio” dell’argentino è salita parecchio.

Quindi non è la squadra ad aiutare Icardi nel trovare il gol ma il rapporto è basato sulla massima efficienza dell’attaccante. Possiamo affermare, quindi, che Mauro riesce a mettere a segno 20 o più gol quando si trova in una squadra senza un reparto offensivo top. L’attacco che, per forza di cose, dipende un po’ (troppo) dal proprio attaccante di riferimento riesce, con Icardi, a stare in piedi lo stesso. D’altro canto sembra, però, che anche la soluzione di inserire l’argentino all’interno di un attacco “stellare” che lo coinvolge in maniera marginale da un punto di vista di manovra offensiva sia vantaggiosa in egual misura.In questo senso, allora, Icardi sembra pronto per poter giocare in una qualsiasi tipologia di attacco, a patto però che questo non abbia un’altra punta centrale.

A chi afferma, all’inverso, che “Icardi non aiuta la squadra” in fase di non possesso del pallone, può trovare risposte nel prossimo capitolo.

Icardi tra gol e squadra

Quando il cambiamento e la crescita di Icardi sembravano arrivati al capolinea con enorme successo (stagione 2018/19) le richieste formulate ad Icardi sono cambiate sensibilmente. Tramite le heat map si capisce solo parzialmente quanto il modo di giocare di Icardi sia stato adeguato alle esigenze dell’Inter 2018/2019.

La differenza più grande tra le due mappe è l’estensione dal centro verso le zone a destra e a sinistra del campo. I numeri, invece, parlano di un Icardi sicuramente più inserito nella manovra della squadra: da 30,77 azioni medie per partita del 17/18 si passa 42,04. Di queste 42 azioni, il 42% sono le volte in cui ha riuscito a portare a termine positivamente la giocata (l’anno precedente la percentuale era del 49,1%). Ne deriva che nell’annata 18/19 le azioni positive di Mauro sono in media 17,64 ogni 90’ mentre nella stagione precedente si fermano a 14,7 ogni 90’.

I duelli difensivi invece passano da 0,99 di media ogni 90’ del 17/18 a 1,65 della stagione successiva, con una percentuale di riuscita simile: circa 57% in entrambi i casi. Le palle recuperate, paradossalmente, sono di meno nella stagione “più difensiva” di Icardi: 1,27 di media per partita nel 18/19, mentre l’anno precedente erano 1,6 ma con percentuali molto differenti per quanto riguarda la zona in cui il pallone è stato recuperato:

  • 1,6 con il 56% di palle recuperate nella metà campo avversaria;
  • 1,27 con il 76,5% di palle recuperate nella metà campo avversaria.

I passaggi di Icardi invece aumentano da 12 a 14,50 da un anno all’altro lasciando invariata la riuscita degli stessi (77% di passaggi positivi) ed anche la ricezione dei passaggi aumenta da 9,17 a 11,31. Nel 2018/19 Fornisce anche 4 assist (nell’anno 2017/18 ne era stato messo a referto solo uno). La percezione generale, insomma, fino alla querelle contratto-cessione, era quella di un Icardi più di aiuto a tutta la squadra e che meglio si sarebbe potuto integrare.

La personale opinione di chi scrive è che una prima punta da 2,76 tiri a partita con il 53,7 % di conclusioni nello specchio (e 29 gol su 95 tentativi) in una stagione sia molto più funzionale di una che realizza 2,55 tiri a partita con il 39,7% di conclusione nello specchio (e 11 gol su 68 tentavi totali).  E di certo sarebbe preferibile, sopratutto con un supporting cast di livello.

Icardi e la Serie A

Ma se i numeri di Icardi contestualizzati nell’inter offrono una visione parziale, sicuramente in relazione agli altri marcatori possono offrire spunti più interessanti.

Di seguito i primi 5 marcatori degli ultimi due campionati di A.

2018/2019

  • Quagliarella 26 gol
  • Zapata 23 gol
  • Piatek 22 gol (13 con il Genoa)
  • Cristiano Ronaldo 21 gol
  • Milik 17 gol

2017/2018

  • 29 Icardi e Immobile
  • 22 Dybala
  • 19 Quagliarella
  • 18 Mertens
  • 16 Higuain e Dzeko

Un giocatore efficiente come Icardi, in Serie A, negli ultimi anni, non c’è mai stato.

Chi ha numeri simili o ha una mole di tiri verso la porta altissima (CR7 e Dzeko, il secondo con una conversione in gol bassissima), o è deputato a gestire per lunghi tratti il pallone (Dybala), oppure ha fatto registrare numeri vicini a quelli di Icardi per quanto riguarda l’apporto alla squadra (Immobile); a quanto ci risulta, però, pare che nessuno si sia mai indispettito dalla fase difensiva ondivaga del Ciro nazionale. Quasi tutti sono rigoristi, molti di loro giocano più lontano dalla porta (Dybala o Quagliarella) ma se prendessimo in esame solo le vere “prime punte” Icardi rimane per età, costanza e miglioramento di anno in anno e, sopratutto, con una “usage” così bassa, il miglior attaccante passato in serie A negli ultimi anni.

Icardi e gli altri in Europa 

La stagione migliore di Icardi (17/18) vede tra le prime punte al vertice nelle rispettive classifiche marcatori, questi altri cinque nomi oltre all’argentino. Anche in questo caso, il miglior attaccante per quanto riguarda soprattuto l’efficienza è Icardi seguito, praticamente con gli stessi numeri, da Cavani.

Tutti gli altri stanno a distanze abissali per quanto riguarda efficienza e, soprattuto, “Usage”. Di questi cinque nomi, neppure a dirlo, il più giovane è Mauro Icardi: è l’unico under 30 della classifica assieme a Harry Kane del Tottenham (entrambi sono classe ’93). Un dato interessante è che ad oggi, il valore di mercato dei due calciatori (dati Transfermarkt) vive un momento completamente differente. Kane si attesta circa sui 150 milioni di Euro, mentre Icardi vale la metà.

Con questi dati alla mano, la scelta del Paris Saint Germain di puntare su Icardi al momento si sta rivelando a dir poco azzeccata, come dimostra anche il notevole impatto che l’attaccante argentino ha avuto nei suoi primi due mesi alla corte dell’emiro.

Icardi e il PSG

Ma cos’è successo da quando è arrivato Icardi a Parigi? Che si è messo a segnare con numeri veramente spaventosi. Il campione è ancora molto esiguo (parliamo di 9 gol in 672 minuti di gioco. 1 gol ogni 75’, che vuol dire 9 gol in 10 partite)

Chi pensa che la Ligue1 non sia un vero banco di prova per testare le doti di un calciatore, potrebbe ricredersi almeno parzialmente leggendo il nostro power ranking. Chi ancora non fosse persuaso della bontà del campionato francese dovrebbe pensare che i numeri fatti registrare da Icardi sono la somma delle presenze in campionato e in Champions League. Se ancora non siete convinti, proviamo ad immaginare i prossimi mesi al PSG con Icardi titolare (Tuchel ha parlato i giorni scorsi rispetto alla possibilità di vederlo titolare) 

Ipotesi 1: “BEST CASE SCENARIO” Per Icardi

Icardi continua sulla falsa riga di queste prime prestazioni: abbasserà, fisiologicamente, i propri numeri per quanto riguarda la realizzazione ma percorrerà, di fatto, le orme del Cavani stagione 2017/18. Per farsi un idea, il nazionale uruguaiano quell’anno, finì con 28 gol e 5 assist (sostanzialmente la stessa stagione che fece Icardi a Milano quello stesso anno).

Ipotesi 2: “BEST CASE SCENARIO” Per il PSG

Gli altri due compagni di reparto potenzialmente titolari Mbappè e Neymar fecero registrare in quell’anno i seguenti numeri: Mbappè segnò 13 gol e recapitò 9 assist, mentre per Neymar furono 20 gol e 12 assist.

Numeri sicuramente roboanti ma che potrebbero, trovando la giusta alchimia tra le parti, diventare stratosferici. Soprattutto se pensiamo che ad oggi i tre non hanno ancora giocato insieme. I soli Icardi e Mbappè – quelli che hanno collezionato più presenze assieme (6) contro Dijon, Olympique de Marseille, Nice, Club Brugge (due partite) e Galatasaray – hanno fatto registrare rispettivamente:

  • Icardi: 7 gol
  • Mbappè: 7 gol e 2 assist

Queste immagini ci fanno capire quanto Icardi e Mbappè utilizzino, per arrivare agli stessi numeri finalizzativi, porzioni di campo diverse e diversi modi di giocare a pallone; insieme potrebbero diventare davvero devastanti. Se questo trend si confermasse, potrebbe portare ad eguagliare le rispettive migliori stagioni da un punto di vista realizzativo (Mbappè 2018/19 e Icardi 2017/18 – simile al Cavani 2017/18).

Se poi aggiungiamo il contributo di un Neymar al top della forma (fisica e mentale), diventa chiaro come le potenzialità offensive del PSG siano da far impallidire qualsiasi contendente. Il problema – o meglio, il grosso punto di domanda – potrebbe diventare proprio il brasiliano: come inserire un giocatore di tale importanza non solo tecnica all’interno di un meccanismo offensivo che al momento si sta dimostrando efficacissimo? Di una cosa rimaniamo convinti: molti allenatori vorrebbero trovarsi di fronte allo stesso dilemma di Tuchel. 

Showdown: Icardi VS Lukaku

Com’è o come non è, rimane inevitabile concludere questa analisi con lo scontro finale che tutti stavamo aspettando. Una comparazione con il nuovo acquisto voluto da Antonio Conte per sostituire Icardi: il belga Romelu Lukaku.

Le due Heat-Map (che evidenziano le posizioni dei due attaccanti nelle rispettive squadre di club in campionato e in Champions) dimostrano come – anche con numeri simili – le zone di campo occupate ed il modo di giocare siano piuttosto differenti. Lukaku è un attaccante che si dimostra molto più propenso alla mobilità rispetto a Icardi, oltre che  – numeri alla mano – un ottimo finalizzatore, molto adatto al gioco di questa Inter. Consapevoli di poter essere tacciati di cerchiobottismo, ci troviamo a constatare che quella che si prospetta ad oggi è una “win-win situation”.

Lukaku ed Icardi sono coetanei (classe ’93) e i numeri fatti registrare in carriera pendono – di poco – dalla parte dell’argentino.

L’Inter e Conte cercavano un attaccante che potesse giocare in coppia con un giocatore peculiare come Lautaro (che per posizione in campo e caratteristiche era troppo simile ad Icardi, ma di questo parleremo magari prossimamente), senza perdere la propria efficienza e/o farla perdere al compagno di reparto. Il PSG, invece, ha sostituito un giocatore assai peculiare come Cavani con l’unico attaccante in un certo senso “uguale” a lui. La squadra di Al Khelafi ha trovato questa soluzione tramite un’operazione di mercato molto valida e vantaggiosa da un punto di vista finanziario.

I due calciatori, ad oggi, stanno risentendo della positività dei rispettivi ambienti e del clima disteso che si è creato attorno a loro. Sono all’interno delle rispettive zone di comfort e la resa, a guardare i numeri riportati sopra, pare la migliore di sempre.

Quindi, e allora Icardi? Icardi sta bene, è vivo e lotta soprattutto insieme a se stesso per fare quello che gli è sempre riuscito meglio: gol. Il suo modo di giocare può piacere o essere detestato. Ma i numeri ad oggi dimostrano che il suo mestiere lo sa fare. Tocca prenderne atto. 

Dopotutto, anche Matteo Renzi era dato per spacciato. 

© 2020 FalsoNove

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