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Fine primo tempo

Qui a FalsoNove siamo molto appassionati di musica, e ogni occasione è buona per litigare discutere di generi e autori. Chi di noi in particolare è cresciuto a pane e rap, è arrivato addirittura a sconfinare in territori che per motivi anagrafici dovrebbero essergli interdetti come la famigerata trap. Non è solo di trap che parleremo oggi, ma abbiamo preso spunto dall’attualità discografica per raccontarvi un altro pezzetto di attualità pallonara di questo inizio 2020.

Egreen è un rapper, il cui nome di battesimo è Nicholas Fantini. È nato nel 1984 a Bogotà da padre italiano e madre colombiana. Dopo anni di featuring, collaborazioni e dischi indipendenti o autoprodotti (tra cui il famigerato crowdfunding di “Beats & Hate”) nel 2019 firma un contratto con la Sony, una delle major che tanta paura fanno al pubblico “duro e puro”. Ha chiuso l’anno pubblicando un brano dal titolo Ho sbagliato, in cui rivendica la sua fermezza nel metterci la faccia sempre e comunque, anche negli errori della vita. Lo scorso 24 gennaio ha annunciato l’uscita del suo nuovo album, dal titolo Fine primo tempo. Il pallone, tra artwork e testi, è molto presente in questo disco, come dimostra anche il titolo del secondo singolo dell’album, Raddoppio. Ecco perché per parlare di un attaccante colombiano che in Italia ha trovato le sue pur alterne fortune, il signor Fantini da Bogotà/Busto Arsizio ci è sembrato perfetto.

Il 25 gennaio 2020 Luis Muriel entra all’ottantaduesimo di un match già concluso (0-5 dell’Atalanta in casa del Torino). Quattro minuti dopo, il suo compagno di squadra Toloi, viene steso in area: rigore. Zapata gli cede il pallone, in un gesto di solidarietà e incoraggiamento tra connazionali, nonostante l’ultimo incontro con il dischetto del rigore non sia stato dei più piacevoli. Rincorsa, tiro, Sirigu a sinistra, pallone a destra. Zero a sei. Due minuti dopo, discesa a sinistra del Papu Gomez che nota il suo movimento a tagliare perfettamente alle spalle del centrale granata. Filtrante, tiro di sinistro ad incrociare. Zero a sette. L’ultima partita giocata da Luis Muriel è durata nove minuti compreso il recupero, ma è stata sufficiente a permettergli di segnare due gol.

 

Raddoppio

L’attaccante colombiano è diventato un professionista delle doppiette. Solo quest’anno, delle 13 reti messe a referto tra Champions League e Serie A, per tre volte Muriel ha segnato due gol nella stessa partita, ed una volta addirittura una tripletta. Tutte le volte in cui ha segnato, l’Atalanta ha vinto ad eccezione del pareggio per 3 – 3 con la Lazio.

Muriel, a differenza di Egreen, è sembrato sempre sul punto di lasciare: spesso incostante, sempre con il rischio di ingrassare. Sempre con quella sensazione di “what if” che lo accompagna da quando, dopo 9 gol nelle prime 11 partite da professionista al Deportivo di Calì, spiccò il volo, destinazione Udine. Poi Lecce e Granada (in prestito). Poi, di nuovo, Udine. A gennaio del 2015 fa ancora le valigie destinazione Genova, sponda Samp. Nel luglio 2017, invece, si ritrova di nuovo in Spagna, nelle fila del Siviglia. Forse spreca la sua opportunità, giocando 35 match in un anno e mezzo e segnando solo 8 gol. L’ultima mezza stagione l’ha giocata a Firenze, con i viola, che hanno optato per non riscattarlo dopo il prestito.

Girovago più per colpa degli altri che per colpa sua? Questo non lo potremo mai sapere con certezza. Sappiamo solo che alcune volte, oltre a darci la sensazione che sarebbe potuto essere lui il più grande craque del calcio colombiano, è stato in grado di segnare con giocate capaci di farlo accostare uno dei più grandi di sempre.

 

Ho sbagliato

È ciò che dovrebbe dire il presidente Commisso, almeno per quanto riguarda il riscatto di Muriel dal Siviglia, quest’estate. Dopo averlo visto in questa Atalanta – che se ne intende di giocatori vogliosi di riscatto – la sensazione che sarebbe potuto diventare la punta perfetta per Chiesa & co. è grande.

La posizione del colombiano sarebbe potuta essere un’ottima alternativa al non più giovanissimo Ribery:

Oppure il perfetto compagno di un Chiesa che ancora balla tra versante destro e sinistro dell’attacco viola:

In ultima, sarebbe potuto essere il partner ideale – in assenza delle due ali, come spesso accaduto in questa stagione – del ragazzino slavo capace di alcune prodezze interessanti.

Invece è stata compiuta una valutazione differente e l’Atalanta è stata ben felice di tuffarsi nell’affare: sono bastati 15 milioni di euro per averlo a Bergamo. E’ pur vero che era difficile ipotizzare una così efficace coesistenza con Ilicic, Zapata e Gomez, ma – complice l’infortunio dell’amico colombiano – Muriel a Bergamo ha ingranato subito la marcia giusta.

Alla prima con la SPAL, entra quando la Dea si trova sotto per 1-2, e subito ci prova al volo con un sinistro che impegna l’estremo difensore spallino. Segna con un gran destro da fuori area al 69mo minuto. Il raddoppio – come abbiamo visto, la costante di questo nuovo Muriel – arriva solo sei minuti dopo: altro gran tiro da fuori area, altro gol di destro, stesso angolo. Gli sono bastati quaranta minuti per portare alla vittoria in rimonta la squadra di Gasperini.

 

Una meraviglia (feat. Johnny Marsiglia, Pula+)

Ma non è solo Muriel a regalare alla Dea numeri vertiginosi. È l’Atalanta tutta che si sta dimostrando – almeno offensivamente – una meraviglia. Dopo le difficoltà iniziali, sopratutto in Champions, ha iniziato a macinare risultati a dir poco degni di nota. Quattro reti al Sassuolo, sette all’Udinese, cinque al Milan, cinque al Parma e, nell’ultima giornata, sette al Torino.

Nella classifica marcatori, come già scritto nelle cose belle di questa Serie A (LINK ARTICOLO NOSTRO), nelle prime cinque posizioni troviamo due nerazzurri: Ilicic (13 reti) e proprio Muriel, staccato di una sola lunghezza. Nelle prime venti posizioni, sono addirittura cinque i calciatori in forza alla Dea. Un quarto di classifica marcatori è loro.

Quello del 6 ottobre contro il Lecce è stato l’ultimo match giocato dal centravanti titolare designato Duvan Zapata. L’ariete colombiano è stato fermo fino all’anno nuovo, ma durante questo periodo la compagine bergamasca non ha per nulla sfigurato. Abbiamo già visto il nostro colombiano preferito e le zone di campo “calpestate”. Ma gli altri?

I due ormai titolatissimi della Dea giocano esattamente complementari l’uno all’altro.

In questo dualismo praticamente perfetto, si inseriscono i due colombiani. Gasperini li ha alternati nel ruolo di prima punta oppure facendoli giocare assieme nel momento in cui il risultato era da ribaltare (come nel sopracitato caso della prima contro la SPAL).

Offensivamente, è l’apporto di Gosens (7 reti e 2 assistenze) a completare il quadro della meraviglia offensiva che è l’Atalanta. Un attacco talmente fluido da essere spesso indecifrabile per gli avversari.

Palomino (#6) riceve palla da Gomez che per l’occasione ha arretrato la propria posizione in campo, così da poter lasciare spazio per l’offensiva a Gosens (#8) sull’out di sinistra

Palomino, mentre Zapata suggerisce un movimento nella profondità, decide di non avventurarsi in passaggi filtranti…

 … e appoggia il pallone a Gosens che riceve da fermo ma, grazie al movimento precedente di Zapata, ha “via libera” e può tagliare il campo per accentrarsi. Il Lecce, giustamente, ritiene il minore dei malli taglio verso il centro del campo da parte del terzino. Ma Gosens non è propriamente un terzino “normale”

Gosens taglia verso il centro ma non prova neppure a puntare la profondità (troppe maglie avversarie) anche perché le soluzioni sono molteplici. Può scaricare a Gomez vicino al cerchio di centrocampo, può provare ad appoggiarsi a Zapata defilato a sinistra oppure muovere la palla ad uno dei tre compagni a destra

Opta per creare una superiorità con la triangolazione con Ilicic. Lo sloveno si fa trovare pronto in ricezione, punta la porta, impegna due uomini attendendo il taglio del suo terzino verso la porta e poi scarica un pallone preciso

A quel punto Gosens deve solo calciare il pallone verso la porta avversaria

I featuring offensivi degli uomini di Gasperini sono incastri perfetti che rendono gli orobici una macchina perfetta. Tant’è che i numeri, in attacco, sono da squadra elitaria a livello europeo.

 

Blackout freestyle

Ma cosa succede quando negli ingranaggi quasi perfetti dei nerazzurri entra qualche granello di sabbia? Il colombiano con più talento viene chiamato in causa per svoltare alcune situazioni da blackout. Quando ci riesce, lui le risolve alla sua maniera, andando al di là degli schemi prestabiliti. Freestyle, appunto.

In serie A, Muriel, ha giocato “solo” 943’ in 19 gare. Equivalgono a circa 50’ di media per ogni match. Come se entrasse sempre dopo la fine del primo tempo. E in questi spezzoni di partita Muriel è sempre stato l’uomo in più: 1,15 i gol segnati ogni 90’. In 19 partite, solo sette volte è sceso in campo per più di 60’.

Se cinque gol su dodici arrivano dagli undici metri, la metà dei gol totali arriva in un lasso di tempo assolutamente esiguo: 2 gol in 8’ (Torino), 1 gol in 12’ (Milan), 1 gol in 37’ (Genoa) 2 gol in 40’ (SPAL). Quindi è più facile che Muriel riesca a sconquassare, con le sue caratteristiche, le difese avversarie in poco tempo. Gli bastano pochi minuti per lasciare il segno. Esattamente come ha sempre fatto anche Egreen.

Le soluzioni del colombiano sono molteplici. La prima con il tiro da fuori (replicata una seconda volta nella stessa partita):

Recupera un passaggio poco pericoloso (pallone che arriva da sinistra dai piedi del Papu)

Qualche passo palla al piede, e Muriel scaglia un destro che si infila alla destra di Berisha

Oppure danzando sulla linea dei difensori, grazie a movimenti da prima punta navigata:

Scambio sulla corsia di sinistra tra Gosens (portatore di palla) e Pasalic

Triangolo chiuso dallo stesso Pasalic, di prima, con un colpo di tacco acrobatico – alla Ibra

Gosens fa suo il pallone, sempre in velocità, tagliando fuori Parolo, a quel punto può accentrarsi e leggere il movimento di Muriel …

… il primo movimento è a cercare la profondità (per farsi seguire da Luiz Felipe #3), poi, staccandosi dalla marcatura, gioca sulla linea del fuorigioco e finta di andare a ricevere il pallone arretrando verso Gosens. E poi, di nuovo si lancia in mezzo all’area quando ormai il #3 ha abbandonato la “salita difensiva”

Infine la soluzione che più lo ha contraddistinto. Lo scatto in profondità, lanciato dal centrocampista:

Il lancio è servito da #18 Malinovskyj – non certo un grandissimo distributore di palloni – che difatti più che lanciare, si libera del pallone in una zona piuttosto rischiosa del campo

Nonostante tutto, Luis, che parte in ritardo, prova ad andare a recuperare il pallone (che in questo fermo immagine è addirittura fuori inquadratura)

Dopo aver recuperato i metri di svantaggio sul suo diretto avversario, in progressione, riesce a toccare i pallone con la punta del piede prima che esso possa essere calciato da Donnarumma in uscita

Il tocco, anche se effettuato in velocità, è talmente preciso da fare in modo che Muriel possa controllare di nuovo il pallone, prima dell’arrivo di Romagnoli, per poi scagliarlo in rete, a porta vuota

 

Stato dell’arte

Grazie alle tracce precedenti abbiamo potuto apprezzare l’inclinazione al raddoppio da parte di Muriel nella stagione in corso, e ci abbiamo tenuto a ribadire che a nostro avviso la scelta di non riscattare il colombiano sia stata un’occasione persa da parte della Fiorentina. Abbiamo anche notato quanto la macchina nerazzurra sia una meraviglia per gli occhi (grazie anche agli altri interpreti) ed il modo in cui Muriel sia funzionale alla Dea nei momenti di blackout, grazie alla sua bravura nell’attaccare la partita. Ora è arrivato il momento di capire quanto e cosa effettivamente sta producendo Muriel in termini statistici e quanto ancora potrebbe migliorare le proprie prestazioni.

Il rendimento offensivo di Muriel è sicuramente elitario. Il numero di tiri è importante tanto quanto la percentuale di quelli che arrivano all’interno dello specchio della porta (52,9%). La Gol Ratio è sicuramente quella di un top player della lega e il numero di dribbling, come quello degli allunghi, è molto alto per essere quello di una prima punta. Sicuramente Muriel è un attaccante che vive di spunti, strappi e creazione di superiorità numerica tramite 1 contro 1 (la percentuale di riuscita dei dribbling è del 43,7%). A fronte di tutto questo, il dato relativo agli assist è ancora fermo a 0. Nessun suggerimento vincente per i compagni. Una prima punta in tutto e per tutto.

Se prendiamo ad esempio il miglior marcatore della Dea, Ilicic, che ricopre un ruolo completamente differente rispetto a Muriel nello scacchiere tattico del Gasp (gioca da “rifinitore” e con un minutaggio molto più alto), possiamo notare come le voci dei tiri (3,58) e dei gol (0,46) siano inferiori (anche per percentuale, per quanto riguarda i tiri nello specchio – 37,4%) mentre i dribbling (8,68 con il 54,9% riusciti), gli allunghi (2,35) e, sopratutto, l’Assist ratio (0,23) siano maggiori. Se queste differenze sono facilmente immaginabili, sono le affinità statistiche rispetto al connazionale colombiano Zapata ad impressionare. Posto che va sicuramente tenuto conto del numero esiguo di minuti giocati quest’anno da Duvan, è comunque un dato di fatto che Muriel è superiore in in tutte le voci, tolta quella degli assist (0,22).

Quello che ci interessa qui non è tanto fare una graduatoria tra un colombiano e l’altro; piuttosto, numeri alla mano, ci rendiamo conto di come Zapata e Muriel risultano due giocatori molto simili: insomma forse le difficoltà incontrate da Muriel fino a questa stagione sono anche figlie di un equivoco tattico in cui eravamo caduti anche noi. Il colombiano di Santo Tomas non è (o non è più) una funambolica seconda punta, abituata a fluttuare attorno a un centroboa. Al contrario, è diventato sempre di più una prima punta programmata per timbrare il cartellino, in grado di fare male anche entrando dalla panchina. Un giocatore che non ha bisogno di altissimo minutaggio per essere decisivo ed è in grado di colpire – in molti modi – e pure in grado di sorreggere un attacco intero sulle proprie spalle.

Di seguito prendiamo in esame i primi 4 giocatori presenti nella classifica marcatori (perché il quinto ed il sesto sono Ilicic e, per l’appunto, Muriel):

Se confrontiamo questi dati con quelli di Muriel, ci accorgiamo che il nove della Dea è il secondo miglior realizzatore subito dopo Immobile per quanto riguarda la Gol Ratio. Anche se il paragone risulta azzardato, i numeri di Muriel non sono così distanti da quelli di Cristiano Ronaldo, nonostante il minutaggio complessivo sia molto sbilanciato a favore di CR7. E se trovando più spazio Muriel potesse migliorare ancora i propri numeri?

Quel che è certo è che Muriel, ad oggi, è una delle (ri)scoperte più belle di questa fine del 2019 ed inizio 2020. In tutt’altro contesto, c’è un altro colombiano che in questo momento si sta facendo (ri)scoprire grazie ad una major. Entrambi stanno dimostrando di poter stare al livello più alto, che è quello che compete loro. Mentre aspettiamo di vedere l’ennesima prodezza balistica di Luis, attendiamo con ansia il prossimo 21 febbraio.

Nota a margine: Clusone (roccaforte di Egreen) è in provincia di Bergamo (città che sta esaltando Muriel). Le coincidenze sanno essere poetiche assai.

© 2020 FalsoNove

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