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In due è amore, in tre è una festa, in sedici è Champions League

I giochi sono fatti. O almeno i sorteggi di questi ottavi della competizione più importante d’Europa. Sono rimaste in sedici a giocarsi il titolo più importante del calcio. Mentre cercavamo di digerire il pranzo di Natale, abbiamo dunque deciso che era il caso di stilare il nostro fantomatico Power Ranking (ormai divenuto marchio registrato) per capire quali sono le favorite e quali le possibili outsider. Anche se non sappiamo quali rinforzi arriveranno nel mercato di riparazione, proviamo lo stesso a stilare la nostra personalissima, ed opinabile, classifica.
Bando agli indugi, pronti-via!

#16 Olympique Lione

I francesi hanno conquistato il pass in un girone piuttosto abbordabile. Sono passati alle spalle del Lipsia (che in questo momento è in testa in Bundesliga) e con un solo punto di vantaggio su Benfica e Zenit. Li piazziamo in ultima posizione anche perché affronteranno una Juventus che ormai da anni rientra stabilmente nelle prime otto (e talvolta anche nelle prime quattro) d’Europa, e ora come non mai è determinata ad arrivare fino in fondo. Difficile che la squadra di Sarri possa ripetere contro i francesi lo scivolone dello scorso anno contro l’Ajax ai quarti di finale.

Se l’OL non ha dato risposte univoche i per quanto riguarda i risultati – ha perso, ad esempio, contro lo Zenit 2-0 in Russia, ma ha vinto 2-0 contro i tedeschi del Lipsia fuori casa -, ha però fornito segnali incoraggianti con alcuni singoli.
Su tutti spicca(va)no i nomi del centrocampista Houssen Aouar, capace di un gol del genere, e del capitano Memphis Depay che in Champions ha segnato 5 gol in 5 partite e ha messo insieme questi numeri offensivi:

Depay ha avuto percentuali altissime per quanto riguarda tiri in porta (64,7%) e dribbling riusciti (62,2%). Se consideriamo che i gol totali segnati dai francesi sono stati nove, ne consegue che Depay, da solo, ne ha segnati più del 50% e senza disputare tutti e 6 i match. Peccato che l’attaccante olandese abbia subito la rottura del crociato nella gara di campionato contro il Rennes e per lui la stagione sia già finita.

L’assenza di Depay, unita all’età media piuttosto bassa (ha schierato 11 titolare con meno di 24,4 anni di media) e a una precaria solidità difensiva (8 gol subiti in 6 partite di coppa) pregiudicano gran parte delle già poche speranze di passare il turno per il Lione. Ad oggi il Lione è composto più da giovani scommesse che da solide realtà. Difficile pensare che il suo cammino in Champions League possa continuare.

#15 Valencia

Ma come? Il Valencia così in basso dopo aver messo dietro di sé Chelsea e Ajax? Beh, a voler ben vedere, sì. Non è il Chelsea di Drogba, non è l’Ajax di De Jong e De Ligt. Può essere che l’impresa acciuffata per i capelli proprio contro gli olandesi durante l’ultima gara del girone possa aver alzato un po’ il livello di hype, ma ci vogliamo sbilanciare: nonostante i due clean sheet registrati rispettivamente contro Chelsea (alla prima) ed Ajax (nell’ultimo turno), con difensori del calibro di Mangala, Garay e Diakhaby e centrocampisti di quantità come Kondogbia e Coquelin, crediamo che il Valencia non sarà in grado di mantenere un livello difensivo adeguato alle sollecitazioni che l’Atalanta potrà provocare.

 

E dire che alla fine della fiera l’Ajax è stato messo alla porta.

Una particolarità: è da underdog che il Valencia ha fatto registrate le sue due prestazioni migliori, giocando fuori casa e lasciando il pallino del gioco (ed il pallone) agli avversari:

38,81% di possesso palla, vs Ajax, vittoria (fuori casa)
41,74% di possesso palla, vs Chelsea, vittoria (fuori casa)
58,76% di possesso palla, vs Ajax, sconfitta (in casa)
50,72% di possesso palla, vs Chelsea, pareggio (in casa)

Anche se con numeri diversi e a campo invertito, anche con la compagine più debole del girone, il Lille, il risultato non è cambiato:

59,99% di possesso palla, vs Lille, pareggio (fuori casa)
55,8% di possesso palla, vs Lille, vittoria (in casa).

Va segnalato sicuramente il pericolo offensivo di Rodrigo, che da solo, però, crediamo non possa bastare. Saremmo anche fortemente infatuati di un flaco come Dani Parejo ma questo è un altro discorso.

#14 Borussia Dortmund

Dici “Borussia Dortmund” ma pensi “Jadon Sancho”, ma il Borussia non è solo l’inglese inserito nella wishlist delle migliori squadre d’Europa. C’è anche, ad esempio, l’esterno Achraf Hakimi, che attualmente detiene il record di velocità in Bundesliga, oltre ai vari Paco Alcacer, Witsel, Reus. Ma è in difesa che il Dortmund scopre i suoi limiti più pesanti.
Con i soli Hummels, Hakanji e Zagadou, il reparto dei centrali difensivi risulta essere piuttosto sguarnito, sopratutto perché Favre alterna spesso la difesa a tre oppure a quattro.
Il Borussia, nel suo cammino europeo, ha fatto registrare numeri davvero “strani”:

Ad una rapida occhiata, risalta l’identica media tra i gol fatti e quelli subiti, e pure i tiri in porta fatti sono di poco superiori a quelli subiti. Bisogna aggiungere poi che i tiri subiti che finiscono all’interno dello specchio della porta sono di più rispetto a quelli effettuati dai tedeschi che vanno a finire nella porta degli avversari (44,5% contro 41,8%). Numeri certo non entusiasmanti, se aggiungiamo che il possesso palla nei match di Champions risulta uguale a quello degli avversari (50,02% contro 49,98%).
Come accennato, l’equivalenza Dortmund-Sancho viene facile ma il miglior marcatore risulta proprio il terzino marocchino (in prestito dal Real Madrid) Achraf Hakimi con 4 reti, seguono Brandt e Sancho con 2 marcature e poi di fatto il nulla.
Anche se il Borussia Dortmund se la passa meglio, c’è una squadra nostrana il cui miglior marcatore è anche un terzino proveniente dal Real Madrid: stiamo parlando del Milan e di Theo Hernandez.

Come se non bastasse, incontrare il PSG di quest’anno – che pare essere in uno stato di forma, anche difensivo, eccellente – non sarà un compito facile.

#13 Atalanta

Il diesel bergamasco ci ha stupito ancora una volta. Dopo l’exploit dello scorso anno in campionato (quarto posto e Champions League) e la finale di Coppa Italia, la Dea ha affrontato l’impresa europea con un inizio shock, ma è comunque riuscita ad agguantare un risultato storico in un girone in cui, oltre al favorito Manchester City, la concorrenza non era esageratamente agguerrita. Le difficoltà sembravano potessero essere più ambientali (il freddo ucraino) ed emotive, che puramente tecniche (e in un certo senso le prime due sconfitte del girone lo hanno dimostrato).

C’è voluto tutto un girone d’andata da “squadra materasso” per rodarsi e iniziare a correre nel ritorno. Perché, in fin dei conti, i nerazzurri sono veramente un diesel. Anche nello scorso campionato chiuso al quarto posto l’inizio era stato pessimo.
I numeri complessivi fatti registrare dalla banda del Gasp vedono un’Atalanta peggiore, ad esempio, del sopracitato Borussia Dortmund:

La produzione offensiva risulta molto più bassa rispetto alla Serie A: i tentativi atalantini durante i 90’ sono in numero minore (14 contro 19,25 tiri ogni 90’), pur con percentuali pressoché identiche (poco meno del 39% circa). L’Atalanta vive di momenti e di situazioni sia in Europa che in Italia. Allora conviene concentrarsi sui due momenti differenti attraversati tra settembre e dicembre nella prima esperienza con la coppa dalle grandi orecchie.

Se andiamo ad analizzare i numeri del girone di andata e quello del girone di ritorno ci possiamo accorgere di qualche differenza sostanziale:

Vediamo che negli ultimi tre turni la Dea ha migliorato tutte le statistiche principali, vuoi perché è riuscita a prendere le misure alla competizione, vuoi perché i suoi giocatori hanno aumentato consapevolezza e fiducia, vuoi perché le cose sono girate per il verso giusto. Oltretutto, nelle sfide di ritorno 2 volte su 3 i bergamaschi hanno giocato “in casa” (in realtà a San Siro), mentre 9 dei 12 gol subiti totali sono stati incassati mentre l’Atalanta giocava in trasferta.

Anche rispetto a questo ultimo dato l’Atalanta parte leggermente avvantaggiata nel doppio scontro contro gli spagnoli del Valencia: in casa potrebbe avere quella spinta che sembra mancare ai bianconeri di Spagna, e anche per quanto riguarda interpreti e modalità di gioco, Gomez e compagni hanno i numeri per poter mettere in difficoltà gli spagnoli.

#12 Chelsea

La prima squadra inglese compare alla posizione dodici del nostro Power Ranking. In questi ottavi di finale che vedono compagini provenienti dai “soliti” cinque campionati, il Chelsea è probabilmente la meno attrezzata delle quattro squadre anglosassoni. Un po’ per via del “debuttante” Frank Lampard, un po’ per le difficoltà mostrate per ottenere la qualificazione (da secondi alle spalle del Valencia), pur restando davanti all’Ajax, un po’ per la rosa inevitabilmente limitata dai vincoli di mercato, nello scontro col Bayern Monaco il Chelsea parte per forza di cose senza i favori del pronostico.

In queste 6 gare di Champions, i Blues sono riusciti a mantenere la propria porta inviolata solo in un’occasione (0-1 in casa dell’Ajax) e hanno subito in media 1,5 gol ogni 90’, segnandone pochi di più (1,83 a partita). Davanti a questi numeri, viene naturale pensare che un cannibale come Lewandowski possa procurare più di un grattacapo alla difesa londinese.

Il Chelsea, vincitore dell’Europa League lo scorso anno e attualmente nelle zone alte della Premier 2019/2020, basa le sue certezze nel modulo di Lampard (4-3-3 divenuto imprescindibile per l’ex-centrocampista ora manager), e nei giovanissimi prodotti non solo del vivaio.

É proprio la linea verde che, se da un lato potrebbe peccare di inesperienza, dall’altro potrebbe essere l’arma in più di un Chelsea che potrà – finalmente – ritornare sul mercato dopo lo stop imposto dalla UEFA.
Pulisic e Abraham su tutti, e poi Mount, Odoi, James e Tomori potrebbero – magari affiancati da un paio di acquisti d’esperienza – regalare il salto di qualità definitivo al Chelsea in questa seconda parte di stagione. Anche perché, nonostante i risultati abbastanza ondivaghi, la qualità di gioco che raccontano i numeri parrebbe migliore rispetto a ciò che hanno raccolto fino ad ora.

Con queste “statistiche di base”, come la bassa percentuale dei tiri in porta subiti (solo il 33,9%) a fronte di una precisione maggiore verso lo specchio avversario (il 38,6% dei 16 tiri totali verso la porta avversaria), ed un possesso palla (nelle 6 partite) in media più alto rispetto agli avversari (56% contro il 44%), sicuramente al Chelsea non manca molto per poter essere competitivo e arrivare più in là degli ottavi, magari già il prossimo anno. Per il momento ci sembra ancora presto.

#11 RB Lipsia

I tedeschi della Red Bull riusciranno a stupirci ancora un po’? Il loro girone – diciamolo – non era proprio di ferro. Però lo hanno per lunghi tratti dominato. Nonostante la sconfitta durante il secondo turno per 2-0 in casa contro un Lione tanto caparbio quanto fortunato (possiamo azzardarci a dire che i due gol dei francesi sono nati da due regali della difesa tedesca, evidentemente contagiata dallo spirito del Natale con molto anticipo) il Lipsia ha chiuso il proprio percorso con tre vittorie e due pareggi (nelle ultime due partite, con la qualificazione già in tasca), mettendo in fila, oltre al Lione, Zenit e Benfica.

I “Tori con le ali” tedeschi, che hanno pescato il Tottenham nell’urna deli ottavi, si stanno ben comportando anche in Bundesliga, nonostante la tenera età di moltissimi calciatori tra titolari e prime riserve. Oltre agli Under 21 presenti nella tabella qui sotto (difensori centrali, terzini, centrocampisti ed attaccanti) ci sono una serie di giocatori importanti al di sotto dei 24 anni: Klostermann, Mukiele, Laimer, Nkuku, Lookman, Schick e Werner.

Sta qui il vero punto di domanda: con un’età media così bassa, riusciranno a superare una squadra tosta, esperta e allenata dallo “Special One” Mourinho, che tante volte ha dimostrato di saper vincere queste partite soprattutto fuori dal rettangolo di gioco? La nostra sensazione è che per i tedeschi sarà dura, ed è forse anche la loro, se è vero che stanno cercando di prelevare l’ariete Haaland dalla gemella RB Salisburgo per gennaio. Nonostante questo, le soluzioni messe in campo dal sorprendente e pure lui giovanissimo Nagelsmann (trentadue anni) sono molteplici: il Lipsia usa indifferentemente la difesa a 3 oppure a 4; spesso, ma non sempre, due punte; terzini di spinta alternati da terzini più “bloccati” e conservativi.

Come anche il Salisburgo, la Red Bull tedesca è un vero e proprio laboratorio di calcio che sforna prodotti tipici come il già citato Timo Werner.

Insomma i tedeschi saranno sicuramente una squadra da tenere d’occhio sopratutto per il futuro, al netto di smantellamenti estivi. Nell’immediato, si apprestano ad affrontare uno degli ottavi giù interessanti ed equilibrati.

#10 Napoli

Da un uomo che preferiva la Coppa, ad un uomo che la Champions l’ha vinta da calciatore ma che da allenatore è stato fatto fuori ai gironi di Europa League dello scorso anno (contro Dudelange, Betis ed Olympiacos), il salto è particolarmente azzardato. Se poi aggiungiamo che questo Napoli in pieno clima da colpo di stato ha pescato il Barcellona, i sogni di gloria rischiano davvero di affievolirsi al lumicino.

Non si possono fare molti confronti con i numeri sviluppati dal Napoli nel corso del girone (che rimaneva uno dei più complicati di quest’anno), però le buone prestazioni con Liverpool & co. potrebbero far pensare a qualcosa di più di una semplice figura di sparring partner contro un Barcellona sicuramente meno in palla rispetto a quello degli scorsi anni. Sta di fatto che il Napoli dovrà inventarsi qualcosa. Che sia dal mercato invernale e/o dal campo e dalla panchina, in questo momento l’ago della bilancia ed i favori del pronostico pendono clamorosamente dalla parte dei catalani.

L’unica certezza, fino ad ora, è la trasformazione del Napoli: brutto anatroccolo in Serie A, cigno in Champions League.

Partire senza i favori del pronostico e lasciare il campo ed il possesso agli avversari (49% di possesso palla in Champions, dieci punti percentuali in più in campionato – 59%) potrebbe essere il metodo giusto per uscire vincitori dal Camp Nou, o almeno dalla doppia sfida. Sofferenza e cazzimma sono alleati di mister Gattuso, che ha ancora tutto da dimostrare, ma è sicuramente più competente di quanto in molti credano sotto l’aspetto tecnico-tattico.
Il Barcellona è d’ufficio una delle candidate alla vittoria finale, ma l’efficacia statistica e tattica che il Napoli ha saputo mostrare specie nei due match con il Liverpool campione in carica, fanno sì che i partenopei non partano battuti.

#9 Real Madrid

Già l’anno scorso la squadra più titolata del globo terraqueo aveva avuto qualche “piccolo” problema (non solo di campo), e pure quest’anno – sopratutto in Europa – non era partita poi col piede giusto. Alla prima in terra francese, a casa del PSG, il Real aveva rimediato una sonora sconfitta per 3-0, “bissata” da un pareggio acciuffato nelle battute finali contro un Brugge avanti 2-0 a fine primo tempo. La situazione si poi è normalizzata e sono arrivate le due vittorie contro i turchi del Galatasaray (sopratutto il ritorno vinto per 6-0 che ci ha introdotto al magico mondo di Rodrygo: link articolo nostro). Questi sei punti sono, sostanzialmente, bastati per arrivare secondi in un girone che vedeva l’unica vera insidia nella squadra parigina.

Ora la questione diventa più complicata: il Manchester City, allenato dall’eterno nemico delle merengues Pep Guardiola, proverà a spazzare via dal proprio cammino una squadra che, in questi ultimi tempi, sta dimostrando di essere tornata a galla.

La forza del Real Madrid, ad oggi, in Europa, sta nel numero di passaggi prima ancora che nelle statistiche offensive in senso stretto:

Sono quasi cento in più i passaggi tentati a partita in Champions rispetto al campionato, con una percentuale di riuscita più alta (87,9% contro 88,6%). Un numero notevolissimo, se consideriamo che il Barcellona (da sempre considerata una delle squadre che colleziona più passaggi nel corso dei 90’) ne sviluppa lo stesso numero (anzi, uno in meno a partita). Interessante sarà vedere come il Real approccerà il doppio confronto con gli inglesi che, in questa particolare voce statistica, si trovano nell’olimpo calcistico di quest’anno (con 671 passaggi in 90’ ed una percentuale dell’89,5% di riusciti). Insomma due squadre votate al possesso, che si incontrano troppo presto: per chi uscirà sconfitto, sarà stata una Champions fallimentare.

In attesa che la stella di Hazard torni a splendere, probabilmente conviene fare affidamento sulla capacità di fare gioco dei Blancos e, perché no, sulla bravura nel colpire in velocità (citofonare Bale e Rodrygo).

#8 Atletico Madrid

CENTOVENTISEI, i milioni versati per arrivare all’asso portoghese Joao Felix prima di tutti gli altri. Beh, dopotutto te lo puoi permettere se hai da parte 120 milioni incassati per la cessione di Griezmann (e ancora 70 “trafugati” dalle casse del Bayern per Hernandez – il fratello di Theo -, e altri 80 ricevuti per Rodri dal City).
In questo momento tutti gli occhi d’Europa sono sul Golden Boy 2019, che è sicuramente atteso da conferme prima che sia troppo tardi, dato che da alcuni viene già etichettato come “bust” (o, come usiamo dire in Italia, bidone).

I numeri del portoghese dicono che in Champions ha maturato 4 partite (solo 3 da titolare) 2 gol e 0 assist. Non certo numeri da capogiro, ma per un ragazzo del ‘99 catapultato in un calcio completamente diverso e con il peso di 126 milioni di euro sulle spalle, ecco, potrebbe non essere un anno facile. Aggiungiamo pure che il numero 7 è stato fermo per parecchie settimane a causa di un infortunio che ne ha inevitabilmente rallentato la condizione fisica e atletica.

Quindi, come potrà l’Atletico Madrid farla franca contro il Liverpool? In nessun modo, forse.
Certo è che la Dea Bendata non è molto amica dei Colchoneros. Quest’anno i Reds, lo scorso anno la Juventus. Non sono mai degli ottavi banali per i madrileni, ma se possiamo provare ad immaginare un esito meno scontato rispetto a quello che tutti credono, dobbiamo necessariamente passare dalla fase difensiva. Sono tre su sei le partite in cui l’Atletico ha mantenuto la sua porta inviolata. Nelle partite in cui ha subito gol, non sono mai stati più di tre (un pareggio per 2-2 alla prima, contro la Juve, una sconfitta per 2-1 contro il Leverkusen ed un’altra sconfitta arrivata per 1-0 contro i bianconeri).

Li mettiamo in ottava posizione perché pensiamo che proprio la fase difensiva interpretata una certa maniera potrebbe pagare dividendi importanti anche contro il Liverpool. Ovviamente serviranno due partite quasi perfette, ma davvero vogliamo dare per spacciati gli uomini e gli huevos del Cholo Simeone senza concedere loro il beneficio del dubbio?
Poi metti mai che Joao Felix faccia il Joao Felix.

#7 Tottenham

Inutile nascondersi: i londinesi si trovano in settima posizione principalmente perché in panchina c’é Mourinho (e forse anche un po’ perché lo scorso anno è stato un errore sottovalutarli).

Qualsiasi discorso valido per il Napoli, per quanto riguarda i numeri, vale anche per i londinesi: entrambe le squadre hanno cambiato guida tecnica da troppo poco tempo per potersi fare un’idea esaustiva del loro potenziale rendimento in questi ottavi di finale. Vero è che in casa Spurs è arrivato uno che in Champions ha dimostrato di saperci fare. In più, l’avversario sorteggiato agli ottavi (RB Lipsia) non è dei più difficoltosi, sopratutto per l’inesperienza dei tedeschi.

Il Tottenham, con il passaggio da Pochettino a Mourinho, non ha cambiato la difesa: a 4 e in linea. Non ha cambiato il terminale offensivo: ovviamente se si chiama Harry Kane conviene mantenere lo status quo. È a centrocampo che ha sperimentato molto, sopratutto alternando uomini sia in mezzo al campo (Dier, Eriksen, Skipp, Alli, Winks) che sugli esterni (Sissoko, Sessegnon, Lo Celso, Son e Moura).

Le due sfide giocate da Mourinho in Champions hanno dimostrato tutto e niente: una vittoria con i greci dell’Olympiacos, ed una sconfitta con i campioni di Germania del Bayern. Se contro i primi la vittoria era fuori discussione, contro i tedeschi una sconfitta poteva essere messa in conto.

In questo orizzonte numerico, al momento il Tottenham non sembra aver fatto un sensibile salto avanti rispetto alla versione di Pochettino, anche se il risultato ottenuto a Monaco di Baviera da Mourinho è stato una sconfitta “decente” per 3-1 e non una disfatta (chiedere del 2-7 incassato dall’argentino il primo ottobre 2019), ma vogliamo attendere il doppio confronto degli ottavi per sbilanciarci. Certo è che saremmo sorpresi se la corsa del Tottenham si fermasse già agli ottavi.

#6 Bayern Monaco

Potrebbero bastare un nome e un cognome: Robert Lewandoswski. Le statistiche del polacco anche quest’anno sono da iperspazio: diciannove gol in campionato e sei nei gironi di Champions League.
Sì, Lewandowski è molto per questo Bayern, ma non è tutto.
La squadra numericamente più efficace di tutta la competizione, ad oggi, può vantare questi numeri:

Il tutto condito da percentuali surreali rispetto ai tiri nello specchio (46,3%), un possesso palla del 66,71% (media nelle 6 partite), 665,17 i passaggi tentati (con l’88,1% di riusciti) e solo 315,5 quelli lasciati agli avversari (con il 79,9% di riusciti).
Numeri impressionanti, che non possono essere paragonati a nessun’altra squadra, in questo momento.

E quindi? Solo sesti?
Sì, perché comunque il Bayern non è nel suo momento migliore: ha cambiato allenatore e in Bundesliga è ben lontano dalla vetta. Il rischio è poi di essere troppo Lewandowski-dipendenti (beh, dipendenti ma fino ad un certo punto: è vero che il polacco ha segnato 10 gol in 5 partite, ma il Bayern ne ha comunque collezionati 24 in totale). Per di più, il girone era più che abbordabile, e lo stesso Tottenham è stato spazzato via sia all’andata che al ritorno. Insomma, siamo pronti a puntare sulla vittoria contro il Chelsea, ma dai quarti in poi le cose si complicheranno, e non va dimenticato che il Bayern dovrà aumentare gli sforzi anche per risalire la china in campionato.

Il dubbio più grande, alla fine, resta quello legato a chi sarà chiamato ad allenare questo gruppo di giocatori di talento assoluto. Al momento il Bayern è stato affidato a Hans-Dieter Flick, vice di Kovac rimasto a sostituire l’esonerato tecnico croato. È probabile che rimanga al timone per tutta la stagione, sopratutto se i risultati dovessero rimanere questi. Dopo essere subentrato a Kovac il 3 novembre 2019, Flick ha registrato una tenuta impressionante a livello difensivo: un solo gol subìto in tre partite di Champions (a fronte di 11 segnati), e sei incassati in altrettante partite di Bundesliga (con 19 fatti), per un totale di 7 vittorie e 2 sole sconfitte.
La sfida in Champions sarà sicuramente interessante per l’ex-centrocampista. Vedremo come se la caverà.

#5 Juventus

I bianconeri, quest’anno, la vogliono portare a casa. Il primo anno post-Allegri sarà quello buono per soddisfare le attese? L’impresa rimane ardua. Se non dovesse avanzare quantomeno fino alla semifinale, questa Juve guidata da Maurizio Sarri e CR7 se la dovrà vedere con uno sterminato fuoco di fila (almeno in Italia). Dai detrattori del portoghese a quelli del tecnico toscano, passando per “era meglio quando c’era Marotta” ed anche da quelli che “la Juve vince solo in Italia perché gli arbitri la aiutano”.

La realtà ci dice che il Lione è un primo impegno assolutamente abbordabile (sopratutto da quando il miglior giocatore dei francesi – Depay – ha subito un infortunio che lo terrà fuori per tuta la stagione), poi si vedrà. Ma questa Juve è una squadra che ha fatto suo il Verbo del Sarrismo? Possiamo dire con tranquillità che, ad oggi, non lo è fino in fondo.

Le percentuali per quanto riguarda i tiri subiti all’interno dello specchio della porta sono basse (29,6%), mentre quelle che riguardano i tiri effettuati sono discrete (36,8%). Ciononostante (e nonostante il superacquisto De Ligt), mai come quest’anno la Juve ha dato la sensazione di poter subire gol in ogni partita: gli 0,9 gol subiti di media sono lì a dimostrarlo, così come la media di tiri subiti, che è praticamente uguale a quelli effettuati.

Sicuramente si parla di una squadra che, oltre ad essersi accaparrata il difensore del futuro, ha una rosa che miscela esperienza (Buffon, Bonucci, Pjanic, Higuain e CR7) e freschezza (oltre al già citato De Ligt, annoveriamo Dybala Bentancur, Rabiot). La rosa dei bianconeri è sterminata, ed offre al suo tecnico numerose e variegate opzioni: tanto passerà dalla capacità di gestire le partite e i momenti decisivi della Champions senza sbavature o black out; allo stesso modo, Sarri sarà chiamato a mettere da parte integralismi tattici che rischiano di ingabbiare la sua squadra, cosa che ha già in parte dimostrato di saper fare.

Insomma, se questi pezzi del puzzle rimarranno al loro posto, siamo dell’idea che con il passare delle partite la Juventus possa arrivare in primavera se non con i favori del pronostico, nel novero di quelle che ce la potrebbero fare.

#4 Barcellona

I catalani, da più di un decennio sulla cresta dell’onda, stanno cercando un cambiamento che passa più dagli uomini che dal modulo o dal sistema di gioco. Non è più tempo per il “Tiqui-Taca” di guardiolana memoria, e la carta d’identità dei vari Piqué, Messi, Suarez Busquets, inizia a registrare molti over 30.

Ma nel Barça sono già incastonati alcuni diamanti grezzi dal luminoso avvenire. Un nome su tutti – sopratutto dopo il gol che ha eliminato l’Inter – è quello di Ansu Fati. Il prodotto della cantera è finalmente esploso anche in Europa. Classe 2002, è ancora troppo presto per parlare di lui come un nuovo fenomeno, certo è che l’hype attorno al giovanissimo blaugrana ha toccato picchi molto alti.

Il Barça, da parte sua, sembra assomigliare sempre di più ad una squadra conservativa. Nel girone di Champions (con Inter, Borussia Dortmund e Slavia Praga) non ha mai fatto registrare risultati tennistici a cui ci aveva abituati (la vittoria più tonda il 3-1 in casa contro i tedeschi del Borussia). Ha addirittura terminato due partite senza segnare (0-0 con Slavia Praga e Dortmund) e non sappiamo ancora se gli uomini di Valverde inizieranno a trovare il gol con più facilità rispetto ad oggi:

Osservando questi numeri, più che al Barcelona, potremmo pensare ad un Bayern Monaco oppure ad una Juventus degli scorsi anni. Invece sono proprio i catalani che abbinano a questi numeri “normali” un altrettanto normalissimo 57% di possesso palla in media all’interno della competizione europea. Niente di speciale, ad oggi, ma la squadra è in divenire, e se giochi con Leo Messi affiancato a Suarez e Griezmann hai per forza di cose qualche chance in più rispetto a molte altre squadre. Oltretutto, gli inserimenti dei nuovi (vedi De Jong) stanno procedendo a passo regolare, e i margini di miglioramento sono ancora molto ampi. Insomma, bene per gli spagnoli che le fasi finali della Champions si giocano più avanti nella stagione. Male per tutti gli altri. Napoli avvisato!

#3 Manchester City

La squadra campione d’Inghilterra in carica quest’anno sembra essere partita con il freno a mano un pochino tirato. Nonostante gli innesti di Rodri e Cancelo (e la cessione, a cuor leggero, di Danilo), gli uomini di Guardiola non hanno saputo mantenere gli standard richiesti in Premier. Lo stesso non si può dire per quanto riguarda la Champions: due pareggi per 1-1 quando ormai i giochi erano fatti (o quasi); per il resto solo vittorie e due clean sheet (nelle prime due partite del girone).

Se i numeri difensivi (quantomeno per i gol subiti) sono identici a quelli del Barcellona, tutto il resto è a vantaggio degli inglesi. Spaventoso il basso numero di tiri concessi (solo 6,5), anche se dobbiamo segnalare una percentuale alta nello specchio della porta (41,1%). Dall’altra parte, lo stesso vale per la percentuale dei tiri effettuati e indirizzati tra i pali (il 44,8%). Il possesso palla, invece, è molto più vicino alla media che fa registrare di solito l’allentatore catalano, che in molti danno all’ultimo giro di giostra in casa inglese: 63,72% con 671 passaggi effettuati (e l’89,5% degli stessi, riusciti).

Ma il City, in assoluto una delle squadre con il talento più diffuso – sopratutto dalla metà campo in su -, ci ha folgorato con i suoi due gemelli del gol, Sterling e Gabriel Jesus: 9 gol in due (5 il primo e 4 il secondo) su 16 gol totali.

L’inglese è molto più un ala sinistra, il brasiliano è molto più una prima punta. Il primo (Sterling) ha giocato 444’, mentre il secondo (Gabriel) ne ha disputati 338’. Nonostante la poca continuità, entrambi hanno numeri davvero impressionanti: si veda ad esempio la Gol Ratio. Se ai due aggiungiamo i numeri di Mahrez, del Kun Aguero e di centrocampisti come Bernardo Silva e De Bruyne, diventa chiaro come il City ha numeri e potenzialità per far impazzire qualsiasi difesa.
Fermarli non sarà facile per nessuno.

#2 Liverpool

Non a caso il Liverpool, che a dicembre sembra aver già vinto il campionato, ha nelle sue file quello che è considerato il miglior difensore del mondo: Virgil Van Dijk.
I detentori della coppa dovrebbero essere, a ragione, i favoriti per bissare il successo. In estate non hanno venduto nessuno (solo qualche prestito di giovani di belle speranze oppure esuberi); ma a dire il vero non hanno nemmeno acquistato nessuno, con l’eccezione di Takumi Minamino (che però non dovrebbe essere un acquisto da sottovalutare come primo acquisto di questo mercato di riparazione.

Con Klopp ad insegnare il “suo” calcio con un gruppo di giocatori che ormai conoscono e si conoscono a memoria, dovrebbe essere tuto facile. Però, visto anche come procede la galoppata in solitaria verso il titolo in Premier, crediamo che i numeri fin qui sviluppati dal Liverpool possano in qualche modo vederlo meno favorito di quello che potrebbe sembrare.

Solo nell’ultima giornata dei gironi (contro il Salisburgo) la rete è stata inviolata. In due occasioni hanno subito 2 o più gol (contro il Napoli, sconfitta per 2-0 e contro il Salisburgo, vittoria per 4-3). In mezzo si registrano gol subiti anche contro i belgi del Genk.
Sicuramente il Liverpool rimane tra le squadre più accreditate alla vittoria finale, e quella con un sistema di gioco più interessante e collaudato. Dispone di due tra i terzini più forti del mondo, il miglior centrale e tre incredibili interpreti dei ruoli offensivi moderni. Cosa manca quindi? Forse qualcosa a centrocampo ma sarebbe molto complicato inserire qualcosa di migliore in un sistema quasi perfetto che sta facendo registrare numeri comunque altissimi, che addirittura migliorano in Premier: ad esempio sono 2,47 i gol segnati ogni 90’ e sono solo 0,87 i gol concessi a partita.

Insomma, il Liverpool, ad oggi, potrebbe vincere ancora tutte le partite, ma ad oggi forse c’è sia una squadra ancora più in forma, ancora più “pronta” e probabilmente ancora più affamata.

#1 Paris Saint Germain

In terra francese, da parecchi anni se parli di Ligue1 parli sopratutto di PSG. E fin qui niente di strano. Ma quest’anno la squadra all’ombra della Torre Eiffel potrebbe iniziare a pensare seriamente di diventare la squadra campione d’Europa. Non che non ci abbia provato gli anni scorsi, ma vuoi per qualche sorteggio non proprio agevole, vuoi per qualche errore del singolo, vuoi anche per malassortimento dei giocatori, non è mai riuscita ad arrivare neppure vicina a vincere la Champions.

Se c’è un annata potenzialmente buona, sembra proprio questa. Più che nelle scorse stagioni, in questo 2019/20 gli attaccanti del PSG stanno letteralmente facendo a gara a chi segna di più.
Ai vari Neymar, Mbappè, Cavani, Di Maria, il PSG ha aggiunto l’acquisto più azzeccato che potesse immaginare, nella persona (e nei gol) di Mauro Icardi. I numeri che hanno registrato fino ad oggi lui e Mbappè sono oggettivamente eccezionali, tanto in campionato quanto in coppa:

É questa, al momento, la coppia offensiva da battere. Sopratutto si ha la sensazione che i loro numeri potrebbero ancora migliorare nel momento in cui Neymar dovesse iniziare ad inserirsi in maniera continuativa all’interno di questo duetto.

Ma c’è una cosa ancora più importante e sorprendente, in questo inizio particolarmente felice del PSG in ambito europeo: il rendimento dell’intero pacchetto difensivo.

Questa impressionante efficenza difensiva è frutto sopratutto della percentuale dei tiri in porta: solo il 24,2% dei tiri subiti dai francesi vanno a finire nello specchio. Poco più di due tiri a partita, per ora, provano ad impensierire Keylor Navas.
Il risultato sono due gol subiti in sei match e addirittura tre volte (su sei) in cui la squadra parigina ha subito lo 0% dei tiri nello specchio della porta. Se dovessero continuare a viaggiare su questa falsa riga, solo la lotteria dei rigori potrebbe mettersi tra il PSG e la coppa dalle grandi orecchie.

Lo si dice ogni anno, che per il PSG potrebbe essere quello buono. I numeri ad oggi ci dicono che questo forse è ancora più buono degli altri. Ai posteri (e agli ottavi di Champions) l’ardua sentenza!

 

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