La notte degli Oscar

Più che il trionfo di Joker è stata una partita a Due Facce


La notte degli Oscar 2020 ci ha consegnato una prima volta: Parasite di Bong Joon-Ho è la prima pellicola non in lingua inglese a vincere l’Oscar nella categoria dedicata al Miglior Film; prima di lui, ci avevano già provato in nove nella storia degli Oscar (compreso La vita.è bella di Roberto Benigni), senza che nessuno ci riuscisse. Ma non è finita qui. Oltre alla statuetta per il miglior film, Parasite se n’è portate a casa altre tre (arrivando così a vincere quattro Oscar su sei candidature): Miglior Regia, Miglior Film Internazionale (che è il nuovo modo per chiamare il Film Straniero), Miglior Sceneggiatura Originale. Insomma, un successo senza se e senza ma.  Insomma, a differenza dell’Inter che nella passerella della Scala del Calcio ci ha messo un tempo prima di ricordarsi di essere sul palco, Parasite si è preso la scena fin dal minuto uno nella notte del Kodak Theater di Los Angeles. Sul versante degli sconfitti (perché alla fin fine ci sono molti più sconfitti che vincitori, in una cerimonia come quella degli Academy Awards), uno dei grandi delusi è stato sicuramente il cine-comic Joker. Che, come il Milan, a un certo punto aveva tanto pensato di poter portare a casa la vittoria e invece si ritrova in mano poco, molto poco. Giusto un premio come miglior attore protagonista a Joaquin Phoenix e uno alla miglior colonna sonora. C’è da dire che il botteghino ha dato ragione alla pellicola di Todd Phillips: metti mai che anche al Milan possa toccare la stessa sorte se Arnault decidesse di investire nella capitale della moda…

Dicevamo che se la vittoria di Parasite, ad oggi, risulta essere un unicum per quanto riguarda la storia dell’Academy, non si può dire lo stesso per il risultato di 4-2 in un derby. Con quello di ieri, sono quattro i derby finiti con il punteggio di 4-2: due per parte. I primi due (datati 1968 e 2001) a favore dei rossoneri, gli ultimi due (2012 e 2020) a favore dei cugini.

Passato remoto

Nel 2001 la ratio delle immagini TV era ancora il 4:3, in panchina sedevano “l’hombre vertical” Cuper da una parte e “l’imperatore” Fatih Terim dall’altra. I nerazzurri arrivavano dalla cocente sconfitta per 6-0 nel derby della stagione appena passata (in questo giorno di festa, caro tifoso interista, diamo un contentino anche ai cugini). L’Inter passò in vantaggio con Nicola Ventola al 12’, per poi soccombere sotto i colpi di Shevchenko (61’) Contra (64’) ed Inzaghi (67’). A questo, dieci minuti dopo, si deve aggiungere il quarto gol e la doppietta personale dell’ucraino. Sarà Kallon al 91’ a chiudere il risultato sul 4-2.

Nel 2012, invece, la rimonta è siglata dai nerazzurri. Da una parte Ibra in maglia rossonera (proprio come ieri), dall’altra Milito. É proprio quest’ultimo s far gioire i tifosi nerazzurri ad inizio primo tempo. Segue il famoso rigore in cui Ibra – sotto la nord, proprio come ieri – saluta elegantemente il suo ex-pubblico e poi fa i complimenti all’ex compagno Julio Cesar. Il raddoppio del Milan (sempre griffato Zlatan) arriva trenta secondi dopo l’inizio della ripresa. Poco dopo, l’errore di Abate, che atterra in area Milito, riapre la partita. Rigore trasformato e parità. Molti problemi del Milan, negli ultimi dieci anni, hanno fatto rima con terzino destro. Poi, se ci si mette anche un Nesta versione capitano con il braccio largo in mezzo all’area, allora non c’è molto da fare. Altro rigore, altro gol. Chiude la pratica Maicon con un siluro da fuori. É 4-2, è rimonta Inter.

Passato prossimo

La sfida di ieri era stata segnalata da molti come una probabile passeggiata, per i padroni di casa. L’unico vero timore risiedeva nell’ex da Malmoe, che nonostante le trentotto candeline sa fare ancora paura. Se da un lato in molti si aspettavano una vittoria nerazzurra, altrettanti erano convinti che la partita non sarebbe finita con pochi gol. Anche se il risultato l’Inter lo ha conseguito ed i pronostici sono stati rispettati, la sensazione è che nessuno avrebbe mai puntato su questo tipo di sviluppo della partita, soprattutto in termini di punteggio. Doppio vantaggio milanista nel primo tempo? Difficile. La squadra di Conte che non aggredisce la partita, con la possibilità di agganciare la rivale scudetto? Impronosticabile. Quattro gol rifilati nella ripresa e conseguente vittoria? A quel punto un azzardo. Insomma, è stato un match dai mille risvolti e dalle due-facce. Un match che proviamo ad analizzare con i numeri dopo averlo osservato – un paio di volte – attentamente.

Il primo tempo

Fossimo stati nei panni dei tifosi rossoneri, il nostro primo pensiero alla fine del primo tempo sarebbe stato: “ora arriva il difficile”. Il secondo pensiero, invece, torna utile per analizzare il match: per tutta la prima frazione il Milan ha effettuato un ottimo pressing e delle ottime ripartenze, al di là dei due gol arrivati sul finire dei 45’. Sì, il pressing della squadra ed alcune scelte di Pioli sono state fondamentali per ottenere un risultato parziale inaspettato ma legittimo. Nonostante il PPDA fatto registrare durante il derby sia più alto rispetto alla media stagionale dei rossoneri, nel momento di massima pressione offensiva da parte del Milan sono arrivati i due gol.

I due palloni rossi segnalano i gol dei rossoneri, in quel momento i passaggi effettuati dall’Inter per azione hanno raggiunto il picco massimo di 6,7. Per intendersi la media migliore in campionato, ad oggi, la possiede il Bologna con 7,49. Ma, come sappiamo, il dato sul PPDA non racconta tanto della qualità del pressing di una squadra, quanto piuttosto della quantità. Il primo tempo, infatti, è costellato da azioni in cui il Milan pressa altissimo gli avversari in fase di costruzione, arrivando addirittura un paio di volte ad accorciare a ridosso dell’area di rigore.

In questo primo fermo immagine, possiamo notare come i centrocampisti e gli attaccanti rossoneri – grazie sopratutto al #10 Calhanoglu – riescano a mettere in seria difficoltà l’Inter per tutto il corso del primo tempo. In questo caso Skriniar riesce a trovare il #77 interista Brozovic ma la ricezione è difficoltosa e la ripartenza interista rallentata

In questo caso è sempre Skriniar a subire la pressione di Castillejo ed Ibrahimovic

A questo punto lo scarico di Skriniar (che rischia di essere preda del #7 rossonero) arriva a Brozovic  che – sempre spalle alla porta avversaria – non riesce a girarsi per la marcatura a uomo di Çalhanoglu

A quel punto Brozovic sparacchia di prima intenzione un pallone a cercare Young sulla corsia sinistra del campo. Ma l’apertura è sbagliata e la palla viene recuperata dal Milan

La prima, evidente, scelta tattica di Pioli risulta essere vincente: marcatura a uomo di Calhanoglu su Brozovic. Il lavoro del turco, nel primo tempo, è encomiabile. Sgrava spesso Ibrahimovic dall’effettuare un pressing “attivo” – dando la possibilità alla svedese di compiere più un pressing di posizione (come si può notare nelle immagini appena osservate) e sprecare meno energie.

Come si può notare da queste due immagini, le zone di campo calpestate dai due sono praticamente le stesse: all’altezza della trequarti offensiva del Milan, che è la trequarti difensiva dell’Inter. 

Un’altra scelta assolutamente vincente da parte di Pioli riguarda sempre la pressione difensiva della squadra milanista. Vera chiave di volta del primo tempo sono i due esterni (Castillejo e Rebic) che sviluppano un pressing selettivo volto a disturbare la costruzione dell’azione dell’Inter non solo per vie centrali ma anche sulle fasce.

É sempre Skriniar l’uomo che fa ripartire l’azione interista. In questo caso il #10 rossonero decide di lasciare la marcatura di Brozovic (prontamente sostituito da Kessiè) per dettare la pressione del Milan

Mentre il turco accorcia sullo slovacco a centro area per non offrire a Young quella linea di passaggio, Castillejo cerca di intervenire sulla palla. Young si trova senza nessuno scarico vicino da poter eseguire

L’unica cosa che può fare è cercare il passaggio sulla stessa fascia a Barella (abbastanza in difficoltà per tutta la prima parte del match) che perde palla sulla pressione di Conti

Ma se il secondo gol è arrivato per un concorso di colpa Skriniar – Padelli, il primo vantaggio milanista ha visto la nascita grazie ad una palla rubata da Bennacer, arrivata in seguito ad un errore di De Vrij in fase di impostazione, grazie all’ottimo pressing milanista.

L’Inter, appena ripartita con una rimessa dal fondo, non ha il tempo di organizzarsi. Kessiè aggredisce il portatore di palla de Vrij che non riesce a vedere Vecino libero e non ha spazio per servire Candreva (#87) grazie alla copertura di Rebic; la presenza di Ibra alle spalle dell’olandese fa sì che anche Godin non possa ricevere un retropasaggio. Non resta che calciare lungo …

… A quel punto il pallone è preda di Bennacer che serve poi Kessiè. Da qui si innesca l’azione che, attraverso il cambio di gioco su Castillejo, porterà alla sponda di Ibra e al gol di Rebic

Tutte queste azioni di interdizione e pressing fanno sì che il primo tempo sia a favore dei rossoneri. Sono 259 le azioni tentate dalla squadra rossonera nella prima frazione di gioco (concluse positivamente con l’84,6%) a fronte delle “sole” 195 interiste (chiuse positivamente con l’81,3%).

Anche le percentuali di riuscita in impostazione sono a favore dei rossoneri.

E l’Inter? I nerazzurri in questo primo tempo appaiono la brutta copia della squadra vista in molti momenti della stagione (salvo qualche partita nel fatidico mese di gennaio). É addirittura Lukaku che al 35’ del primo tempo chiama a raccolta i suoi e chiede esplicitamente di aspettare la squadra rossonera e non effettuare il pressing.

Eloquente gesto da parte di Lukaku che chiede ai suoi di non uscire in pressione

Nel secondo tempo l’Inter continuerà ad applicare una strategia difensiva più attendista, senza aggredire troppo in alto i portatori di palla rossoneri. A cambiare saranno le scelte in fase di impostazione.

Ultima nota, prima di passare ad analizzare il secondo tempo: la costruzione di gioco da parte del Milan. Se da un lato non è mai stata impeccabile, si è compreso una volta di più chi – in questa squadra – ha i compiti di portare il pallone nella trequarti avversaria dalla difesa (Theo Hernandez, Bennacer e, in parte, Castillejo) e chi invece può diventare un plus oppure un minus a seconda delle scelte che effettua. Calhanoglu, nel momento in cui gioca di prima ed utilizza le sponde di Ibrahimovic, può essere una spina nel fianco per gli avversari. Al contrario, quando porta il pallone risulta prevedibile e poco efficace per la propria squadra. La corsia di sinistra, sopratutto nel primo tempo, è stata il vero punto vincente del Milan.

Secondo tempo

Se il primo tempo è stato vinto dai rossoneri, il secondo è a completo vantaggio dei cugini interisti, e non solamente in termini di punteggio. Bastano pochi minuti – sei per l’esattezza – a fare sì che il piano difensivo del Milan crolli inesorabilmente.

La marcatura a uomo di Calhanoglu su Brozovic – attuata egregiamente in tutto il primo tempo – si intravede in questo momento … 

… per poi perdersi definitivamente 8 secondi dopo. Tanto basta al croato per scrollarsi di dosso il turco e farsi trovare libero appena fuori dall’area (come peraltro il #23, Barella)…

… libertà che permette a Brozovic di farsi trovare pronto per scagliare un sinistro al volo che finisce alle spalle di Donnarumma

Questo gol è frutto di un errore non solo del singolo (Calhanoglu che non segue il proprio uomo in marcatura) ma anche più in generale di tutta la squadra. Vediamo addirittura otto giocatori (nove con il portiere) all’interno dell’area di rigore – con il rischio di tenere tutti gli avversari in gioco – e nessuno a contrastare due uomini tra i più pericolosi al tiro da fuori. Una mancanza probabilmente determinata da un atteggiamento troppo prudente del Milan, ai limiti del timoroso, tipico di una squadra che sa di avere di fronte avversari più forti e in grado di recuperare la partita da un momento all’altro.

Due minuti dopo, invece, è sufficiente l’errore di un singolo giocatore per avverare gli incubi rossoneri: si tratta di Conti.

Quando il terzino destro del Milan si accorge di tenere in linea Sanchez, prova addirittura a fare un balzo per far scattare la trappola del fuorigioco, ma è troppo tardi

A questo punto Conti non può più neppure cercare di chiudere Sanchez. Si limita ad alzare il braccio alla Baresi maniera per chiamare un fuorigioco che non c’è. Sanchez è poi bravo a stoppare e a vedere Vecino a rimorchio mentre tutta la retroguardia rossonera corre verso la porta

L’esito lo conosciamo tutti. E questo è un errore fatale, che porta l’inerzia della partita dalla parte dei nerazzurri e condanna il Milan a un secondo tempo di ulteriore sofferenza difensiva, fino a subire gli altri due gol. Il colpo di testa di De Vrij da calcio d’angolo è un altro errore del singolo (Romagnoli) in marcatura, o meglio, è un duello aereo perso. Quello di Lukaku, invece, racconta di una squadra sbilanciata in attacco e condannata dall’ennesimo duello individuale a sfavore (Lukaku vs Kjaer).

Ma quindi quattro gol in quarantacinque minuti sono solo colpa delle mancanze del MIlan? No, decisamente no, perché Conte ha apportato correzioni decisive nei suoi. Vediamo quali. 

Rispetto al primo tempo, la ripresa interista ha visto un cambiamento sistematico della retroguardia nerazzurra in fase di impostazione.

Nel momento in cui il pressing del Milan si fa meno propositivo (dopo un’ora di gioco e già sul risultato parziale di 2-2) la palla può viaggiare sia tra i centrali – e questo è un demerito milanista – ma anche con lanci in profondità perché a quel punto gli attaccanti dell’Inter sono pronti a ricevere.

É questo il caso. La palla, per arrivare a Godin è passata dai piedi degli altri due centrali,  e verrà lanciata conseguentemente a Lukaku

Numericamente cos’é cambiato? Nonostante siano stati effettuati meno passaggi nel secondo tempo (186) rispetto al primo (195), sono 10 di più i passaggi tentati in avanti. Anche i lanci lunghi, come quello della sequenza fotografica di prima, sono aumentati da 21 a 32, ed i passaggi nella trequarti offensiva, anche se di poco, sono anch’essi aumentati. 

Il possesso palla, di contro, è diminuito dal 46,91% del primo tempo al 41,53% del secondo tempo, anche se la sensazione che si ha avuto in diretta è stata comunque quella di una Inter più padrona del campo e dell’inerzia del gioco.

Offensivamente parlando, invece, il dato più importante lo abbiamo alla voce “contropiede”. Nessun tentativo fatto nel primo tempo, a fronte dei 6 effettuati nel secondo tempo, di cui 3 riusciti. I tiri in porta tentati sono passati da 6 (di cui solo 2 riusciti) nel primo tempo a 11 (di cui 6 nello specchio della porta) nel secondo tempo.

Nella metà campo difensiva, invece, l’Inter del primo tempo aveva compiuto 42 recuperi totali a fronte di soli 19 duelli difensivi tentati.

Nel secondo tempo, invece, è tutto il contrario: sono “solo” 29 i palloni recuperati mentre i duelli difensivi aumentano fino ad arrivare a 37.

Come possiamo notare dalle mappe dei recuperi difensivi, rimane invariata la percentuale delle palle recuperate all’interno delle singole “macro-zone” (difesa, centrocampo, attacco). Ciò che cambia radicalmente è la diminuzione del numero di palle recuperate all’interno dell’area di rigore e il conseguente aumento di quelle ottenute nella propria trequarti oppure più a ridosso della propria metà campo. A questo si aggiunga una distribuzione migliore delle zone in cui l’Inter è riuscita a costruirsi vantaggi e la quasi totale assenza di palle recuperate nella metà campo offensiva.

Questo ci porta a pensare che il Milan è riuscito ad attaccare in maniera minore (o meno efficace) l’Inter all’interno – o a ridosso – della propria area di rigore. A loro volta, i nerazzurri, sono riusciti a risultare più efficaci sulle linee di passaggio e/o in fase di copertura all’interno della propria metà campo e, in ultima analisi, hanno evitato di prendersi rischi con un pressing alto (complice anche il pareggio immediato). Queste le scelte vincenti che Conte – e l’Inter – hanno saputo utilizzare per portarsi a casa la stracittadina.

Milan e Inter escono dal derby con umori inevitabilmente diversi: se da una parte la squadra di Pioli si è ancora una volta scontrata con la limitatezza tecnica e attitudinale di molti dei suoi singoli (pensiamo agli errori di Conti e Çalhanoglu nei primi due gol subiti, così come ai duelli individuali persi nelle altre occasioni decisive della partita), dall’altra l’Inter ha probabilmente capito una volta per tutte che non può più nascondersi dal ruolo di prima concorrente per lo scudetto. 

L’intera dinamica della partita – tanto nell’andamento del punteggio quanto nell’atteggiamento delle due squadre – ha confermato le sensazioni della viglia e di un campionato: al di là delle retoriche e delle pretattiche, il derby di Milano non è (più) lo scontro titanico tra due superpotenze del calcio italiano ed europeo, ma purtroppo al momento è “solamente” una partita tra una squadra attrezzata e consapevole del proprio livello e una volenterosa ma ancora inadeguata esponente della classe media della serie A. Una volta la Scala del Calcio era la casa di grandi interpretazioni: ora ci sembra più di vedere un attore affermato che si confronta con un diplomando alla scuola di recitazione. Con buona pace dell’Academy.

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