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Qualcosa è cambiato

«Testa alta e giocare a calcio»

A quattro mesi di distanza, la tagline scelta da Marco Giampaolo agli inizi della sua avventura in rossonero suona drammaticamente ironica, se messa a confronto con gli esiti e l’epilogo della sua breve cavalcata sulla panchina del Milan. L’allenatore che doveva restituire al Diavolo una precisa identità di gioco e una soddisfacente continuità di risultati è riuscito solamente a infrangere il record negativo per quanto riguarda la media-punti: 1,29 in sette partite, la più bassa della storia del Milan post-Allegri.

Eppure chi gli è succeduto, al momento, ha fatto addirittura peggio. Ebbene sì, nonostante gli intenti bellicosi («Testa alta o bassa, l’importante è vincere») Stefano Pioli ha collezionato, a fronte dello stesso numero di partite disputate, una media punti di 1,14. Giunto con i gradi di “normalizzatore”, l’allenatore nato a Parma non ha ancora dato la sferzata che si auspicava per raddrizzare una stagione che vede il Milan languire nella metà destra della classifica.

Ma quindi si stava meglio quando si stava peggio? Andiamo a scoprirlo mettendo a confronto i numeri collezionati dai due allenatori rossoneri fino a questo punto della stagione.

Gli avversari di Giampaolo VS gli avversari di Pioli

Prima di tutto è giusto capire chi sono state le avversarie dei due, per iniziare a creare un confronto. Ad oggi, il Milan ha collezionato 17 punti totali (9 punti Giampaolo, 8 Pioli). Se andiamo a studiare la media punti prodotta dalle squadre che il Milan ha affrontato, vediamo che le squadre contro cui ha giocato Giampaolo hanno prodotto 17 punti di media in queste prime 14 gare, mentre la media degli avversari di Pioli è stata di 22,1. Anche la posizione in classifica media delle squadre affrontate da Pioli è più alta (8,4) rispetto a quelle affrontate da Giampaolo (12,4).

Andando un po’ di più nello specifico, vediamo contro quali squadre hanno giocato i due allenatori.  

Il Milan di Giampaolo ha affrontato nell’ordine: Udinese, Brescia, Hellas, Inter, Torino, Fiorentina, Genoa. Un calendario che sulla carta – ma anche un po’ nella sostanza – risultava tutto sommato agevole (tolta la sfida con l’Inter, anche se in linea di principio i derby dovrebbero fare storia a sé). Da queste sette partite, sono invece uscite tre vittorie col minimo scarto (1-0 a Brescia e Hellas, 2-1 al Genoa, con rigore fallito dagli avversari) e quattro sconfitte più o meno sonore (tra tutte, la débâcle in casa con la Fiorentina e la sconfitta subita in rimonta dal Torino).  

Queste invece le squadre affrontate da Pioli alla guida dei rossoneri: Lecce, Roma, Spal, Lazio, Juventus, Napoli, Parma. Al netto del rendimento, quattro di queste sette compagini hanno rose e ambizioni superiori al Milan fin dall’inizio. Tant’è che contro Roma, Juve, Lazio e Napoli il Milan ha ottenuto solo un punto, peraltro contro partenopea, che più che una squadra al momento è una polveriera. Chiudono il conto un pari col Lecce e due vittorie con Spal e Parma. 

Se dunque da una parte i punti racimolati da Pioli sono di meno di quelli di Giampaolo, dall’altra va riconosciuto che il calendario messo di fronte all’allenatore ex-Fiorentina è stato oggettivamente più complicato.

C’è qualcosa che funziona?

Che uno dei principali problemi del Milan sia l’aridità realizzativa, non lo scopriamo certo noi. I marcatori del Milan, ad oggi, risultano essere Hernandez (terzino sinistro) e l’ormai contestatissimo Piatek con 3 reti. Segue Calhanoglu con 2 segnature, e poi quattro uomini con un gol a testa :Kessiè, Bonavnetura, Suso e Leao. Nient’altro. Il Milan ha segnato 13 gol in 14 match, che significa 0,92 gol a partita distribuiti in maniera quasi uguale tra i due allenatori: 6 gol per Giampaolo, 7 per Pioli. Più nello specifico, con Giampaolo il Milan ha segnato 3 gol su rigore (il 50% delle marcature) mentre i 7 gol di Pioli sono arrivati grazie ad un autogol, a una punizione (vittoria con la Spal) e a cinque azioni di gioco. Va da sé che la difficoltà nel costruire efficaci azioni offensive da parte di Giampaolo, segnalata a più riprese da molti, trova un parziale riscontro in questi primi numeri. Allo stesso tempo, però, non si può certo dire che anche il Milan di Pioli stia brillando dal punto di vista realizzativo. Da segnalare che i gol, con Giampaolo, sono stati segnati da Piatek (2 rigori), Leao, Calhanoglu, Kessiè e Theo Hernandez. Con Pioli, invece, i marcatori sono: Theo (2), Suso, Bonaventura, Piatek e ancora Calhanoglu. Sono cambiati gli allenatori, ma non più di tanto i (pochi) marcatori.

Fase offensiva

Prendiamo spunto dall’affermazione più ascoltata e letta nelle settimane della contestazione nei confronti di Giampaolo e presente, invece, nelle arringhe difensive per quanto riguarda Pioli: “ma il Milan, finalmente, ha un gioco offensivo e tira in porta!”

Effettivamente questa affermazione è veritiera: se andiamo a prendere i numeri a nostra disposizione, il Milan targato Giampaolo ha tirato in porta complessivamente 86 volte (media di 12,28 tiri ogni 90’) e di queste 86, solo 22 tiri sono stati indirizzati nello specchio (25,58%). A fronte di poco più di 3 tiri in porta a partita, il Milan delle prime sette gare ha segnato 0,92 gol su 90’. Quello di Pioli, invece ha numeri più alti: 112 sono i tiri totali verso la porta nei 7 incontri disputati fino ad ora (media di 16 tiri ogni 90’). Di questi, 37 sono stati quelli calciati all’interno dello specchio (il 33,03%), ovvero 5,28 tiri a partita. Nonostante questi numeri più “incoraggianti”, c’è solo un gol (in più a favore di Pioli) di differenza tra le due versioni.

É interessante capire cosa fanno le altre squadre della Serie A. La media del campionato di Serie A stagione 2019/2020 vede numeri in linea con quelli di Giampaolo in rossonero per quanto riguarda i tiri totali su 90’: 12,83 con – sostanziale differenza – il 34,65% degli stessi convertiti all’interno dello specchio della porta. Il Milan di Pioli, invece ha numeri sopra media per quanto riguarda i tiri totali e una percentuale nello specchio (33,03%) in media con la Serie A.

Il Milan di Pioli, quindi, è in linea con un Napoli in (quasi) crisi e ha più tiri della Lazio (3a in classifica). Quindi si è rimesso in carreggiata? I risultati, ad oggi, dicono di no (con alcune riserve, ovvio). Però, non è necessario tirare molto in porta per essere in zona Europa, come dimostra il Cagliari (link al nostro articolo).

Se andiamo a prendere la percentuale di tiri in porta delle squadre in esame, vediamo come il problema di Giampaolo non fossero tanto il numero di tiri totali, quanto la percentuale di quelli nello specchio, che era la più bassa in assoluto fino all’arrivo di Pioli. Ora è dello 0,3% più alta dell’ultima in questa classifica, la Spal con 29,5% .

Fase difensiva

Il Milan ad oggi subisce più di un gol a partita (1,21) così suddivisi: 8 gol in 7 partite per Pioli (1,14) e 9 gol in 7 partite per Giampaolo (1,28). Il Milan di Giampaolo subiva 12,14 tiri in media a partita (35,29% dei quali nello specchio della porta) mentre Pioli accusa 9,14 tiri totali nei 90’ con una percentuale in porta del 45,31%. Questa maggiore percentuale di tiri nello specchio spiega come mai, nonostante Pioli abbia subito un media di 3 tiri in meno a partita, i gol subiti siano praticamente gli stessi. E’ interessante notare anche che la media in Serie A per quanto riguarda i tiri subiti è di 12,82: una buona media a livello teorico per il Milan di Pioli, che ha diminuito il numero di tiri concessi agli avversari; il guaio però è che fino ad oggi questi tiri concessi hanno registrato una percentuale nello specchio e quindi di realizzazione ancora troppo elevata.

Un altro dato da analizzare prima di osservare qualche azione difensiva, è sicuramente il PPDA: 9,47 per il Milan di Giampaolo, 8,95 per quello di Pioli, per un totale di 9,21 nel corso della stagione. In tal senso, la media del campionato risulta essere di un punto superiore (10,48) e non necessariamente tutte le squadre nei primi posti della classifica si trovano con un PPDA basso (Cagliari e Lazio, ad esempio, sono rispettivamente quintultima e quartultima con 12,27 e 12,35). Va da se che in un Milan che non ha né particolari doti offensive (con meno di un gol a partita) e neppure ottime capacità difensive (visti i tiri concessi nello specchio), un PPDA così “alto” spiega ancora meglio la posizione deludente dei rossoneri in classifica.

Al di là dei problemi in attacco, dunque, il Milan ha necessità di migliorare le proprie prestazioni anche in difesa. Ma cosa succede in campo? In effetti tra i gol concessi dal Milan si trova un po’ di tutto: gol da corner, punizioni, rigori ma sopratutto errori in 1vs1 e poca pressione da parte dei centrocampisti. In tal senso, il gol di Dybala in Juventus Milan 1 – 0 racchiude queste due grosse lacune dei giocatori rossoneri.

 Paquetà e Bonaventura provano a portare pressione al portatore di palla (Douglas Costa) che però riesce a divincolarsi e passa il pallone a Dybala

 Dybala, ad un tocco, fa sponda per Pjanic che riceve il pallone praticamente libero

 Pjanic, infatti, addomestica il pallone e serve Douglas Costa che scambia corto con Dybala

 Dybala punta la porta e salta Romagnoli, al limite dell’area, in 1vs1

A questo punto, l’argentino, può concludere con un rasoterra che si insacca alle spalle di Donnarumma

Un’altra azione abbastanza emblematica è il primo gol subito contro la Lazio a San Siro, che vede entrambi gli errori che più frequentemente si palesano durante le gare dei rossoneri.

 In questa azione, Theo Hernandez cerca di portare pressione alla Lazio, in uscita dalla difesa. Il pressing arriva in maniera poco efficace, Theo si fa saltare dal passaggio che arriva nei piedi di Luis Alberto

 A questo punto Luis Alberto ha tutto il tempo di controllare la palla, girarsi ed iniziare la corsa palla al piede verso la porta ed osservare i suoi due compagni (Immobile e Lazzari) correre sulla fascia destra verso la porta

 Luis Alberto può percorrere indisturbato qualche metro di campo prima di scaricare la palla all’indirizzo di Lazzari, sulla corsia di destra. A questo punto c’è un grosso errore difensivo. Theo sta rientrando verso il centro dell’area, Bennacer cerca – senza riuscirci – la chiusura su Luis Alberto e Romagnoli invece stringe verso il centro dell’area per la marcatura su Immobile. Risultato: nessuno cerca di chiudere su Lazzari

Lazzari indisturbato (se non dalla tiepida presenza di Bennacer) può mettere il cross verso il centro dell’area

 A questo punto, Immobile, può colpire di testa senza pressione perché Romagnoli si trova in una zona di campo praticamente inutile (mentre, con ogni probabilità, sarebbe dovuto andare lui a chiudere su Lazzari, scalando) e Leo Duarte marca la punta Laziale da dietro, facendosi anticipare

In questi due casi gli errori dei singoli e di un sistema difensivo non funzionale portano a due gol non molto complicati che, per di più, non possono essere attribuiti al caso oppure ad un’azione sporadica di contropiede.

Possiamo affermare, quindi, che in questo caso sono i singoli difendenti milanisti a peccare di ingenuità (o di insicurezza?). Ad oggi, né Pioli né Giampaolo sono riusciti a dare una struttura difensiva adeguata ad una squadra che dovrebbe lottare per la zona Europa. Nessuna squadra nelle prime 6 (ad oggi il Milan si trova in 11a posizione) ha una differenza in negativo tra gol subiti e gol fatti.

In questo grafico si nota che la squadra con il miglior “+/-“ (ossia la differenza tra la media dei gol fatti e quella dei gol subiti) è nettamente la Lazio con +1,31, mentre le peggiori sono Juve e Roma (+0,69 e +0,67). La squadra più “Zemaniana” risulta essere l’Atalanta : +0,86 ma con numeri altissimi sia nei gol fatti che in quelli subiti.

Il Milan, in questo “plus/minus” si trova a -0,29 (1,21 i gol subiti e 0,92 i gol segnati). Per dare un quadro più completo, il peggiore “+/-“ in Serie A lo ha il Brescia con -1,14, mentre le uniche 2 squadre tra le prime dieci in classifica generale con un valore plus/minus negativo sono l’Hellas (8o in classifica ma con -0,19) ed il Torino (10o in classifica con -0,27). Anche questo valore, quindi, motiva la posizione in classifica dei rossoneri.

Fase d’impostazione

Se andiamo ad analizzare il momento in cui il Milan è in possesso del pallone, ci possiamo rendere conto di alcune diversità tra le gestioni Pioli e Giampaolo.

Giampaolo ha cercato di dare al Milan un’identità votata al possesso del pallone. Nelle prime sei giornate il suo possesso palla è stato – in media – del 58,63% (con picchi del 66% con il Verona ed un minimo di 54% nel derby). Parliamo di prime 6 giornate perché contro il Genoa, in maniera piuttosto sorprendente, il Milan ha tenuto il possesso solo per il 47% e la vittoria è arrivata con un uomo in meno e dopo un ultimo quarto d’ora di sofferenza pura (un rigore sbagliato da parte dei rossoblu e un 33% di possesso per il Milan).

Pioli, invece, ha numeri più eterogenei: con una media di 54,35% durante le 7 partite finora disputate, ha picchi del 66% (l’ultima sfida contro il Parma) ma anche punte “negative” con Lazio e Juve (47% e 42%).

E’ particolare come i Milan dei due allenatori “reagiscono” al possesso palla: se prendiamo in esame le 4 vittorie arrivate con il risultato di 1-0, ci rendiamo conto come nelle due partite vinte da Giampaolo il Milan ha segnato l’unico gol nei momenti di massimo possesso palla, mentre per Pioli lo stesso risultato è stato ottenuto nei momenti di minimo possesso palla.

Gli altri numeri, invece, parlano di un Milan che con Giampaolo – visto il possesso di palla maggiore – produceva poco meno di 500 passaggi a partita (495) ed il 30% di essi erano passaggi in avanti (149); 34, invece, era il numero dei lanci lunghi ogni 90’. Pioli, con il suo Milan, sviluppa pochi passaggi in meno rispetto al Milan del suo predecessore (470 passaggi totali). Per quanto riguarda anche i “passaggi in avanti”, la differenza è minima (145, ovvero il 30,8%) mentre i “suoi” giocatori tentano più lanci lunghi, una media di 45 ogni 90’.

Le percentuali di Giampaolo sono dell’88,9% per quanto riguarda l’accuratezza dei passaggi totali, 81,9% per i passaggi in avanti, e 67,6% di lanci lunghi. Anche qui c’è una differenza tra i due tecnici, a favore di Giampaolo. Pioli ha percentuali inferiori in tutti e tre i valori: riesce a fare arrivare a destinazione l’86% dei passaggi totali, il 78% dei 145 passaggi in avanti, e il 60% di lanci lunghi. Insomma, il Milan di Giampaolo era più preciso ma evidentemente meno efficiente; quello di Pioli commette più errori ma è riuscito a concretizzare un po’ meglio le occasioni.

Posizioni medie

Prendiamo come esempio le due partite vinte con il risultato di 1-0 contro Brescia e Parma, perché le due avversarie hanno giocato con lo stesso modulo. Non avendo un campiona ampio di partite proveremo ad analizzare le posizioni medie ed i giocatori più coinvolti nella manovra delle due versioni milaniste.

Diamo, in prima battuta, qualche numero aggiuntivo: contro il Brescia, il Milan ha effettuato 505 passaggi totali con l’88,3% di accurati, ha tirato 14 volte ma solo 4 nello specchio (28,5%), e ha avuto un possesso palla del 60%. Pioli contro il Parma, invece, ha fatto registrare parecchi passaggi in più (598) ed anche l’accuratezza è stata di un paio di punti superiore (90,6%); ha tentato il tiro per 28 volte, ma con la stessa percentuale nello specchio (28% con soli 7 tiri dentro la porta). Il possesso palla è stato addirittura del 66%.

Ciò che maggiormente salta all’occhio guardando le due mappe, è l’altezza ed il baricentro più alto del Milan di Pioli. La squadra ha giocato l’84% dei propri palloni tra il centrocampo e l’attacco, mentre il Milan contro il Brescia solo il 75%. Oltretutto, come si vede dalle distanze medie tra i giocatori, la squadra di Pioli gioca molto più “compatta” rispetto al Milan di inizio stagione.

I terzini (4 diversi nelle due sfide) Conti (#12) e Hernandez (#19) (autore del gol) giocano nella metà campo offensiva del Parma ed entrambi hanno un impiego piuttosto elevato (più le frecce sono spesse, più gli scambi tra i giocatori sono in numero maggiore). I terzini utilizzati nella sfida contro il Brescia, Calabria (#2) e Rodriguez (#68) giocano mediamente più bassi e solo Calabria riceve e gioca un numero di palloni elevati, mentre Rodriguez ha degli scambi in numero maggiore solo con Romagnoli (#13). Quindi il gioco sulle fasce di Pioli è molto più intenso.

La sempre spinosa questione Suso è stata affrontata più o meno allo stesso modo dai due allenatori: la zona di campo che ricopre lo spagnolo è simile (poco più spostato verso il centro con Pioli). Molto diverse, invece, le scelte su Piatek (altro argomento clou): se con Giampaolo, il polacco, giocava a ridosso dei centrocampisti, con Pioli è molto più vicino all’area di rigore. In entrambi i casi, però, la mole di palloni giocati dal Piatek è piuttosto bassa (contro il Brescia, però, è entrato al 65’ al posto di Andrè Silva [#27]).

In conclusione

Possiamo dire che la vera essenza della squadra di Pioli viene a galla quando me ce lo aspettiamo: questo Milan scende in campo con interpreti che cercano di fare la partita (basta vedere il possesso di palla elevato in quasi tutte le occasioni), ma fa più male quando viene attaccato (o, almeno, lascia parzialmente il pallino del gioco ai propri avversari). Per essere davvero efficiente, forse Pioli dovrebbe riuscire a dare un’impostazione in un certo senso più “provinciale” a questo Milan: pressing più estremo e verticalizzazione a cercare Piatek, sperando che possa rivelarsi un’arma migliore di ciò che si è visto fino ad ora. Insomma, in un certo qual modo bisognerebbe fare tesoro delle scelte di Gattuso, che lo scorso anno modellava la squadra in base all’avversario che si trovava davanti domenica per domenica.

Giampaolo, invece, ha cercato di offrire un’identità ad una squadra troppo fragile. Lo dimostrano le (poche) vittorie ottenute, esclusivamente nei momenti di massimo controllo del pallone contro squadre molto attendiste. Con questo non abbiamo intenzione di sentenziare che Pioli è meglio di Giampaolo o viceversa, ma sicuramente ciò che ha dimostrato il tecnico ex Sampdoria ad inizio anno non è stato sufficiente. I suoi errori sono stati chiari, soprattutto nell’immaginare una squadra inadatta agli interpreti a disposizione. 

Fun fact che riporta la Gazzetta dello Sport: quando Pioli subentrò a De Boer sulla panchina dell’Inter partì a rilento (4 punti in 4 giornate, proprio come questo inizio ed una media peggiore del proprio predecessore) ma dopo la 16a giornata (vittoria contro il Genoa) riuscì ad infilare 7 vittorie consecutive. L’inter, in quel momento, si trovava 11a a -11 dall’Europa. Proprio come adesso. Quindi c’è da aspettare la sfida di domenica contro il Bologna ed i successivi mesi, con l’augurio da parte dei tifosi rossoneri di un finale di stagione diverso da quello vissuto in nerazzurro.

E’ però abbastanza ingiusto, e questa è la nostra ultima riflessione, spernacchiare eccessivamente un uomo di calcio come Giampaolo per aver fallito al suo primo esame “da grande”. Le sconfitte col Milan non cancellano quanto di buono ha dimostrato negli anni precedenti. Errare è umano, deridere è indelicato e soprattutto rischioso. Non era un visionario prima, non è un incompetente adesso. Giampaolo ha semplicemente – e inevitabilmente – pagato i suoi errori. Più in alto voli, più la caduta è fragorosa, ma molto probabilmente il tecnico abruzzese è stata la vittima sacrificale (non la prima) di ambizioni mal riposte da parte della dirigenza milanista. Forse è su questo che il Milan dovrebbe interrogarsi sul serio.

[I dati e le statistiche riportati nell’articolo sono tratti dal sito Wyscout.com]

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