Ritorno al futuro

Otto motivi per voler riabbracciare Bruno Fernandes


Duemilacentodiciotto sono i chilometri che separano Novara da Lisbona. La storia è quella di Bruno Miguel Borges Fernandes, per tutti Bruno Fernandes. Portoghese, nato a Maia l’8 settembre 1994. Cresciuto prima nel Boavista e poi nel Novara, che lo acquista nell’estate del 2012 per 40mila euro, esordisce in prima squadra nel novembre dello stesso anno – dopo aver disputato qualche partita nella primavera. Da quel momento diventa l’uomo giusto al posto giusto, nel centrocampo di una squadra che arriverà fino alle semifinali playoff di Serie B. L’anno successivo, l’Udinese acquista il centrocampista con la formula della comproprietà, e lo tiene con sé per i successivi tre anni. Poi Sampdoria, per una sola stagione, ed infine – per 9 milioni di euro – lo Sporting di Lisbona. Qui Bruno Fernandes porta a compimento una maturazione che arriva alla fascia di capitano e al record di gol segnati da un centrocampista in un campionato europeo (nel 2019, dopo una tripletta siglata contro il Belenenses). Ora è il giocatore che vale di più nel campionato lusitano. É il pezzo più pregiato dello Sporting, e per noi è il centrocampista più bello dell’Europa League. La sua è una storia di viaggio e di ritorno, vissuta sull’asse Portogallo-Italia. Ecco i nostri personalissimi otto (come il suo numero di maglia) motivi per cui vorremmo che questa strada venga percorsa di nuovo.

#1 La zona di campo

Bruno Fernandes è un centrocampista che può giocare veramente in qualsiasi zona del campo. Dal punto di vista del posizionamento, il portoghese sarebbe un unicum anche nel campionato di Serie A. Nessun centrocampista concentra il proprio gioco in egual modo a destra, a sinistra ed al centro.

Se torniamo indietro e osserviamo la heatmap del 2015/2016 ad Udine, ci possiamo accorgere di quanto il suo gioco, o meglio, la sua posizione sia cambiata e si sia trasformata sino ad arrivare a quella odierna. Un giocatore che può giocare una data zona del campo (ad esempio esterno alto a sinistra, come ad Udine) fino ad arrivare a ricoprire la totalità di un centrocampo in un campionato di prima fascia (mantenendo numeri da capogiro, come vedremo più avanti) è merce rara.

#2 Gli assist

Otto quelli compiuti quest’anno tra campionato portoghese ed Europa League, con la maglia dello Sporting: 0,44 assist ogni 90’.

Ce ne sono per tutti i gusti: da battitore di calcio d’angolo.

Sporting Lisbona – PSV 4 – 0 (Europa League)

Da esterno offensivo:

Grazie ad un cross dal fondo, dopo aver saltato l’avversario con un dribbling riuscito, dalla destra (Maritimo – Sporting 1 – 1)

Da giocatore dinamico ed altruista:

Luciano Vietto #10, in possesso di palla, vede e serve con un gran pallone in profondità l’inserimento di Bruno Fernandes alle spalle della linea avversaria

Bruno Fernandes, con un ottimo tempismo, coglie di sorpresa difensore e portiere e ( come si può notare nel fermo immagine) alza la testa per servire il suo compagno (#29 Luiz Phellype) che può concludere a porta vuota (Portimonense – Sporting 1 – 3)

Da trequartista esperto nel mandare a rete i compagni:

Bruno Fernandes al limite dell’area (zona sinistra) decide di pennellare un assist da fermo – con quattro difensori a cercare la chiusura

Il passaggio è un cioccolatino che cade preciso sul piede del #11 (Raphinha) che deve solo spingere, in acrobazia, la palla in rete (Portimonense – Sporting 1 – 3)

Da vecchia volpe del gioco:

Qui riceve un pallone da una rimessa laterale e, con un no-look, serve d’esterno destro Luiz Phellype #29 che di testa segna il gol dell’1 a 0 (Sporting – PSV 4 – 0)

#3 I gol

Vi abbiamo già detto che il lusitano ha superato il record di gol segnati per un centrocampista in un campionato europeo? Bene, non è l’unica cosa che possiamo dire a riguardo. Se nella scorsa stagione ci aveva sorpreso – dimostrando che la crescita definitiva era alle porte – in questa prima parte di stagione ha confermato l’hype creatosi attorno al “centrocampista-goleador”.

Bruno Fernandes fa sì tanti gol. Ma non si ferma a questo: sa segnare in maniera sorprendente, con precisione ed eleganza, ma pure con una certa potenza. Tolti i rigori, nel “libro dei gol” del 25enne c’è un repertorio davvero completo.

Solo in questa stagione abbiamo osservato un gol da distanza siderale:

Chiama il pallone e lo riceve in solitudine, quasi sul cerchio di centrocampo…

… stoppa il pallone e con il primo tocco si muove verso la porta…

… e senza indugio fa partire un rasoterra da trenta metri che si insacca alla destra del portiere, baciando il palo

Ne ha segnati anche da dentro l’area. Gol fotocopia per quanto riguarda la posizione, come i due che vedremo tra poco, ma con sostanziali differenze d’esecuzione. Di sinistro, dopo un rallentamento, una finta ed una contro-finta, con forza; di destro, in corsa, di precisione.

Riceve il pallone sulla destra e decide di puntare la porta

Dopo essersi accentrato, il difensore rinviene su Bruno Fernandes che, a quel punto, inizia una danza …

… che termina con questo sinistro prepotente, scagliato verso la porta. Inevitabilmente gol

Stessa zona di campo. In questo caso però Fernandes attacca velocemente la profondità alle spalle gli austriaci del LASK

Fernandes si trova in una posizione defilata ma può indirizzare la propria corsa verso la porta, dato il vantaggio rispetto al suo diretto avversario …

In questo caso non c’è finta e non c’è indugio: conclude a colpo sicuro di destro

Il rasoterra affilatissimo di Fernandes carambola sul palo e va in rete

Ma il capitano dei “Leoes” è un centrocampista a tutto tondo. L’ultimo gol che mostriamo è arrivato grazie all’intelligenza e alla velocità di pensiero del numero 8 – nonché una buona azione difensiva -, che lo portano a tu per tu con il portiere.

Fernandes, trotterella vicino al cerchio di centrocampo mentre il pallone viaggia dalla corsia esterna verso la sua zona di campo

In questo fotogramma vediamo Bruno Fernandes che sta rubando il pallone all’avversario. Ha compiuto un ottimo gesto difensivo, andando a pressare in maniera funzionale il ricevitore del passaggio alle spalle dello stesso

Fernandes prosegue la corsa dopo aver scippato il centrocampista avversario, e punta il difensore con una finta a destra per poi andare verso sinistra

A quel punto si trova libero, davanti alla porta, pronto per calciare. Risultato, neppure a dirlo, il gol del 2 a 0

Ma andiamo a vedere con i numeri la crescita esponenziale di questo centrocampista con il vizio del gol.

Come possiamo vedere dal grafico, la crescita è stata continua. Stagione per stagione ha sempre aggiunto qualcosa al suo gioco offensivo, raddoppiando (quasi) ogni anno la sua Gol Ratio. É il primo tra i centrocampisti centrali in classifica marcatori nel campionato portoghese con 5 reti, ed ha segnato altrettanto in Europa League: 5 gol in 5 partite.

#4 I tiri

Strettamente correlati ai gol, due i grafici per far capire di che giocatore siamo innamorati.

L’aumento della Gol Ratio, ovviamente, è dovuto all’aumento delle conclusioni nel corso degli anni. Per chi obietta la scarsa qualità del campionato portoghese, beh, possiamo dire che a parità di tiri in porta (quasi 3 a partita) la differenza tra l’Italia e sopratutto le ultime due stagioni portoghesi sta nelle percentuali.

Fernandes ha alzato l’asticella del suo gioco, anche in questo caso, anno dopo anno sempre in maniera costante. Ha dimostrato di non subire il crescente carico di responsabilità a cui è stato chiamato, ed ha sempre dimostrato una certa classe; in più – soprattutto ora – ci si deve accorgere di quanto sia diventato efficiente. Ad oggi calcia in porta poco più di una volta e mezza a partita (1,68 tiri nello specchio) e insacca un terzo di queste conclusioni.

Ancora una volta dobbiamo riconoscere che non c’è un giocatore altrettanto efficace in questo momento nel nostro campionato: il centrocampista che più si avvicina per numeri offensivi è Radja Nainggolan.

Il belga segnato 4 gol (uno in meno di Bruno Fernandes) con una Gol ratio di 0,36 (0,55 per il capitano dello Sporting), a fronte di una media di 2,71 tiri a partita (conclusi in porta con un tondo 30%). Ciò significa che il capitano dei “Leoes” è nettamente davanti, se osserviamo i numeri. In più, il portoghese ha dalla sua l’età ed un probabile altro piccolo margine di miglioramento davanti a sé.

#5 La “usage”

Ora conviene chiedersi a quante azioni il lusitano prende parte.

Come si evince dal grafico, il progressivo spostamento dalla zona sinistra del campo verso il centro ha segnato una progressiva centralità del peso di Bruno Fernandes nell’economia di gioco delle squadre in cui ha militato. Nel tempo, i suoi numeri e la sua importanza per il gioco della squadra sono diventati affini a quelli di altri centrocampisti unanimemente considerati di alto livello. Per fare un confronto con l’Italia, abbiamo individuato quattro giocatori d’élite che rientrano in 90+ azioni (che siano esse offensive, difensive, di impostazione): Fabian Ruiz, Luis Alberto, Pjanic, Brozovic.

Siamo di fronte a giocatori molto diversi tra loro per caratteristiche e attitudini, ma crediamo fermamente che Bruno Fernandes potrebbe tranquillamente inserirsi nella classifica dei migliori centrocampisti della Serie A. Nessuno dei quattro presi in esame segna come lui (Pjanic, quello con la Gol Ratio più alta, segna 0,15 gol su 90’); solo Luis Alberto ha una Assist Ratio migliore del lusitano (0,59 contro 0,44), e nessuno gioca nelle stesse zone di campo di Fernandes; Brozovic e Pjanic sono più arretrati, Fabian Ruiz prevalentemente come mezzala a destra, mentre Luis Alberto gioca a sinistra e qualche metro più “in avanti”. L’unica pecca del capitano dello Sporting è la percentuale di riuscita di queste 90 azioni che tenta a partita.

Se fino ad ora abbiamo elogiato l’ottima efficienza in fase realizzativa del centrocampista 25enne, ora è arrivato il momento di bacchettarlo. La percentuale di riuscita ci rivela che Fernandes non è un grande ottimizzatore. Siamo comunque disposti a chiudere un occhio perché, se è vero che alcune giocate non gli riescono sempre, quando succede gli riescono benissimo.

#6 I passaggi

Bruno Fernandes tenta 50,51 passaggi a partita, il 76% dei quali con esito positivo, a fronte di 37,07 palloni ricevuti in media su 90’. Indirizza 16,23 passaggi in avanti (63,5% riusciti) e ne gioca quasi 10 (9,46) nella trequarti avversaria (portandone a compimento il 60%). Chiude questi dati con 4,94 passaggi in area ogni 90’ (convertiti positivamente con il 47%).

Ma vediamo all’opera con un passaggio chiave (che non si concretizza in un assist) ma rimane emblematico per bellezza del gesto ed utilità della giocata.

Chiama e riceve il passaggio dal compagno alla sua destra…

… controlla la palla con l’esterno destro, ma non gioca di prima il pallone sull’inserimento dell’attaccante nella profondità. Lascia sfilare la palla per un paio di “frame” e …

… si accorge che il compagno sulla sinistra è completamente libero, mentre la punta è in fuorigioco ma impegna il centrale ed il terzino destro

A questo punto è un gioco da ragazzi servire l’ennesimo cioccolatino all’esterno sinistro che, però, sparacchia alto

Un’altra prova di bravura (per certi versi agli antipodi rispetto alla precedente) la offre con una palla in profondità, alla propria punta (Bolasie), in una situazione statica e più arretrata rispetto alla precedente.

Si smarca, chiama e riceve il pallone da destra

Stop di sinistro, si accorge del pressing imminente del centrocampista avversario e – sopratutto – con la testa alta, nota il movimento dell’attaccante (Bolasie)

una frazione di secondo dopo, colpo sotto al pallone, di destro …

… pennellata che arriva dritta dritta sul petto dell’attaccante che cerca la profondità. Anche in questo caso, l’esito, non è dei più felici. Bolasie prova la girata ma la palla finisce sull’esterno della rete

#7 I dribbling

Sempre più stupiti da questo giocatore (e dalla facilità con cui ci siamo privati dei suoi colpi) siamo poi andati a studiare un aspetto secondario del suo gioco, ma di cui ci siamo innamorati e che vorremmo vedere di nuovo sui campi nostrani: il dribbling. Bruno Fernandes gira a quasi 5 dribbling di media su 90’ (4,83) e ne porta a buon fine il 55,7%. Per darvi un’idea, la top3 tra i centrocampisti centrali in Serie A vede: Malinovskiy (8,09 con il 62,7% riusciti), Castrovilli (6,7 con il 62,5%) e Kurtic (6,14 con il 64,13%).

Con questa mappa non vogliamo solo mostrare il numero di dribbling (molto alto rispetto alla media) e/o la percentuale di riuscita degli stessi (anche questa fuori scala) ma, piuttosto, farvi osservare le zone di campo in cui il centrocampista ricorre a questa soluzione. La particolarità di Fernandes, come già scritto a più riprese, è l’eterogeneità di soluzioni e posizioni.

Per farci un’idea di come Bruno Fernandes interpreta questo fondamentale, abbiamo scelto due dribbling particolarmente entusiasmanti, cui abbiamo assistito in questo primo scorcio di stagione. Sono due modi, anche questi, molto differenti per approccio ed esecuzione ma con lo stesso esito, ovviamente positivo.

In possesso di palla, Bruno Fernandes, punta il suo diretto avversario e gli va incontro correndo

In questo caso, il difendente, cerca il modo più rude per intervenire: scivola energica. Il capitano capisce le intenzione e, con un velocissimo elastico, salta in tunnel l’avversario

Conclusa la giocata, il pallone sempre attaccato al piede, può guardarsi intorno per scegliere la soluzione migliore

In questa occasione, invece, riceve il pallone in una zona di campo molto più avanzata e da fermo. Nello stesso istante in cui stoppa il pallone, il suo marcatore arriva di gran carriera

Bruno Fernandes, a questo punto, temporeggia e compie un movimento che sembra voler portare il tunnel all’avversario, così …

… il difensore serra le gambe per evitare di subire la possibile giocata e a questo punto il capitano dello Sporting decide di far passare la palla a destra della gamba del difensore

Conclude la giocata con un ottimo gesto atletico che gli permette di saltare, con slancio e velocità, il diretto avversario. Andrà poi a concludere in porta pur senza riuscire a segnare

#8 L’estetica

Infine, c’è una questione che trascende il campo ma che ci sta molto a cuore nell’ottavo e ultimo motivo per cui ci piacerebbe tantissimo che Bruno Fernandes tornasse a giocare in Italia. Ci piacerebbe poter riabbracciare Bruno per consolarlo e dirgli di non preoccuparsi, che la sua pettinatura degli esordi novaresi è stata solo un brutto sogno.

Niente paura, Bruno. E’ acqua passata. E non devi vergognartene. Tutti abbiamo avuto il nostro periodo di vita funestato dalla post-adolescenza e dalle sue dubbie scelte estetiche. E soprattutto, nessuno di noi all’epoca poteva sapere che da questo brutto anatroccolo somigliante a un incrocio tra Javier Pastore e Kakà sarebbe nato uno splendido cigno che insegna calcio nel più malinconico e indolente dei campionati europei (per non parlare di quell’agrodolce e esistenzialista palcoscenico che è l’Europa League. Santa Europa League, prega per noi). 

Ci piacerebbe che Bruno Fernandes facesse ritorno anche per chiedergli perdono per averlo trattato così male. Torna, Bruno! Ti dobbiamo delle scuse. Non eri tu ad essere troppo compassato e troppo cerebrale per il nostro calcio; eravamo noi che non abbiamo saputo capirti e metterti a tuo agio, che non ti abbiamo lasciato esprimere come volevi e dovevi, confinandoti sulla fascia o peggio, in panchina. Siamo alle porte del mercato invernale, e sebbene non avremmo più l’età per farlo, abbiamo deciso di scrivere la nostra ideale letterina a Babbo Natale, sperando di essere stati abbastanza buoni da venire esauditi. Chissà che sotto l’albero non troviamo un Bruno Fernandes con la maglia di una squadra italiana, pronto a trafiggerci nuovamente il cuore con una saetta da trenta metri sotto l’incrocio dei pali.

[I dati e le statistiche riportati nell’articolo sono tratti dal sito Wyscout.com]

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