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Santa Zlatan

Ah, il Natale.
Diciamocelo: è faticoso, il Natale. Al di là dei regali, dei buoni propositi, dell’atmosfera di festa, è un momento dell’anno in cui l’imprevisto è dietro l’angolo. Può capitare di esagerare a tavola e alzarsi con dolori di stomaco. Oppure ci si trova invischiati in quelle tavolate di centinaia di parenti, con la prozia che non vi vede dal Natale precedente e continua a fissarvi sospirando “Ma come ti sei fatto grande!”, e voi dovete svicolare. E poi ci sono le domande scomode: “Ma la fidanzata non ce l’hai?”, a cui cercare di rispondere con savoir faire che ad oggi non avete ancora una ragazza “fissa” .

Poi, una volta usciti tutti interi da pranzi e cene, arriva il colpo di grazia: il Capodanno. Nel migliore dei casi rimarrete svegli e un po’ brilli fino a mattina. Magari in una discoteca superchic dove si rischia sempre di far arrabbiare il buttafuori pelato per una parola di troppo. E quel vostro zio che si presenta per la Befana e inizia a pontificare su tutto e tutti? Che disastro, queste feste.

Per fortuna che c’è Zlatan Ibrahimovic. Proprio quando le festività natalizie stavano per sopraffarci, il Superuomo venuto dalla Svezia ha deciso di portarci tutti in salvo, distraendoci da questo magma di cene, auguri, regali, tombole, per prenderci per mano e aiutarci a sognare un mondo migliore. Un mondo dove Ibra torna in Italia, a mischiare calcio e arti marziali, a esultare mostrando le vene del collo, a imbruttire i cronisti nella zona mista.

Zlatan, eroe dei due mondi

Malmo, Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, PSG, Manchester United, LA Galaxy.
La storia di Ibra la conosciamo tutti. Conosciamo anche i rumors di mercato e le probabili decisioni. Conosciamo infine pure i suoi numeri, talvolta pazzeschi come i 113 gol in 122 partite negli anni di Parigi. Ma pure le 42 reti in 61 match con il Milan non sono un bottino comune, così come i 52 gol in 56 partite statunitensi, a 38 anni suonati e dopo aver recuperato da un infortunio parecchio problematico come la rottura del legamento crociato anteriore. Insomma, grazie al suo talento e alla sua consapevolezza di sé, Ibrahimovic è prima diventato uno dei migliori calciatori di questo secolo, poi icona ed infine eroe in patria (almeno fino a un certo punto).
A dirla tutta, questo ultimo giro di valzer noi ce lo immaginavamo diverso. Forse pensavamo che dopo l’esperienza statunitense, Ibra avrebbe appeso le scarpe al chiodo. Forse sarebbe ritornato all’entusiasmante Ajax di questi ultimi anni (come sta facendo Huntelaar, anch’esso ex- rossonero). Oppure a casa sua, a Malmo. E invece no, Ibra stupisce ancora, come sempre. Come al solito. Come solo lui sa fare. E siamo fiduciosi che ci farà felici con qualche dono, perché Zlatan ci ha abituato bene.

I numeri europei

Partiamo proprio dall’ultima stagione parigina. Ibra, quell’anno spegneva 35 candeline e la sua posizione in campo era la seguente:

I numeri registravano una “Usage” strepitosa (74,1 di azioni in cui partecipava per 90’ e una percentuale di riuscita del 64,9% delle stesse), più di un gol a partita (1,07 ogni 90’) e quasi un assist ogni due partite (0,41 sempre su 90’) tra Champions League e Ligue 1 (ah, se la Ligue 1 non vi piace, potete ripensarci). Insomma, inutile dire che ci troviamo di fronte ad un giocatore tremendamente importante dal punto di vista offensivo e, oltretutto, incredibilmente efficace: si prendeva meno di 5 tiri a partita (4,81) e ne mandava in porta esattamente la metà. Due tiri e mezzo, in soldoni, valevano un gol.

Le stagioni francesi sono state tra le migliori dello svedese. Quella inglese (perché la seconda stagione è finita ancor prima di iniziare) si è sviluppata lungo numeri dimezzati, in termini offensivi, e ridimensionati per quanto riguarda la “Usage”. Però Ibra era ancora un signore in grado di essere dominante anche a 36 anni in un campionato come la Premier e segnare gol di questo tipo:

Con la squadra statica sulla linea dei difensori, Ibra chiama palla al limite dell’area.

Ibrahimovic riceve il pallone appena dentro l’area e tiene lontano il difensore con il corpo.

Il secondo avversario (il centrale di destra) prova a compiere un raddoppio su Ibra che si sta accentrando.

Lo svedese riesce, con due falcate, a staccarsi dalla doppia marcatura provare la conclusione…

… che si infila sul palo alla sinistra del portiere.

I numeri americani

Nelle due stagioni losangeline, lo svedese ha collezionato numeri di un certo peso, al netto di un contesto sicuramente meno competitivo rispetto ad altri cui era abituato. Nello specifico i tifosi americani, prima che Ibra si congedasse, lo hanno visto segnare 52 gol totali in due stagioni, e collezionare i seguenti numeri per quanto riguarda la fase offensiva:

Di seguito le statistiche relative all’incidenza di Ibrahimovic nelle azioni dei L.A. Galaxy:

Sicuramente un buon bottino, tanto nella quantità che nella qualità.

 

“Are you kidding me?”

Zlatan prende le misure il primo anno, e poi decide di fare quello che gli è sempre riuscito meglio: dominare il campo, anche nei numeri. Lo dimostra la “Usage” che gravita in entrambi gli anni intorno al 70. Si conquista la MLS a suon di gol (soprattutto il secondo anno) e sembra meno altruista degli anni precedenti (o forse i suo compagni meno precisi sotto porta?). Quel che è certo che una “Usage” simile e così poche Azioni Offensive stanno a significare che Ibra non si è limitato ad essere un puro e semplice terminale offensivo, ma si è assunto varie responsabilità di creazione del gioco. Per fare un veloce confronto, Cristiano Ronaldo quest’anno ha una “Usage” di 67,67 azioni medie per 90’, tira 5,50 tiri in media (sempre su 90’), tenta quasi 6 dribbling, riceve 31 passaggi circa a partita e ne prova 35,91. Se pensiamo ai numeri di Ibra, anche se fatti registrare in MLS, possiamo affermare che in un certo senso lo svedese si è dimostrato più “sostenibile” offensivamente, poiché ha avuto bisogno di meno palloni per essere decisivo.

Un confronto tra campionati

Zlatan non ha mai fatto segreto di sentirsi a casa in Italia, e lo ha ribadito anche pochi giorni fa. Ed è difficile trovare molti tifosi che storcerebbero il naso a sapere che lo svedese sta per indossare la loro casacca, a partire da quelli rossoneri che da settimane sono stuzzicati da un possibile ritorno, ma non solo.
Sorge però inevitabile una domanda: come se la caverebbe Ibra di ritorno nella nostra Serie A, in termini di numeri? Come potrebbe inserirsi in un campionato cambiato rispetto a 10 anni fa?

Come operazione preliminare, proviamo a confrontare alcuni dati medi tra la nostra Serie A e la MLS dello scorso anno, tenendo a mente i numeri collezionati da Ibra ed osservati poco fa.

Nelle fasi di gioco offensivo:

Durante la fase difensiva:

Per ultimo, in fase di impostazione:

Possiamo dire che al netto del blasone dei campionati, i numeri medi non sono poi così distanti tra Serie A ed MLS. L’unica “grossa” differenza tra Serie A e MLS, sta nel modo in cui si difende e si pressa (di più e, molto probabilmente, meglio in Italia che in America). Per il resto, invece, i numeri sono molto simili e la nostra sensazione è quella di un Ibra magari un po’ più “sollecitato” dalle difese avversarie, ma che potrebbe fare registrare numeri non così differenti rispetto alla sua ultima campagna nord-americana.
Osservati questi primi numeri, veniamo al dunque, ossia immaginiamoci cosa potrebbe combinare Ibra in questo ultimo giro di valzer nelle due squadre che paiono essere rimaste a contenderselo.

Ne rimarrà soltanto una

Da fine ottobre in poi abbiamo ascoltato di tutto sul futuro di Ibra. Si era parlato di un ritorno in Spagna. C’era chi parlava di Italia. Con il passare delle settimane le piste spagnole sono sfumate. Allora è rimasto solo il Belpaese: un Milan ancora a metà del guado societario, orfano di campioni, vittorie e prestigio internazionale (e pure con il cambio in panchina dopo sole 7 giornate), e un Bologna che ostentava amicizie e legami (vuoi per il presidente statunitense, vuoi per l’allenatore serbo), parevano le due destinazioni più probabili. Nelle ultime settimane, invece, il Bologna ha deciso di defilarsi: “Ibra ha compiuto altre scelte”. Il commissioner della MLS Don Garber ad inizio novembre aveva tuonato che Ibra era in procinto di firmare per il Milan e i giochi sembravano fatti. Salvo poi veder spuntare la pista Napoli, particolarmente calda dopo l’esonero di Carletto Ancelotti ed il subentro da parte di Rino Gattuso. Com’è o come non è, un po’ di Milan di mezzo ci sarà in ogni caso.
In questo preciso istante Ibra non ha ancora preso decisioni ufficiali, e allora cerchiamo di scegliere noi per lui (Prego, Ibra, non c’è di che!). Ipotizzeremo due scenari possibili per quanto riguarda i numeri suoi e di alcuni suoi compagni.

Ibra al nord

Milan. Milano. San Siro (finchè c’è). Dopo due anni di grande amore, troncati dall’arida ragion di Stato (a.k.a. i bilanci in rosso), ecco la possibilità di un ultimo giro di giostra insieme.
La missione è riportare i rossoneri là dove dovrebbero stare: Europa, fronte Champions League.
Tempo a disposizione: 18 mesi (forse).
Il Diavolo ha un reparto attaccanti piuttosto numeroso: Piatek, Leao, Rebic, in ordine di importanza (e di spesa), per quanto riguarda prime e seconde punte. Gli esterni offensivi, invece, sono: Calhanoglu, Suso, Castillejo, Borini. In questa nutrita schiera, Ibra, andrebbe a fare il titolare incontrastato? Abbiamo fatto un rapido sondaggio in redazione, e la risposta è stata “probabilmente sì”.

Immaginiamo che lo svedese accettasse l’offerta contrattuale di cui più si parla: sei mesi più altri dodici, confermati in base alle prestazioni. La prima cosa da fare sarebbe capire come gestire la compresenza di Ibra e di Piatek. Assieme? Piuttosto complicato. Piatek in prestito fino a fine stagione? Forse. Ipotizziamo però che Piatek diventi la riserva di Ibra per sei mesi (anche perché lo svedese potrebbe dover rifiatare qualche minuto in più rispetto a dieci anni fa).
Più che per i numeri, che osserveremo tra poco, per le zone in campo: polacco e svedese gravitano attorno alle stesse zolle.

   

Piatek potrebbe fare quello che faceva Cavani ai tempi di Ibra al PSG? Il polacco non è né Cavani, né tantomeno Icardi: abbiamo già visto che i due centravanti parigini sono unici nel loro genere. Non escludiamo a priori una compresenza tra Ibrahimovic e Piatek (probabilmente solo in alcuni momenti), ma crediamo che se la dirigenza rossonere facesse lo sforzo di riportare Ibra al Milan, sarebbe per dare una scossa offensiva alla squadra. Scossa che non può che passare dalla titolarità dello svedese.
Il modulo impiegato finora di Pioli, inoltre, prevede una sola punta centrale affiancata da due ali: inserire due punte di ruolo significherebbe passare al 4-3-1-2 o simile, ma la rosa del Milan ha dimostrato di non essere strutturata per gestire questo schieramento (Giampaolo docet).
Quindi, attacco a tre e Zlatan al centro. A destra Suso e a sinistra Calhanoglu.
Sarebbe quasi come tornare indietro di quasi una decade: Ibrahimovic, Cassano e Robinho.

Ma di quegli anni, il ricordo più fulgido per i tifosi rossoneri sono probabilmente i 10 gol di Nocerino. Rivedendoli oggi, il merito di quella doppia cifra stagionale non è solamente di Ibra. 
La sensazione che lo svedese riesca comunque a dominare fisicamente e aprire spazi per i centrocampisti a rimorchio trova parecchi riscontri. Ecco un esempio:

L’esterno dei Galaxy, preso in mezzo da quattro difensori, tenta lo scarico per Ibra (#9), al centro dell’attacco.

Ibra accelera e corre verso il pallone…

… e con un sapiente utilizzo del corpo riesce a mandare a vuoto il tentativo di anticipo del centrale difensivo.

A questo punto, controllo immediato con un tocco, testa alta e passaggio filtrante – in mezzo alle gambe dell’altro difensore – per l’esterno offensivo Pavon (#10, ancora fuori dall’inquadratura)

Solo davanti al portiere, Pavon segna e presumibilmente ringrazia.

Se in questa azione ha mandato in porta un giocatore con compiti e posizioni “offensive” (un Suso oppure un Çalhanoglu, per fare un confronto), negli screenshot successivi vedremo come potrà utilizzare la mezzala che si inserisce:

Lancio lungo da centrocampo a cercare lo svedese (fuori inquadratura) e accelerazione – come vedremo in seguito – di Alessandrini (#7).

Ibra lascia rimbalzare il pallone dopo uno scatto e si trova in ottima posizione (con i diretti difensori distanti e la possibilità di calciare) ma si accorge della solitudine del numero 7 che può entrare in area indisturbato, dato che Zlatan attira su di sé tutta la difesa.

Con un gesto atletico rubato al taekwondo, Ibra consegna un pallone che “suona e canta” al centrocampista francese.

Alessandrini, però, non riuscirà a segnare. Sic transit gloria mundi.

Quindi chi sarà il Nocerino (o l’Alessandrini) di turno del Milan 2019/2020?
Se guardiamo la rosa del Milan, il principale indiziato pare essere Giacomo Bonaventura, che della capacità e rapidità di inserimento ha sempre fatto buon uso, assieme ad un livello tecnico che sta già tornando a essere indispensabile per questo Milan.

Ibra al sud

Zlatan è uno che divide, da sempre. Lasciare che si addensi questo alone di mistero circa il suo futuro rientra inevitabilmente nel personaggio. Ma se dovesse andare davvero a Napoli, cosa potrebbe succedere?

Forse sarebbe stato possibile anche con mister Ancelotti. Possiamo comunque scommettere che il suo vice capitano ai tempi d’oro dei rossoneri (Gattuso) una telefonata l’avrà fatta, anche solo per sapere le intenzioni dello svedese. Forse non sarebbe necessario come potrebbe esserlo in casa Milan, ma di certo, per una squadra impegnata su più fronti e con una situazione in classifica meno rosea di quello che avremmo pensato ad inizio anno, Ibrahimovic sarebbe un’aggiunta di qualità e spessore.

Ad oggi, a Napoli, la situazione non è delle più tranquille né intelligibili: Mertens e Callejon sono in scadenza di contratto ed in rotta con la società, il capitano Lorenzo Insigne non è ancora certo della titolarità ma sicuramente vorrà giocare con continuità anche in vista dell’Europeo 2020. I due pezzi da novanta (anche economicamente parlando) Milik e Lozano sono sicuramente giovani e da valorizzare. Infine, c’è il vecchio leone Llorente.

Come si inserirebbe Ibra in tutto questo? Molto difficilmente da titolare. Forse come prima opzione offensiva in alcuni match a ridosso della coppa, e primo sostituto di Milik nelle gerarchie. Sicuramente sarebbe un “upgrade” rispetto a Llorente – che comunque non ha mai sfigurato quando è stato chiamato in causa.
A conferma di ciò, anche la heatmap di Milik ci dice che lui e Ibrahimovic assieme finirebbero per pestarsi i piedi. Diverso il discorso per Hirving Lozano: quella con il messicano ex-PSV, invece, è una sicura complementarietà.

El Chucky non ha avuto fino ad ora l’impatto che ci si poteva aspettare – anche rispetto all’esborso economico del presidente De Laurentiis – ma ha giocato tutto sommato pochi minuti confinato verso l’out di destra.
Quello che abbiamo potuto osservare in Olanda era un giocatore diverso, molto capace sopratutto nel divenire all’occorrenza una seconda punta al servizio di un centravanti come Luuk De Jong (capitano e #9 del PSV).

Qui possiamo notare il pallone che parte dal cerchio di centrocampo – in direzione di De Jong (#9) mentre Lozano (#11) si muove dall’interno verso l’esterno e si porta dietro i due centrali.

A questo punto De Jong si trova libero da marcatura (il terzino che ha alle spalle rinviene troppo tardi) e può servire Lozano…

… che di prima colpisce il pallone e batte il portiere dell’Heerenveen.

Un altro gol tipo cui ci aveva abituato Lozano, con un movimento sempre da seconda punta, è il seguente:

Il terzino, in posizione offensiva, lascia partire un cross basso. In direzione del primo palo corre De Jong marcato da un centrale (da dietro) e l’altro centrale difensivo pronto all’anticipo. Alle spalle del terzino avversario, Lozano (#11).

De Jong, impegnando i due difensori centrali, lascia un buco nel centro dell’area e lascia scorrere il pallone…

…per Hirving, che può segnare a porta vuota dopo aver giocato d’anticipo.

Il Napoli, con i terzini di spinta su cui fa affidamento, crediamo possa diventare terreno fertile per una seconda parte di stagione su livelli più alti, da parte di Lozano. Sopratutto se dovesse arrivare Zlatan.

Ma l’asse Lozano-Ibrahimovic potrebbe non fermarsi qui:

Lozano riceve palla sulla trequarti campo, zona sinistra. Nota la chiamata da parte del solito De Jong e fa partire un cross in mezzo all’area, dove il centravanti stacca sopra a tutti e incorna. Pallone in rete.

Crediamo che queste cose lo svedese sia in grado di farle meglio di chiunque altro.
Se nel Milan i benefici li potrebbero trarre sopratutto i centrocampisti, nel Napoli l’avvento di Ibra potrebbe significare “riacquistare” un Lozano spento e poco inserito nella manovra.
Significherebbe anche qualche riposo in più a Milik e, forse, potersi privare di due giocatori come Mertens e Callejon senza molti ripensamenti.

“Eh però Ibra è vecchio”

E su questo non si discute. Però, tutto sommato, la Serie A è un paese per vecchi:

Bruno Alves (38)
Kolarov (34)
Pandev (36)
Ribery (36)
Cristiano Ronaldo (34)
Palacio (37)
Quagliarella (36)
Llorente (34)

In questo elenco Zlatan non sfigurerebbe, anzi. Sarebbe il valore aggiunto a due squadre che devono ritrovare sé stesse attraverso i singoli (il Milan) oppure attraverso un calcio differente rispetto a quello precedentemente giocato (il Napoli).

Noi non vediamo l’ora di osservare, di nuovo, le magie dello svedese. Che sia con i vecchi colori rossoneri o con il nuovo colore azzurro, non fa molta differenza.
Se proprio Ibra fosse ancora indeciso noi gli suggeriremmo di andare dove c’é il sole. Magari non potrà indossare la #10 (anche se noi saremmo più che pronti a lanciare una petizione) ma il Napoli è ancora in corsa per la Champions, e tutti sappiamo che è uno dei pochi trofei che Ibrahimovic non ha sollevato. Poiché l’anno prossimo per Zlatan saranno 39 candeline (anche se il diretto interessato ha stabilito che può giocare fino a cinquant’anni) come si suol dire in questi casi, ora o mai più.
Che sia Napoli, Milan oppure la pazza idea Monza, la cosa importante è solo una: torna, Zlatan! Saresti il nostro regalo di Natale più bello.

[I dati e le statistiche riportati nell’articolo sono tratti dal sito Wyscout.com]

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