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Sfortuna

“Maledetta sfortuna”. Molti tifosi dell’Inter avranno probabilmente etichettato così la crisi di risultati invernale che anche in questa stagione ha bussato alle porte nerazzurre. Nella vulgata comune, si tratta di un problema strutturale che “va avanti da anni”: col freddo, l’Inter perde partite e punti. Ma è proprio così? Da quanti anni la Benemerita fatica quando le temperature iniziano a calare?

“Maledetta sfortuna”(a dire la verità, “Sfortuna” e basta) è pure il titolo di un disco. Un disco pubblicato una decina di anni fa da cinque ragazzi milanesi pure loro, a cui in redazione si vuole un gran bene. Alla vigilia del derby contro gli ancor più sfortunati (ma per demeriti loro) cugini milanisti, abbiamo pensato di usare le tracce di questo disco per vivisezionare le sciagure invernali interiste. Una diagnosi in sette punti, sette come le canzoni dell’album firmato dai Fine Before You Came. Un album duro, difficile, urlato e – a tratti – triste. Un po’ come l’inverno interista.

1. Lista

“Fai una lista delle cose che non vuoi”.

Nella lista delle cose che una squadra di calcio sicuramente non vuole, ci sentiamo di stabilire che al primo posto ci siano le sconfitte. Più in generale, ci sembra interessante andare a vedere quali sono stati i risultati delle ultime stagioni, o meglio, degli ultimi inverni interisti. Per capire meglio le dinamiche della squadra di Conte, abbiamo deciso di prendere in esame le partite disputate dalla sosta natalizia fino alla prima giornata di febbraio (Coppa Italia compresa).

Agiremo in questo modo anche per quanto riguarda i due anni precedenti (quelli spallettiani, per intendersi) al fine di capire se e quale trend si può individuare. Più indietro non andremo perché, diciamocelo, l’annata di de Boer-Vecchi-Pioli-Vecchi è un unicum a sé stante, e dalle stagioni di Mazzari e Mancini è passato davvero troppo tempo.

Ecco servito il primo anno di Spalletti, datato 2017/2018, nell’intervallo di tempo sopracitato:

Come si può osservare, sono 4 i pareggi ottenuti tra il 5 gennaio ed il 3 febbraio 2018. Il risultato sempre lo stesso (1-1) e tutti i pareggi sono arrivati in Serie A.

Il secondo – e ultimo – anno di Spalletti vide questo record:

Tra il 13 gennaio ed il 3 febbraio 2019, invece, i risultati sono più eterogenei ma molto negativi. L’unica vittoria – con un modesto Benevento – è arrivata in Coppa Italia, come anche il pareggio con la Lazio (che ha sancito l’uscita dalla competizione dopo calci di rigore). Un punto in tre giornate, invece, in campionato.

Questi, invece, i risultati della prima Inter formato Conte:

Questi sono i risultati conseguiti tra il 6 gennaio ed il 2 febbraio. Le vittorie con Cagliari e Fiorentina sono state ottenute in Coppa Italia, mentre gli altri risultati sono stati ottenuti in Serie A.

2. Buio/Appello

“Qua intorno non c’è che buio”

É buio pesto nel gennaio interista. E se, a detta dei FBYC, “è meglio non vedere che cercare invano e non trovare”, crediamo che i tifosi vorrebbero che qualche soluzione tangibile a questo problema invernale si trovasse al più presto. A dire la verità, la dirigenza, grazie ad un mercato sia estivo che invernale di alto livello ha cercato di offrire delle risposte. 

Difatti, nelle ultime tre stagioni (analizzate sopra) le uniche vittorie in Serie A sono arrivate domenica scorsa ad Udine e appena dopo la sosta natalizia (contro un Napoli all’epoca ancora in fase di transizione). Sono 12 i match giocati in tutto dall’Inter nell’ultimo triennio a cavallo tra gennaio e febbraio. Di questi, oltre alle due vittorie appena citate, 8 sono i pareggi e 2 le sconfitte. Su 36 punti disponibili, quelli raccolti dall’inter sono solo 14: meno del 40% dei punti disponibili. Per intenderci, la media punti in questo caso sarebbe di 1,17 punti, una media da squadra da metà classifica più che da scudetto.

Una particolarità davvero interessante, che analizzeremo meglio in seguito, è la tipologia di pareggi. Sugli 8 complessivi, 7 di essi sono passati dal punteggio di 1-1 equamente distribuiti, quattro in casa e tre in trasferta. É un dato singolare e di certo non positivo.

Ulteriore particolarità? La distribuzione degli 1-1 tra casa e trasferta è omogenea e anche il modo in cui arrivano è (quasi) sempre il medesimo: vantaggio interista – sia in casa che in trasferta (tolta la gara con la Roma del 21/01/18 a San Siro) e recupero dell’avversario nel secondo tempo. In sei casi su sette addirittura dopo il 75’, e in due oltre il novantesimo.

Disattenzione? Stanchezza? Sfortuna? Proveremo nelle prossime righe a cercare risposte a queste domande. É certo, però, che il buio in cui si sta muovendo l’Inter quest’anno sembra meno pesto rispetto a quello degli scorsi anni. Per quanto non sia stato un ottimo gennaio, in mezzo a tre pareggi (su sette partite) ci sono addirittura quattro vittorie. Certo è che, se fino a questo momento il cammino con la Juventus era un passo a due, ora questa dicotomia si è persa in favore dell’inserimento della Lazio.

Due delle quattro vittorie di quest’ultimo periodo sono arrivate in Coppa Italia. L’Inter è in semifinale, certo non il traguardo che i tifosi si aspettano, ma sicuramente un po’ di luce rispetto al regno di Spalletti. Se l’uscita dalla Coppa Italia per mano della Lazio (poi vincitrice della coppa) lo scorso anno era arrivata l’ultimo giorno di gennaio ai rigori, l’anno prima all’Inter era andata ancora peggio (ne parliamo al punto 4).

3. Fede

“Vestito da adulto, con fare da adulto”

Se la fede (bianconera) è quella che divide la tifoseria interista da Antonio Conte (allenatore) e Beppe Marotta (dirigente), la fede nel progetto di Suning è quella che unisce tutti quanti. Il mercato estivo/invernale 2019/2020 interista ricalca in maniera quasi pedissequa il mercato bianconero di stampo Marottiano (fino all’acquisto di CR7). Attaccanti di livello, centrocampisti in grado di eseguire in maniera eccellente il lavoro richiesto dall’allenatore ed esterni a tutto campo. In mezzo ci sono anche un paio di sfuriate in conferenza stampa e triangolazioni subdole con i giornalisti, degne del miglior Antonio (quello che salutò tutti a luglio 2014, per intenderci).

La dirigenza interista, a differenza di Agnelli, ha accettato le provocazioni/richieste del pugliese. Per cercare di accontentare il tecnico, Marotta e Zhang hanno pescato nel mare della Premier League. Via Lazaro (arrivato in estate con un bel bagaglio di hype), dentro Ashley Young, tuttofare mancino ex Red Devils. Via Politano, dentro Moses. Ma soprattutto, panchinati definitivamente Borja Valero e Gagliardini e anche in parte il fragile Sensi, ecco spuntare Eriksen. Sulla carta, uno dei migliori acquisti degli ultimi anni in tutta la Serie A. Aspettando il tesoretto del triumvirato della scorsa estate: Nainggolan – Perisic – Icardi.

Fun fact: Odriozola, arrivato al Bayern in questa sessione invernale di calciomercato (via Madrid, sponda Real) ci ha messo pochi giorni per rompere la caviglia, in allenamento, a Perisic. L’Inter ringrazia…

Insomma, un giro di fiducia non indifferente: la dirigenza nerazzurra crede di poter insidiare la Juventus già quest’anno (com’era il detto? Tra i due litiganti il terzo gode. Citofonare Lazio) e si muove come mai aveva fatto prima nel mercato di gennaio per accontentare il proprio allenatore. L’umore dei tifosi, nonostante gli 1-1, è buono e la fiducia verso il binomio ex-Juve è altissima. E se non sarà per quest’anno, sarà sicuramente per il prossimo.

Ma, a proposito di cene da 10€ in ristoranti da 100€, com’è andato il Natale quest’anno rispetto agli scorsi?

4. Natale/Cena

“E adesso che tutto sembra a posto”

Perché se l’inverno inizia il 21 dicembre il freddo, spesso, arriva prima. O meglio, durante i due anni di Spalletti, il freddo è arrivato sempre piuttosto presto.

Il primo anno, dopo un inizio di dicembre piuttosto scoppiettante – il 3 di dicembre 2017 – con una vittoria tonda (5-0) in casa ai danni del Chievo, l’Inter riuscì nell’impresa di pareggiare con la Juventus – poco male, direte voi, giustamente -. Il meglio arrivò di lì a poco: vittoria ai rigori contro il Pordenone (in Coppa Italia), sconfitta 3-1 in casa contro l’Udinese, sconfitta a Sassuolo in trasferta ed, infine, uscita anticipata dalla Coppa Italia; ai supplementari contro i cugini rossoneri (per 1-0). Il riscatto non arrivò neppure dopo il derby perso: pareggio in casa 0-0 contro la Lazio e poi il tragico gennaio elencato all’inizio dell’articolo. Quell’anno, l’Inter, era impegnata solo su due fronti e non aveva nessuna coppa europea.

Il secondo anno sotto la guida di Spalletti, il freddo, se possibile arrivò già a novembre. Inter con un piede e mezzo agli ottavi di Champions League. Il girone certamente non dei più semplici (Barcelona, Tottenham e PSV). Due vittorie e poi – nel doppio confronto ravvicinato con i blaugrana – un pareggio ed una sconfitta (per 2-0 al Camp Nou). Il 28/11/2018 l’Inter arriva a Londra e sa che con un pareggio sarà quasi certamente qualificata. E infatti gioca per il pareggio. Esce con una sconfitta per 0-1. Nel frattempo, in campionato si conta un punto raccolto in due partite (Roma e Juventus come avversari, ci può stare). A quel punto ci si gioca, tra le mura amiche, il dentro-fuori con un PSV già eliminato. Il timore di uscire è palpabile, la sfida però sembra più complicata per i londinesi, impegnati contro il Barcellona. Lozano (futuro in Serie A) in campo e Van Bommel (passato in Serie A, proprio tra le fila dei cugini) in panchina architettano un match perfetto. Gol al 13’ e poi difesa-difesa-difesa. Una sola sbavatura consente ad Icardi il gol del pareggio. Guardacaso, 1-1. Ma è l’unico guizzo. Dall’altra parte il Tottenham acciuffa la qualificazione per i capelli (leitmotiv di tutta l’annata europea che spingerà gli Spurs fino alla finale, ma questa è un’altra storia). Risultato? Inter fuori dalla Champions e ai sedicesimi di Europa League.

Da quel momento in poi, i nerazzurri, incespicano solo contro il Chievo (1-1, aridaje) in casa. Dopo la sosta natalizia, e la vittoria contro il Benevento in Coppa Italia, ecco servito il filotto peggiore dei tre anni presi in esame. Tre partite in campionato, solo un punto ed anche la sconfitta ai rigori contro la Lazio in Coppa Italia.

Poi si allungano le giornate, il freddo si fa meno intenso e l’Inter inizia – più o meno – a riprendere un ritmo da prime della classe. Questo può essere un bene in chiave derby (almeno quest’anno) ma forse sarebbe meglio capire il motivo di questo strazio invernale.

5. Piovono pietre

“Non mi sento al sicuro neanche se mi copro il viso”

Concentriamo ora le nostre attenzioni sui numeri delle partite disputate in campionato tra gennaio e febbraio dai nerazzurri e finite in pareggio e sconfitta. Nei primi due anni che prendiamo in esame (2017/18 e 2018/19), tutte le partite giocate dall’Inter tra gennaio e febbraio si sono concluse con un pari o una sconfitta. Quest’ultimo gennaio, invece, l’Inter ha raccolto “solo” tre pareggi su cinque gare disputate. Per riassumere: su dieci partite, due vittorie, otto pareggi e due sconfitte.

La curiosa costante, come abbiamo già visto, è il risultato di 1-1. Ma quali sono le cifre offensive dell’inter nei 90’ minuti, nel complesso del campionato?

I numeri complessivamente migliori di questa stagione hanno fatto sì che l’Inter potesse uscire dall’ennesimo gennaio complicato con qualche punto in più. Com’è, invece, la media offensiva nelle partite sopracitate?

Come risulta essere chiaro da questo secondo grafico, l’Inter di Spalletti ha sofferto oltremodo il mese di gennaio anche in fase offensiva. La scorsa stagione, addirittura, furono zero i gol segnati in campionato in un mese intero. Con Conte, invece, l’Inter ci ha provato. Sono addirittura di più i tiri tentati rispetto alla media su 90’. Le percentuali di tiri verso lo specchio, invece, sono le seguenti:

La stagione 2018/19 in termini numerici – e soprattutto di efficenza realizzativa – è davvero pessima rispetto alle altre due. Il gennaio è addirittura imbarazzante, da retrocessione: nella scorsa stagione, la media del Frosinone (retrocesso da penultimo in classifica) girò con queste medie in stagione: 11,5 tiri a partita ed il 29,3% nello specchio (la percentuale più bassa di tutta la Lega). L’inter, a gennaio, mise insieme 12 tiri di media e il 22,22% degli stessi in porta. 

Non fu solo l’attacco ad essere sotto accusa in questo periodo nero. Vediamo, in primo luogo, come si è comportata la difesa interista durante il corso di tutte e tre le stagioni di Serie A prese in esame.

Nel gennaio dei tre diversi anni, invece, le situazioni sono peggiorate anche se di poco, come si può notare dal prossimo grafico: 

Paradossalmente la stagione con i risultati peggiori – un punto in tre partite – è il 2018/2019, che vede l’Inter migliore del triennio (in gennaio) dal punto di vista difensivo. L’unico dato in controtendenza rispetto a tutto il resto del trend difensivo è, per l’appunto, sempre il 2018/19: I gol subiti in 90’ scendono (nonostante l’incremento dei tiri subiti) eppure i risultati fatti registrare sono a dir poco pessimi (come ricordato, due sconfitte ed un solo pareggio).

Questo perché il problema più grande, l’Inter, a gennaio, lo ha avuto in attacco. Difatti, solo nelle gare in cui ha segnato 2 o più reti ha vinto. I nerazzuri, pareggio con il Sassuolo a parte, hanno sempre subito un gol. Chiaramente, la differenza tra subire 0,80 gol ogni 90’ e subirne 1 a partita ha un certo valore, passare da segnare 1,5 gol ogni 90’ a non segnare neppure uno su tre partite – come nel caso dell’annata 2018/19 – è un altro. In questo senso è chiaro che la compagine milanese ha avuto molti più problemi in fase offensiva. 

Solo in Inter – Crotone (pareggio per 1-1) la formazione di partenza non era quella titolare. Al posto di icardi giocò Eder titolare (che segnò addirittura di testa su calcio d’angolo prima della mezzora di gioco). Nessun alibi da poter presentare, anzi, per fare un confronto, la vittoria della scorsa settimana ai danni dell’Udinese vedeva l’assenza per squalifica di Lautaro Martinez (titolare inamovibile di questa nuova Inter) e per infortunio di Samir Handanovic.

6. O è un cerchio

“E anche se sto fermo tu non passi mai”

La cosa che più ci ha incuriositi è la quantità davvero incredibile di risultati identici – ed arrivati con la stessa formula. Come in un loop, appunto una sorta di cerchio. Abbiamo già scritto di come tutti questi risultati identici (sette 1-1 su otto pareggi) siano arrivati con l’Inter davanti (per sette volte su otto).

Tre di questi otto dagli sviluppi di un calcio d’angolo, tre su rimpalli fortunosi all’interno dell’area (o addirittura dell’area piccola). Quattro se consideriamo il tiro del pareggio di Nainggolan, da fuori, contro il Cagliari. Il gol della Roma, invece, arriva da un assist di Alisson in collaborazione con l’errore palese di Santon che non intercetta il lancio diretto ad El Shaarawy.

In questa incredibile standardizzazione dei risultati, alcuni numeri si ripetono più di altri: nei sei pareggi con gol in cui l’Inter si trovava in vantaggio, ben il 66,7% delle volte il gol è arrivato nel quarto d’ora finale. Il 50% di questo 67% addirittura oltre il recupero.

Ma quante altre volte l’Inter ha subito gol nel quarto d’ora finale (sempre considerando come range di tempo la prima settimana di febbraio e non oltre)? 

Nel biennio di Spalleti, i gol subiti dall’Inter nell’ultimo quarto d’ora, in totale nella stagione, sono stati 8. Oggi, invece, siamo già a quota sette e manca quasi metà stagione. Probabilmente, se prima di esporre questo dato avessimo chiesto ai tifosi se la squadra sembrava più attenta con Spalletti oppure con Conte, chiunque avrebbe optato per la seconda risposta. Invece fino a questo momento si è dimostrato proprio il contrario.

Occorre però osservare quante volte questi gol sono stati influenti ai fini del risultato. Inseriamo quest’altro filtro alla nostra ricerca e guardiamo quanti di questi gol subiti nell’ultimo quarto d’ora sono arrivati con l’Inter in vantaggio oppure in una situazione di parità. Durante questa annata, sono cinque i gol “influenti” subiti dall’Inter su sette totali, che hanno portato a quattro pareggi ed una sconfitta (contro la Juventus). A questo possiamo aggiungere che 3 di questi cinque gol pesano nel mese di gennaio. Nell’annata 2018/19 furono solo tre (su otto), e nessuno durante il mese di gennaio. L’annata 2017/18, invece, ne vede quattro (su otto) di cui il 50% subiti nel mese di gennaio (i due pareggi con SPAL e Fiorentina).

Se questo loop dei pareggi non spiega tutto, sicuramente ci racconta che i nerazzurri hanno qualche piccolo problema di concentrazione e, sopratutto in questa stagione, fanno fatica a mantenere la porta inviolata nei minuti finali. Del resto sono poco meno di un terzo le partite in cui la difesa interista subisce gol nel quarto d’ora finale. Un dato che, sopratutto nel gennaio stregato, porta ad alcune riflessioni.

7. Vixi

“Ho chiamato i miei insuccessi, sfortuna”

É davvero solo questione di sfortuna? Da queste parti non ci crediamo molto, alla sfortuna. Se andiamo a rivedere i gol, si può notare un mini-campionario di disattenzioni da calci piazzati, errori individuali e sì, a un certo punto anche un po’ di sfortuna in alcuni rimpalli all’interno dell’area.

Ancora più importanti, a nostro avviso, rimangono palesi le difficoltà in fase offensiva nel corso del triennio 2017-2019. Forse, quando in alcuni momenti della stagione, la freschezza viene meno (sopratutto nella metà campo offensiva) converrebbe tentare soluzioni leggermente differenti. Vero è che, rispetto al suo predecessore, Conte è stato in grado di raddrizzare – almeno un po’ – il trend tremendo che abbiamo potuto osservare insieme.

Oltretutto le alternative acquistate nel mercato di riparazione uniscono a qualità ed esperienza, una dose elevata di atletismo (Moses) oppure la provenienza da un campionato che si gioca su ritmi più elevati ed intensi rispetto al nostro (Eriksen e Young). Anche se tutti e tre non più giovanissimi, essi potrebbero determinare un upgrade lungo tutto il prosieguo della stagione volto alla ricerca di quella vetta perduta ormai da anni.

“Senza mai guardare in alto per paura di ammettere di avere paura

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