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Un giovedì da leoni

Sì, bella la Champions, la musichetta, i grandi campioni, gli scontri tra filosofie di gioco eccetera eccetera. Ma diciamocelo: troppo inflazionata. Ogni anno tutti a domandarsi chi vincerà, chi sarà l’Mvp, a quale turno ad eliminazione diretta uscirà la Juve… Insomma, sempre la solita solfa. Poiché qui a Falso Nove facciamo dello snobismo e della tracotanza alcune delle nostre armi più utilizzate, è giunto il momento di occuparci della sorella hipster della coppa dalle grandi orecchie. E’ giunto il momento dell’Europa League.

Ora che sono stati accantonati i gironi – ingiustamente mal sopportati da molti, prima fra tutti la Lazio che è riuscita a farsi cacciare dalla competizione a bastonate pure quest’anno – ora si fa sul serio. Ora cominciano i turni a eliminazione diretta.
Il Power Ranking di questa settimana è tutto focalizzato sul capire quali saranno le contender che passeranno i sedicesimi di finale e – perché no – farvi scommettere (male, anzi, malissimo) le vostre mance natalizie.

#1 Wolverhampton – Espanyol

Il primo sorteggio è stato già un colpo al cuore: i Wolves di Patrick Cutrone da una parte, la seconda squadra di Barcellona dall’altra. Due delle squadre che più hanno dato soddisfazione in questi gironi messe subito una di fronte all’altra.
Difesa a 3 (oppure a 5) sia per Nuno Espirito Santo che per Pablo Machin. Ma questa sfida è un derby mascherato: l’eterna sfida calcistica tra Spagna e Portogallo. Questo perché i “lupi” arancioni sono una delle tante filiali di Jorge Mendes (plenipotenziario agente portoghese) che ha inserito ben 7 portoghesi in campo e l’ottavo in panchina.

Le due squadre hanno superato gironi simili per composizione e grado di difficoltà: dalla parte degli inglesi c’erano Sporting Braga, Besiktas e Slovan Liberec; per gli spagnoli, Ludogorets, Ferençvaros e CSKA Mosca. Wolves secondi ad un punto dal Braga, ed Espanyol primo con tre punti di vantaggio sul Ludogorets secondo classificato. CSKA e Besiktas ultimi (un minuto di silenzio, grazie). In campionato, invece, molto meglio la squadra di Nuno Espirito Santo, ottava forza della premier, rispetto agli spagnoli (addirittura, e un po’ a sorpresa, ultimi nella Liga).
I numeri del girone di Europa League vedono due squadre simili: pochi gol subiti (4 gli spagnoli e 5 gli inglesi, comunque meno di 1 ogni 90’) e tanti gol fatti (12 gli spagnoli e 11 gli inglesi, praticamente 2 a partita).

I bookmaker di Falso Nove pendono dalla parte degli inglesi. La sensazione è che la squadra di casa al Molineux Stadium abbia i mezzi adeguati per passare questo turno. Il tridente Jota – Adama Traorè – Raul Jimenez è davvero d’élite per la competizione, e il centrocampo, con due cervelli che parlano la stessa lingua calcistica e non (i portoghesi Joao Moutinho e Ruben Neves), potrebbe davvero fare la differenza in uno scontro andata/ritorno. Chiedere al Torino per conferma.

#2 Sporting Lisbona – Basaksehir

I leoni portoghesi sfidano una delle sorprese dei gironi. Ebbene sì: i turchi del Basaksehir hanno vinto il girone che vedeva la Roma (unica superstite italiana per quanto riguarda l’Europa League “pura”), il ‘Gladbach ed il Wolfsberger. Dall’altra parte, invece, lo Sporting ha avuto la peggio con il LASK ma ha superato la concorrenza di due storiche compagini europee: PSV e Rosenborg.

I turchi, allenati da Buruk Okan (ex Inter ai tempi di Cuper e ora maestro di eleganza post-sovietica) utilizzano esclusivamente la difesa a 4 ma sono in grado di giocare più coperti con il 4-1-4-1 (modulo che prediligono) oppure più offensivi, con il 4-3-3. I portoghesi, che hanno avuto una successione di tre figure come allenatori, ad oggi sono condotti da Silas che gioca, anch’esso con la difesa a 4 e i due moduli che alterna sono esattamente gli stessi di Okan.

Se lo Sporting, a fronte di una difesa non proprio impeccabile (7 gol subiti) può vantare ottimi numeri offensivi, non si può dire lo stesso per quanto riguarda la squadra di Istanbul: sono solo 7 i gol segnati, a fronte di 9 gol subiti. Sono numeri controproducenti quelli dei turchi che però hanno dato loro la possibilità di classificarsi come primi del girone. Che bellezza l’Europa League!

Noi da che parte stiamo? Se lo Sporting riuscisse a tenere Bruno Fernandes fino ad agosto, noi sappiamo per chi fare il tifo fino alla finale. Se invece così non fosse il nostro pronostico vede favoriti dal nostro cuore i turchi (avete idea di un tridente offensivo composto da Robinho, Elia e Demba Ba?). Da tenere d’occhio sicuramente Enzo Crivelli, punta interessante classe ’95 della squadra di Istanbul. I portoghesi, invece, con la coppia Jesè – Vietto si assicurano grande qualità.

#3 Getafe – Ajax

Una sfida che a un primo sguardo parrebbe dall’esito già scontato: dopo la drammatica semifinale dello scorso anno in Champions League e la sorprendente eliminazione ai gironi appena subìta, c’è da credere che i Lancieri possano volersi mangiare l’Europa League in un solo boccone. E ne avrebbero tutti i mezzi.
D’altronde, come può non vincere in carrozza una squadra che mette insieme Ziyech, Tadic, Promes e David Neres in attacco, a cui affianca Van De Beek, Mazraoui, Veltman, Tagliafico… in pratica quasi tutti gli effettivi che l’anno scorso hanno mandato al bar la Juve? Non ce ne voglia il Getafe, ma da queste parti l’Ajax rimane tra le preferite in assoluto, specie se confrontata al resto delle sfidanti di Europa League.

Statisticamente parlando, la squadra olandese arriva direttamente dal piano superiore e quindi non possiamo ancora valutarla. Parliamo dunque del Getafe, che peraltro sta disputando un signor campionato di Liga, dove attualmente è al sesto posto. La squadra spagnola è piuttosto sicura in fase fase difensiva (0,67 gol subiti ogni 90’): in tre occasioni su sei ha chiuso la gara con la rete inviolata. Possiamo dire anche che non segna moltissimo (sono solo 1,33 i gol a partita); 11,67 i tiri effettuati mentre solo 6,17 i tiri subiti.

Potrebbe essere la gara dell’attacco (l’Ajax) oppure la sfida della difesa (il Getafe). Quello che è certo, da qui uscirà sicuramente una pretendente al titolo dell’Europa League.

#4 BAYER Leverkusen – Porto

Questa è una di quelle sfide che un po’ ci piange il cuore. Due compagini così suggestive che, per quanto sia bello vedere una contro l’altra, ci causeranno un po’ di malinconia perché una delle due dovrà salutare la competizione.

I tedeschi, allenati dall’olandese Bosz, arrivano dalla Champions, più precisamente terzi nel girone con Juventus, Atletico Madrid e Lokomotiv Mosca. Il porto, allenato da Conceiçao, si è qualificato come primo della classe in un girone con Rangers, Young Boys e Feyenoord. Le “aspirine” sono una squadra assolutamente farcita di talento e se dovessimo trovarci a scommettere un euro sulla vincitrice della doppia sfida, probabilmente lo punteremo sui rossoneri: Havertz su tutti ma anche Paulinho, Bailey, Dragovic e Tah, solo per citarne alcuni, compongono una squadra più talentosa del Porto.

Il Porto in questa Europa League ha girato con numeri tutt’altro che impressionanti: 1,33 sono i gol segnati ogni 90’ mentre 1,5 i gol subiti. 10,83 i tiri tentati, 9 quelli subiti. In due occasioni non sono riusciti segnare (tutte e due le volte fuori casa e tutte due le volte sono arrivate delle sconfitte). Nonostante questo, i portoghesi sono passati come primi in questo girone.

Se la fortuna aiuta gli audaci, possiamo dire che il Porto smentisce il detto, non essendo stato granché propositivo, numeri alla mano. Vedremo se basterà contro i freneticissimi tedeschi.

#5 Copenaghen – Celtic

Per simpatia e qualità dei singoli, il Celtic; per amore del calcio scandinavo, il Copenaghen. Anche in questo caso siamo combattuti. Gli scozzesi, vittoriosi nel girone con Lazio, Club (secondo classificato) e Rennes. I danesi, invece, hanno perso la sfida per la prima posizione del girone nel derby scandinavo contro il Malmoe ma si sono piazzati davanti a Dinamo Kiev e Lugano.

Le due compagini sembrano distanti anni luce se andiamo ad osservare le due rose: i quadrifogli hanno un’età media più bassa (circa 25 anni) e molti dei titolari sono addirittura Under23. Ayer, Ntcham ed Edouard sono i tre giocatori (uno per reparto) con più hype. Dall’altra parte, invece, il solo Victor Nelsson può essere paragonabile, in quanto ad aspettative, ai tre sopracitati.

Entrambi gli allenatori prediligono schierare la difesa a 4, ma se i danesi non vanno più in là del più classico dei 4-4-2, gli scozzesi utilizzano due giocatori bassi a centrocampo, tre mezzepunte e una punta centrale.

Il divario tra le due squadre sembra davvero ampio. I danesi, oltretutto hanno dovuto vincere nelle qualificazioni contro il Riga per qualificarsi al girone di Europa League. I gol segnati dal Celtic sono 2 ogni 90’, quelli subiti invece sono 0,88. I numeri cambiano radicalmente guardando il Copenaghen: 1 gol a partita (ma c’è da contare il doppio confronto con il Riga in cui hanno segnato 3 gol in due partite) e ne subiscono 0,75 (con il Riga 2 gol subiti in 2 partite). In definitiva i danesi hanno segnato 5 gol e ne hanno subiti 4 durante le 6 partite del girone.
Insomma, il Celtic dovrebbe avere vita facile. Ma questa è l’Europa League, e non si può dare nulla per scontato.

#6 Apoel Nicosia – Basilea

Svizzera contro Cipro: è per sfide improbabili come questa che dobbiamo dire grazie all’Europa League. L’Apoel allenato da Tomas Doll cercherà di imporsi contro la squadra di Marcel Koller. Gli svizzeri, primi nel girone composto da: Getafe, Krasnodar e Trabzonspor sono stati capaci di segnare 12 i gol e subirne solo 4.
I ciprioti, invece, sono riusciti a strappare la qualificazione piazzandosi davanti a Qarabag e Dudelange, mentre nulla hanno potuto contro un Siviglia assolutamente dominante.

Anche queso esito ci sembra abbastanza scontato, con gli svizzeri che oltre ad avere due conoscenze del calcio italiano (Widmer e Kuzmanovic) hanno un bel mix di giovani di talento e di giocatori d’esperienza: da una parte Zhegrova e Cabral, dall’altra i due sopracitati “italiani” ma anche Van Wolfswinkel e Stocker. Diversamente l’Apoel ha sì una rosa d’esperienza, ma “talento” non è il primo vocabolo che ci viene in mente quando pensiamo ai ciprioti.

Nonostante i numeri molto simili (sopratutto per quanto riguarda i tiri fatti e subiti) che potrebbero far presagire una gara molto combattuta, segnaliamo che i gol a partita segnati dal Basilea sono addirittura 2, mentre quelli dell’Apoel sono 1,42; quelli subiti dagli svizzeri sono 0,67 mentre i ciprioti ne hanno subito 1 ogni 90’.

L’Europa League è sempre stata in grado di consegnarci sorprese. Questo è una di quelle sfide che crediamo possa essere sinonimo di grande equilibrio. Diciamo Basilea, ma solo per la qualità di alcuni singoli.

#7 Cluj – Siviglia

I padroni indiscussi dell’Europa League sfidano la squadra che ha eliminato, di fatto, la Lazio dalla competizione europea. Il Siviglia ha dominato il proprio girone (non propriamente di ferro) segnando 14 reti (più di due a partita) e subendone solo 4 (meno di 1 a partita).  Dal canto suo, il Cluj, è riuscito nell’impresa di passare con 12 punti, segnando 1 gol a partita (per un totale di 6) e subendo 4 reti totali. Prima dell’ultima sfida – vinta per 2-0 contro il Celtic – il Cluj aveva 9 punti conquistati segnando 4 gol e subendone altrettanti. Che bellezza l’Europa League … lo abbiamo già scritto?

Sfida a senso unico? Sì!
Petrescu contro Lopetegui sarà una sfida amarcord ma impari. Il Sevilla ha una rosa di un livello nettamente superiore ed una tradizione importante. Il Cluj no. Da un parte: Koundè, Sergi Gomez, Reguilon, Carrico, Torres, Banega, Vazquez, Lopes, Ocampos, Dabbur, Chicharito Hernandez, De Jong. Dall’altra, il giocatore più rappresentativo è… Tucudean.

Ci spiace per i romeni, ma crediamo che questo sfida sia assolutamente a senso unico, e i numeri sono qui solo per confermare questa nostra sensazione.

Come non bastasse, il Cluj concede più del 60% di possesso palla all’avversario, il Siviglia se ne prende più del 70%. I gol segnati, su 90’, dagli spagnoli sono 2,33, quelli subiti solo 0,5 a partita. Il Cluj invece non va oltre al gol a partita, ma dalla sua può contare su una difesa abbastanza attenta (0,67 sono i gol subiti durante un match, dai romeni). Insomma, probabilmente sarà predominio territoriale e tranquilla vittoria da parte del Siviglia, ma il risultato finale potrebbe non essere tremendamente netto.

Nota a margine: l’Europa League è la competizione del Siviglia. In campionato, i biancorossi segnano 1,24 gol a partita (e ne subiscono 1) tirando 13,18 volte in porta. Subiscono 9 tiri ed il possesso palla è “solo” del 55,5% ed i passaggi sono 500 ogni 90’. Altri numeri rispetto alla competizione europea di cui vanno più ghiotti.

#8 Olympiacos – Arsenal

Una sfida che, ad oggi, risulta abbastanza inintelligibile. L’Olympiacos arriva dal piano superiore: il girone era parecchio complicato (Bayern, Tottenham e Stella Rossa). L’Arsenal, dal canto suo, con i tifosi che da anni ormai inneggiano all’#allenatorediturnoOut, hanno scaricato Emery ed hanno “assunto” Freddie Ljungberg per un momento di transizione. Ora ci sarà Mikel Arteta, che il City ha deciso di liberare. Nel frattempo la “cavalcata” verso i sedicesimi è stata piuttosto burrascosa. Primo posto conquistato con 11 punti contro Eintracht di Francoforte, Standard Liegi e Vitoria Guimaraes. Le ultime tre gare: pareggio – sconfitta – pareggio.

Il raffronto numerico è impossibile tra Europa League e Champions League. Possiamo dire che l’Arsenal, durante il girone, ha segnato 14 gol e ne ha subiti 7. Nelle prime due gare (in un momento più sereno), due clean sheet e rispettivamente 3-0 all’Eintracht e 4-0 al Liegi. Poi 3-2 al Vitoria, e successivamente i pareggi e le sconfitte.
Come al solito, sopratutto in Europa League, per i londinesi vale il mantra “spazio ai giovani”. Allora vi consigliamo di puntare forte su Saka e Martinelli. Per l’Olympiacos, invece, crediamo ciecamente che Ruben Semedo sia un terzino interessante, e poi c’é Lazar Markovic: un giovanissimo classe 2000, difensore centrale, che ancora non ha giocato in prima squadra ma che reputiamo futuribile e di cui aspettiamo con impazienza l’esordio.

Crediamo che se Arteta riuscirà a portare tranquillità e qualche primo risultato incoraggiante, l’Arsenal potrà battere gli avversari greci. Altrimenti la sfida si rivelerà assai combattuta.

#9 AZ Alkmaar – LASK

La sorpresa LASK (ex-squadra di Linz) è la vera rivelazione di questi gironi europei. L’ AZ è da anni nelle prime posizioni in Eredivisie e – quando vi partecipa – nelle coppe europee, ma sopratutto è molto presente, grazie ai suoi straordinari giovani, sui taccuini degli scout di mezza Europa.

Il LASK h sbaragliato la concorrenza in un girone che dire di ferro, forse, è poco: Sporting Lisbona, PSV, Rosenborg. Com’è, come non è, gli austriaci si sono piazzati primi con 13 punti.
Anche il girone dell’AZ non era dei migliori: Manchester United, Partizan ed Astana. Gli olandesi sono arrivati secondi con 9 punti conquistati tramite due vittorie, tre pareggi ed una sola sconfitta (4-0 contro lo United).

L’AZ è una fucina di talenti che fa della linea giovane il suo punto di forza. Non che i 25 anni di media dei componenti del LASK siano molti, ma i 23 anni di media dei giocatori olandesi sono notevoli. Anche per questo motivo non vediamo una favorita che spicca sull’altra. Sulla carta, l’AZ è più attrezzato, ma allo stesso tempo gli austriaci ci hanno stupito e, perché no, potrebbero continuare a farlo (ormai da qualche anno, sottovalutare il movimento calcistico austriaco pare essere un errore).

Siete liberi di scegliere voi, dopo aver letto i numeri. Noi ci teniamo a dire che per quanto riguarda l’AZ così tanti giovani interessanti non li vedevamo da tempo (e pure i risultati in campionato lo dimostrano). Anche il LASK, dal canto suo, sta dando battaglia ad un Salisburgo meno totalitario del solito.

L’AZ ha dovuto disputare un turno preliminare per accedere ai gironi, ma ha collezionato 2,25 gol segnati ogni 90’, a fronte di soli 0,83 gol subiti a partita. Gli austriaci, invece, segnano meno (1,83) ma subiscono meno (0,67). É forse questa una delle sfide più equilibrate cui ci troveremo di fronte.

#10 Club Brugge – Manchester United

De Gea, Maguire, Shaw, Pogba, Lingard, Rashford, Martial: può bastare? Sì, sopratutto perché il sorteggio è stato clemente con i Red Devils, nonostante i belgi scendano direttamente dalla Champions: 3 punti conquistati con 3 pareggi in 6 partite. Pareggi conquistati contro il Galatasaray (andata e ritorno) e contro il Real Madrid (2-2 all’andata e rimonta subita da parte delle merengues proprio nelle battute finali del ritorno).

Anche rispetto a questi risultati, siamo fiduciosi che il Manchester United possa avere tutte le possibilità di passare il turno, se non agevolmente, quantomeno con pochi grattacapi. Anche se, storicamente, le squadre belghe sono sempre meno facili d’affrontare rispetto a ciò che potrebbe sembrare. E soprattutto, questo Manchester United sa complicarsi benissimo la vita da solo.

Quindi? Se poco possono interessare i numeri di un Club Brugge impegnato in Champions contro PSG, Real e Galatasaray, più stimolanti possono essere i numeri dello United. La squadra allenata da Ole Gunnar Solskjaer ha vinto quattro partite, ne pareggiata una (0-0 contro l’AZ) e ha perso la penultima in casa dei Kazaki dell’Astana (2-1). Su sei match, in cinque occasioni la porta di De Gea è rimasta inviolata. 2 gol in 6 partite, proprio come il PSG in Champions. Squadra conservativa, dunque, sopratutto perché solo due volte ha segnato più di un gol (3-0 contro il Partizan e 4-0 contro l’AZ. Vittorie arrivate, entrambe, in casa). Tira 13,5 volte di media verso la porta avversaria (in maniera non proprio impeccabile: 32,1% i tiri che vanno all’interno dello specchio), mentre subisce 9,17 tiri (ma gli avversari riescono a centrare la porta solo il 25,4% delle volte). 601 sono i passaggi effettuati nei 90’ (con il 60% di possesso palla medio) mentre 398 sono i passaggi subiti.

Pensiamo che lo United sia una delle candidate alla vittoria di questa edizione, quindi questa sfida pende dalla parte degli inglesi. Ma, vista la predisposizione allo psicodramma dei Red Devils mostrata negli ultimi anni, mai dire mai.

#11 Ludogorets – Inter

Finalmente la prima italiana, anche se in molti si aspettavano la compagine milanese all’interno degli ottavi di Champions. E invece a finirci sono stati gli altri nerazzurri di Bergamo (che, ironia della sorte, hanno giocato a San Siro). 
La squadra di Conte, affronterà i bulgari del Ludogorets, usciti da un girone abbordabile (Espanyol, CSKA Mosca e Ferencvaros) senza infamia e senza lode: 8 punti conquistati (uno in più degli ungheresi, terzi) 10 gol fatti e 10 gol subiti. 2 pareggi, 2 vittorie e 2 sconfitte.

Potremmo fermarci qui perché, nonostante le sirene europee (ed i detrattori del tecnico pugliese che sostengono che il suo “trecinquedue” in Europa non funzioni) crediamo che questo primo turno sarà abbastanza agevole per l’Inter di Conte. I bulgari non sono né particolarmente di talento, né particolarmente d’esperienza. E anche la tradizione non è dalla loro parte. Attenti solo a Biton, centrocampista di cui si potrebbe sentire parlare nei prossimi anni.

La squadra di Conte (sopratutto se dovesse acquistare un paio di tasselli mancanti nel mercato di gennaio) ha tutte le possibilità di accedere agli ottavi senza troppi pensieri o sforzi. Ci spingiamo un po’ più in là, dicendo anche che potrebbe – forse – essere nella top4 di questa Europa League assieme ad Ajax, Manchester United e…?
Ditecelo voi.

#12 Eintracht Francoforte – RB Salisburgo

Da sempre, Germania – Austria è un derby. La rivelazione dello scorso anno (se parliamo di Europa League) contro la rivelazione tedesca del quinquennio appena passato. Questo e molto altro nello scontro cui assisteremo tra Eintracht e Salisburgo.

Partiamo dagli austriaci: Minamino ha già fatto le valigie, Haaland (molto probabilmente) le sta chiudendo. Il giapponese direzione Liverpool, l’anglo-norvegese se lo chiedono tutti.
Ma quindi la RedBull Salisburgo è spacciata? Certo che no, ci sono ad esempio Data, Koita e Hwang. Niente paura. Ci sarebbe anche Szoboszlai (classico scioglilingua ungherese) e qualche innesto nel mercato di riparazione ce lo aspettiamo. Magari proprio per fare un ulteriore salto di qualità europeo. Certo che chiudere il girone con Genk, Liverpool, Napoli a 7 punti, pareggiando 1-1 al San Paolo e rischiando di pareggiare 3-3 ad Anfield non è cosa da tutti.

L’Eintracht, dal canto suo, ha dovuto affrontare un Arsenal non sempre al top, i belgi dello Standard Liegi ed il Vitoria Guimaraes. Hanno conquistato 9 punti vincendo 3 partite e perdendo altrettante. Si sono fermati a -2 dalla vetta, hanno battuto una volta tutte, e con tutte hanno perso una volta. I successi: 2 volte fuori casa e solo 1 vittoria tra le mura amiche. In campionato, invece, procedono a passo lento (si trovano, all’incirca, a metà classifica). Persi Jovic e Rebic, i tedeschi li hanno sostituiti con Andrè Silva (scambio di prestiti con il Milan) e con il giovane di belle speranze Joveljic (che ad oggi ha disputato solo 12’ in campionato). Si affidano, per ora, ai gol di Gonçalo Paciencia, portoghese in orbita nazionale.

I numeri delle qualificazione (un turno con Flora, due con Vaduz e Strasburgo) e del girone di coppa, in breve: 1,73 i gol segnati, 1,09 quelli subiti. 15,55 i tiri tentati, 9,36 quelli subiti. 57,6% di possesso palla e 467 i passaggi tentati nei 90’, 325 quelli subiti. Un solo clean sheet durante le 6 partite del girone e sempre almeno un gol subito.
La nostra personale sensazione vede avvantaggiati gli austriaci, al netto delle cessioni.

#13 Shakhtar donetsk- Benfica

Sfida di livello europeo dal sapore un po’ retrò che fa bene a questa Europa League.
La lingua comune è il portoghese, l’obiettivo è il bel gioco, le difese scricchiolano (13 gol subiti dallo Shakhtar, 11 quelli incassati dal Benifca), gli attacchi, sopratutto quello dei portoghesi, girano a pieno ritmo ed è la sfida da cui ci aspettiamo più spettacolo, più giocate.

Entrambe le compagini arrivano dopo la retrocessione dalla Champions League. Entrambe hanno avuto un girone complicato ma non impossibile. Onestamente più difficoltoso quello degli ucraini (City, Atalanta, Dinamo Zagabria) rispetto a quello dei portoghesi (Lipsia, Lione, Zenit). Ai “punti” vince il Benfica: 7 a 6, entrambe comunque sono arrivate ad un punto dalla qualificazione agli ottavi di Champions. Possiamo dunque provare a confrontare le due squadre in base al cammino nella coppa “dei grandi”. Una vittoria, tre pareggi e due sconfitte per gli ucraini; due vittorie, un pareggio e tre sconfitte per i portoghesi. 10 gol fatti per il Benfica, 8 per lo Shakhtar che però ha incassato 13 reti (11, invece, per la squadra di Lisbona).

Lo ammettiamo, abbiamo un debole per il Benfica: nonostante la cessione più importante di sempre effettuata nel mercato estivo (Joao Felix) molti pezzi pregiati rimangono ancora ai servigi di Bruno Lage. Ruben Dias, Alex Grimaldo, i tre Tavares (Tomas, Nuno e David), Gedson Fernandes, Florentino, Vinicius e Jota. Sono tante, in potenza, le stelle che il Benfica può permettersi di schierare. Potrebbe addirittura puntare al double col campionato perché la nostra quarta scelta nella top4 è proprio la squadra delle aquile.

I minatori di Donetsk, invece, uniscono la classe brasiliana alla concretezza ucraina. C’è anche una certa dose di esperienza: Dentinho, Taison, Junior Moraes, Marlos, Konoplyanka, Stepanenko ed Ismaily sono tutti over 30 e sono anche i giocatori ad oggi più performanti nelle fila della squadra di Donetsk. Noi puntiamo forte su Salomon (centrocampista classe ’99). Ah, il loro allenatore si chiama Luis Castro e, manco farlo apposta, è portoghese ed ha anche un passato nel Porto. Quando si dice derby!

Dire che sono due squadre simili è dire poco, prevediamo un incontro spettacolare e molto combattuto. Dovessimo giocarci due euro, li punteremmo sui portoghesi.

#14 Wolfsburg – Malmoe

Sfida dal sapore nordico. Due squadre che hanno chiuso il girone con gli stessi punti ma in posizioni diverse. Che hanno numeri simili e la stessa idea di gioco. Tre difensori (o 5, all’occorrenza) e, per i tedeschi, quasi sempre 3 attaccanti (con il più classico dei 3-4-3) mentre per gli svedesi si passa, più spesso, attraverso i 5 di centrocampo e 2 uomini offensivi.
Non c’è molto altro da segnalare rispetto ai singoli: Schlager (ex RedBull Salisburgo) e Brekalo per i tedeschi. Rosenberg, capocannoniere per gli svedesi in Europa League (3 gol in 6 presenze).

Le statistiche ci dicono che l’equilibrio potrebbe farla da padrone:

Come si può notare i numeri tra le due squadre non sono poi così differenti e, soprattuto quelli difensivi sono a favore degli svedesi. Il Wolfsburg durante le sei partite di Europa League, ha segnato 1,5 gol e ne ha subiti 1,17 nel corso dei 90’. Il Malmoe (che ha giocato anche un turno preliminare) segna 2 gol ogni 90’ e ne incassa solo 1. É riuscito, oltretutto, per due volte in sei partite ad uscire dal campo senza subire reti e solo nel match con la Dinamo ne ha incassata più di una. Anche il Wolfsburg è riuscito per due volte a tenere la propria porta inviolata e, come gli avversari svedesi, ha incassato più di una rete solo in un’occasione.

Insomma, ad oggi, 55% di vittoria per i tedeschi e 45% per gli svedesi, in un match che a differenza di quello appena sopra (Shakhtar – Benfica) promette pochi gol e poco spettacolo ma lo stesso grado di dubbio per quanto concerne il risultato finale ed il passaggio del turno.

#15 Roma – Gent

La seconda (e ultima) squadra italiana a passare il turno – come seconda nel girone – è la squadra della capitale che veste giallorosso. Il girone della squadra capitolina sembrava uno di quelli più soft con l’unico vero ostacolo rappresentato dai tedeschi del Borussia Moenchengladbach. Risultato: tedeschi eliminati e grande bagarre con 4 squadre in 5 punti. L’ha spuntata la Roma dietro ai sovranisti turchi del Basaksehir.

I belgi del Gent, invece, hanno preso la testa del girone fin da subito e non l’hanno più lasciata. Gli indiani biancazzurri sono – assieme al Braga – l’unica squadra imbattuta del torneo: 3 vittorie e 3 pareggi. Sulla carta, sopratutto osservando la rosa, potrebbe sembrare una sfida abbastanza abbordabile per la Roma che, tra mercato di riparazione e tempo a disposizione, arriverà alla sfida – si spera – con una rosa non più ai minimi termini.

Il Gent non è oggettivamente tra le squadre con più talento del panorama calcistico belga. Due nomi, però, spiccano su tutti: il centrocampista offensivo Jonathan David (classe 2000, from Brooklyn, New York) e la punta ucraina classe ’95 Yaremchuk. Basteranno questi due ad impensierire la Roma? Crediamo di no. Nonostante la partenza un po’ in sordina, gli uomini di Fonseca hanno tutti gli strumenti necessari per fronteggiare la sfida.

Se della Roma sappiamo molto, è bene capire, prima di confrontare alcune stats di base, come gioca la squadra agli ordini di Jess Thorup: 4-3-1-2 con David alle spalle di Yaremchuk e Depoitre. Sicuramente, con più di 2 gol a partita fatti (2,08) e più di 1 subito (1,25) nelle 8 partite europee disputate quest’anno (2 preliminare contro il Rijeka e le 6 del girone) hanno qualche freccia al loro arco offensivo.

Minaccia che crediamo la Roma, con il suo reparto difensivo al completo (e tutti i centrocampisti al posto giusto), possa essere in grado di fronteggiare egregiamente.

#16 Rangers – Sporting Braga

L’ultima sfida vede due squadre che, ancora una volta, potrebbero stupire. Due outsider si scontrano e potrebbe essere un duello all’ultimo sangue. Da una parte il Braga è la squadra migliore di questo inizio di Europa League: senza sconfitte, 4 vittorie e 2 pareggi nei primi 6 match della competizione. Dall’altra parte ci sono gli scozzesi che, dietro ad un’altra squadra portoghese – il Porto – si sono qualificati come secondi nel girone.
Destino molto differente nel campionato nazionale per le due compagini: da una parte il Braga stenta a decollare ed è arenata nelle zone medio-basse della classifica, mentre i Rangers sono saldamente al secondo posto.

In panchina, invece, stessa sorte per le due squadre: due ex calciatori. Uno è un centrocampista di fama internazionale (Steven Gerrard) l’altro è un attaccante meno conosciuto (Sà Pinto). L’approccio tattico dei due è il medesimo: difesa a 4 e in avanti, indifferentemente, uno schieramento più offensivo (con 3 punte) oppure più “morigerato” ( una o due punte, a seconda dell’avversario). Entrambe le squadre, oltretutto, hanno dovuto affrontare un turno preliminare: il Braga ha escluso lo Spartak Mosca vincendo sia all’andata che al ritorno (1-0 e 2-1) mentre i Rangers hanno fatto fuori il Legia Varsavia tramite un pareggio ed una vittoria (0-0 e 1-0).
E quindi? Si preannuncia una bella sfida. Il girone del Braga era composta dagli inglesi del Wolverhampton, dallo Slogan di Bratislava e dal Besiktas; i Rangers, invece, hanno dovuto affrontare Porto, Young Boys e Feyenoord (9 punti guadagnati con 2 vittorie, 3 pareggi ed una sola sconfitta).

Non ci resta che dare uno sguardo ai numeri, e forse provare a scommettere 50 centesimi sul passaggio del turno da parte degli scozzesi, se non altro perché il capocannoniere della competizione, ad oggi, gioca proprio nelle fila dei Rangers: Alfredo Morelos, colombiano classe ’96, soprannominato “El bufalo”. Vi raccomandiamo di tenerlo d’occhio.

Anche in questo caso, ci freghiamo le mani e che vinca il migliore.

Ora che abbiamo elencato tutti e sedici gli scontri della nostra competizione europea preferita, non ci resta che darvi appuntamento al prossimo Power Ranking di Europa League, per aggiornare le statistiche agli ottavi e vedere se, almeno un po’, ci abbiamo preso.

© 2020 FalsoNove

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